Acetato di cromo (III)
Un lettore mi ha chiesto chiarimenti sulla sintesi di questo sale. Poichè l'argomento potrebbe interessare anche altri frequentatori del forum, ho pensato di condividere le mie osservazioni.

Solitamente si parte dal bicromato di K e, dopo averlo ridotto a trivalente con etanolo o SO2, lo si converte ad idrossido che poi si salifica con acido acetico. La principale difficoltà risiede nella  filtrazione dell'idrossido di cromo, vista l'estrema facilità che ha questa sostanza nell'occludere i pori del mezzo filtrante. Come se non bastasse, la presenza del catione K+ è assai difficile da rimuovere per semplice lavaggio del precipitato.

Se si vuole fare un lavoro serio e ottenere un prodotto puro non c'è che una via e questa non passa attraverso alcun bicromato.
Si parte dal cloruro cromico di formula [Cr(H2O)6]Cl3 (quello di colore blu grigiastro). Purtroppo la preparazione di quest'ultimo non è alla portata di un home lab perchè è richiesto l'impiego di HCl gassoso. Quindi o lo si compra oppure niente da fare.
Dalla sua soluzione acquosa si precipita l'idrossido mediante NH4OH. Il precipitato decanta con facilità, ma per separarlo occorre centrifugare, lavando più volte il residuo con acqua fino a scomparsa del cloruro di ammonio nel filtrato.
Non vi venga in mente di usare il cloruro isomero trans [CrCl2(H2O)4]Cl*2H2O di colore verde. otterreste un idrossido che è insolubile in acido acetico.
Una volta ottenuto l'idrossido, questi, ancora umido, viene trattato con un eccesso di acido acetico e lasciato cristallizzare. Dopo alcune ore si separano i cristalli dell'acetato di colore violetto, di formula [Cr(H2O)6](CH3COO)3.

saluti
Mario

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