Biglietti per imbecilli
Quando ero alle medie tutto filava per il meglio ed ero chiamato a mia insaputa lo “studioso di merda”, biglietti e bigliettini non mi servivano e la mia totale incapacità nel suggerire sommata alla mia orripilante e minuta scrittura era causa di disagio per tutti i miei compagni di classe che tentavano inutilmente di copiare da me.
Poi sono arrivate le superiori, han cominciato a chiamarmi il fancazzista (molto prima che arrivassero i tipi su youtube <.<) ed i miei voti hanno subito un deciso calo, prendete una tit. acido forte-base forte come esempio. Non mi sono però mai dedicato alla stesura di bigliettini, “orgoglioso” di quello ero alle medie e quindi di trucchi e trucchetti non ne conosco. Non ho mai neanche copiato perché sono appena appena miope e non porto gli occhiali (shhhh!!!! Non lo sanno i miei genitori!) e quindi manco volerlo potevo vedere i compiti di quelli davanti.

Ma non sono qui per parlare di quello che NON ho fatto, ma di quello che ALTRI han fatto!

1)Siamo in quarta liceo e la verifica è quella di fisica, il professore è odiato dai più, ma non da me che lo adoravo per come spiegava e perché era burbero e birbante (sì…faceva scherzi agli studenti -_-)…
Verifica del mese, sudorazione a mille, sguardi vacui, in classe gli unici rumori sono quelli delle squadrette e dei righelli, la risoluzione grafica per evitare sin e cos era permessa. Tutti o quasi avevano sul proprio banco l’astuccio, ma i più tenevano gli appunti scritti dentro le calcolatrici o sui banchi con la 2H, in modo che fosse difficile per il prof individuare una qualsiasi scritta sul banco. Ma il prof non demorde ed un giretto per i banchi lo fa ugualmente, munito delle chiavi della sua macchina che tanto amava far tintinnare.
“Arghhhh…cos’è questo bel pezzetto di carta che  esce dal tuo astuccio Sign. Dalla Via?”
Aiha! Il genio di turno, 8 materie sotto il 5 (in realtà quasi tutte sotto il 4), si è fatto beccare col foglietto nell’astuccio!
“Vediamo con quanto impegno ha compilato questo…o meglio…questi bigliettini…AAARGHH…ma quanti sono? Chellè? Un libro? Sin/Cos…limite funzioni…mitocondri…passato remoto di….Ma MA MA???CHELLè ‘STA ROBA? Non è mica Fisica…o meglio non è SOLO fisica!! Ahh bene bene, aspetti che lo mostro oggi ai miei colleghi! Lei continui pure il compito!”
In pratica il genio si è fatto beccare con l’astuccio stracolmo di biglietti che dovevano servirgli per TUTTE le materie scolastiche, la scusa che erano solo “appunti” non ha convinto molto.
Beh alla fine se l’è cavata con un 3 guadagnato col sudore (nome, cognome e stesura dati) ed una bocciatura a fine anno ^^

2) Chimica industriale università, 10 domande aperte. Non son permessi astucci e fogli di brutta, i fogli per la brutta li da il professore. La scena rasenta il ridicolo: il professore nota che una studentessa fissa continuamente verso il basso e quando si alza per andare a vedere cosa stesse osservando con tanto piacere questa tenta inutilmente di nascondere le prove sotto il suo compito, quello che trova è un bel riassunto di tutto il corso fronte e retro. Ora uno studente qualunque rimarrebbe zitto, è stato beccato e non può fra nulla per tirarsi fuori da questo pasticcio, deve solo sperare che il prof oltre ad annullare il suo compito non prenda provvedimenti più duri, invece lei no, si fa coraggio e mette su il suo teatrino, comincia a blaterare che quello era il foglio della sua brutta copia che aveva appena finito di scrivere (nel tempo record di 30 min includendo anche gli argomenti non richiesti dalle 10 domande). Dati i scarsi risultati comincia a chiedere di poter continuare il compito giurando di non averlo neppure letto quel foglio, ce l’aveva con se, ma lo aveva letto giusto giusto un secondo, le cose le sapeva, non gli serviva quel foglio, segue il prof fino alla cattedra e continua a ronzargli intorno per ancora 5 minuti. Poi torna al suo posto, anche se il prof le aveva già detto che poteva accomodarsi fuori, e quando finisce l’esame lo implora di correggerle almeno le domande a cui aveva già risposto. Non centra molto col post, ma la stessa ragazza all’esame orale di fisica 1 si è lamentata col professore perché questi le ha fatto domande sugli esercizi che non aveva svolto o che aveva sbagliato durante la prova scritta (Professore, ma lei non mi può chiedere le cose che non ho studiato! Mi scusi, lei ha visto che questi argomenti non li ho ben capiti dato che ho saltato quegli esercizi, quindi perché me li sta chiedendo?)

3)Diritto scuola superiore, il professore seduto in cattedra interroga gruppi di 3 studenti alla volta, i ragazzi non gli stanno di fronte, ma stanno a lato della cattedra, in modo da non dare le spalle ai compagni.
“Stranamente” tutti bravi e capaci, il voto più basso è stato un 7.5.
è il turno di un altro trio, anche questa volta tutti e tre molto ben preparati, però zulietti continua a fissare un punto della cattedra e sembra che si sforzi con gli occhi ogni qual volta che deve rispondere….cos’ha? Comunica telepaticamente con la cattedra? Ma no! Nessun potere telepatico, al massimo una leggera miopia! Prima che arrivasse in classe il prof alcuni “furbetti” avevano attaccato a lato della cattedra 6 fogli di appunti scritti belli in grande in modo da facilitarne la lettura durante l’interrogazione. Nota di classe e tutti i voti annullati.
8-)  Tanto vetro zero reagenti 8-)
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A metà degli anni '80 c'è stata un'intensa e proficua collaborazione tra insegnanti di chimica della mia ex-scuola e quelli di un altro noto Istituto Tecnico modenese sulla didattica dell'insegnamento della chimica al biennio, il cui programma era comune: allora si facevano 5 ore solo al secondo anno di cui 2 di laboratorio (ora, tanto per ribadire il concetto di "evviva la riforma della MaryStar", se ne fanno 3 di cui 1 di laboratorio sia al primo che al secondo anno, il che solo in apparenza è un miglioramento :-().
Capitava spesso che la stesura "a mano" delle schede di laboratorio venissero affidate a me e poi utilizzate dai docenti di entrambe le scuole; eccone un esempio (riconoscete la calligrafia???):

         
      

Scusate la qualità, ma hanno più di 30 anni :-D

Questa premessa per arrivare al sodo.
Ovviamente anche i compiti di verifica erano comuni alle due scuole e, a quei tempi, era molto di moda proporre solo domande a scelta multipla con 4 alternative di cui 1 sola corretta: esatta punti 3, sbagliata punti -1, non risposta punti 0. Su 20 domande bastavano 5 risposte sbagliate e 5 risposte non date per prendere un bel 4.
Per evitare scopiazzamenti vari in ogni scuola tutte le classi seconde facevano il test lo stesso giorno alla stessa ora, e già era difficile organizzare la cosa perché non tutte le classi avevano chimica lo stesso giorno e la stessa ora.
Impossibile poi che anche le classi dell'altra scuola riuscisse a fare lo stesso test lo stesso giorno alla stessa ora.
Dopo circa un annetto ci siamo accorti che, mediamente, le classi della scuola che faceva la verifica dopo avevano un profitto migliore delle altre.
Motivo?
Gli studenti delle due scuole avevano capito che la verifica era la stessa e quelli che facevano la verifica per primi passavano le risposte corrette in corriera, in autobus, al bar, al telefono a quelli che la facevano per secondi.
Se non è arte della copiatura questa...?!?!

Abbiamo smesso di fare verifiche uguali e, soprattutto, con solo domande a scelta multipla :-P
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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Ummm...in terza liceo avevamo la professoressa di informatica fissata con il linguaggio di programmazione java... non certo il linguaggio più adatto da insegnare dopo aver fatto 2 anni di turbopascal...ma vabbè, si faceva quel che si poteva e le verifiche non erano poi così traumatiche.
Fatto sta che verso fine anno un mio compagno di classe è saltato fuori con l'amico di un amico dell'altro amico dell'amico che ci disse che la nostra prof spacciava la stessa verifica a tutte le scuole dove insegnava '-_-...
La verifica richiedeva di compilare dei programmi per la risoluzione di alcuni problemi.
Purtroppo oltre al testo l'altra scuola non ci ha potuto fornire la risoluzione dato che nessuno era riuscito a risolverlo...
Però anche se mi è costata una nottata insonne alla fine son riuscito a risolverlo ed a fare in modo che nessun altro potesse copiarmi :-P
Ho messo su un programma che farebbe invidia a Tom & Jerry XD....avete presente quelle macchine inutilmente complicate che servono al compimento di azioni semplici?
Il mio programma era strutturato nello stesso modo e non fu possibile a nessuno decifrarlo. Manco la prof...però funzionava :-P...10 perché funziona, 10 per la fantasia, 0 per la praticità!
8-)  Tanto vetro zero reagenti 8-)
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(2017-02-03, 15:13)LuiCap Ha scritto: Questa premessa per arrivare al sodo.
Ovviamente anche i compiti di verifica erano comuni alle due scuole e, a quei tempi, era molto di moda proporre solo domande a scelta multipla con 4 alternative di cui 1 sola corretta: esatta punti 3, sbagliata punti -1, non risposta punti 0. Su 20 domande bastavano 5 risposte sbagliate e 5 risposte non date per prendere un bel 4.
Per evitare scopiazzamenti vari in ogni scuola tutte le classi seconde facevano il test lo stesso giorno alla stessa ora, e già era difficile organizzare la cosa perché non tutte le classi avevano chimica lo stesso giorno e la stessa ora.
Impossibile poi che anche le classi dell'altra scuola riuscisse a fare lo stesso test lo stesso giorno alla stessa ora.
Dopo circa un annetto ci siamo accorti che, mediamente, le classi della scuola che faceva la verifica dopo avevano un profitto migliore delle altre.
Motivo?
Gli studenti delle due scuole avevano capito che la verifica era la stessa e quelli che facevano la verifica per primi passavano le risposte corrette in corriera, in autobus, al bar, al telefono a quelli che la facevano per secondi.
Se non è arte della copiatura questa...?!?!

Abbiamo smesso di fare verifiche uguali e, soprattutto, con solo domande a scelta multipla :-P

Questo succede quando si esagera in difficoltà (come tu stessa hai detto, dare l'insufficienza con l'80% di compito corretto? Ma dai, non è mica un test di abilitazione alla professione medica, su!) e trabocchetti, le persone arrivano ad usare più spesso qualche espediente più comodo... A mio parere, in questo caso, fanno anche bene!
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Veramente Beef 10 risposte esatte su 20 è il 50% di compito corretto ;-)
Ciao
Luisa

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(2017-02-03, 16:18)LuiCap Ha scritto: Veramente Beef 10 risposte esatte su 20 è il 50% di compito corretto ;-)

Chiedo venia, ho letto "o" invece di "e" :-D

Niente, allora è normale! Ma quel che ho detto, resta :-D

In quel caso sarebbe stato un compito molto bello XD
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Oggi: verifica di prima sulla nomenclatura. Lo studente M è vestito con maglietta a maniche corte e pantaloncini corti strappati. Un secondo prima della consegna il prof intravede tra gli strappi nei pantaloni delle scritte. Dopo essersi accertato che fossero appunti di chimica da allo studente due possibilità: prendere due oppure indossare il camice da laboratorio al contrario a mo di camicia di forza e tenerlo fino all'ultima ora. Lo studente sceglie la seconda.
Cordiali saluti,
Edoardo 


"Solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e sulla prima ho dei dubbi"  (A.Einstein)
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ANNI '90

di A. L. (insegnante)

Il compito in classe di Elettrotecnica per una classe terza del corso di Elettronica è sempre stato, e probabilmente continua ad esserlo, un momento di sofferenza e tensione.
Per un certo numero di studenti, forse, sarebbe meglio prendere un bel quattro senza dover subire le due pesantissime ore della prova scritta. L'insegnante, che per esperienza conosce la situazione, se vuole ottenere risultati il meno possibile influenzati da questo pesante clima, deve cercare in qualche modo di stemperare l'ambiente in aula, durante la prova. E a volte sono proprio gli studenti che, involontariamente, si prestano, loro malgrado, a far da "spalla" all'insegnante−attore. Dicembre, inizio anni '90. La 3F, alla prima ora di una fredda mattina, si appresta a sostenere la seconda prova scritta di Elettrotecnica sui teoremi per risolvere le reti elettriche. L'insegnante sono io ed ovviamente so che i miei ragazzi hanno foglietti e bigliettini nascosti ovunque, schemi disegnati sulla gomma o incisi sul fondo della calcolatrice e come ad ogni prova individuale li avviso che se scopro questo o quello ritirerò il compito e poi piazzerò un bel quattro sul registro: "Ora io mi giro e voi togliete tutti i foglietti e cancellate tutti gli schemi, anche se non sono vostri dal banco, dal muro, dalla sedia, dalla suola delle scarpe ecc....... Appena mi giro, arriva il solito rumore di carte, sedie e banchi che si spostano per farmi contento ed anche per nascondere meglio i biglietti da qualche parte, che non ho elencato nel discorso minatorio. Consegno le fotocopie, con il testo della prova. Si inizia. C'è chi impreca perché non ricorda questa o quella formula e chi, prendendosi la testa fra le mani, finge di pensare o forse pensa per davvero. Nel complesso tutto sembra procedere per il meglio. La disposizione dei banchi a macchia di leopardo, coniata più tardi dal prof. V., già allora evitava le copiature più sfacciate. Dopo il solito giro tra i banchi, più per abitudine, che per controllare, mi siedo e mi appresto a leggere qualcosa.
Scusi prof. − interviene uno studente in fondo all'aula per chiedere spiegazioni in merito ad uno degli esercizi. Quando andavo a scuola io ci si rivolgeva all'insegnante con il termine Professore preceduto o no da Signor. Ora si usa dire solo prof. Tra vent'anni, o forse meno, gli studenti chiameranno l'insegnante solo con una semplice p.: − Scusi p. avrei una necessità −.
Questa mia riflessione viene interrotta da un altro studente in prima fila appiccicato alla cattedra, che mi impedisce di rispondere al suo compagno: Scusi prof. − esordisce − io non ho ben capito come devo procedere con due generatori elettrici... − e per spiegarsi meglio alza il palmo della mano sinistra rivolto verso di me.
Da non credere. Un piccolo Bignami. Il palmo della mano era una pagina di un libro di elettrotecnica, con tanto di disegno e formule in miniatura.
Fai un po' vedere più da vicino che non leggo bene − rispondo allungandomi e stringendo gli occhi per decifrare il "manoscritto". Lo studente, accortosi della grave imprudenza, abbassa immediatamente la mano e mi supplica:
No, prof. non mi dia quattro, ho già preso un'insufficienza nella prima prova, con questa mi rovino −. Lo sguardo quasi disperato e la maestria nell'escogitare quel sistema di copiatura m'indussero a non applicare il regolamento, ma a sanzionare "materialmente" lo sprovveduto studente.
Mi sembra di averti visto arrivare con il casco e i guanti − rispondo con decisione. Lo studente scuote la testa per confermare.
Bene! allora metti il casco sulla testa ideatrice dell'imbroglio e infila il guanto sinistro sulla mano responsabile materiale del reato. Terrai questi due strumenti di "penitenza" addosso per tutta la durata del compito.
Grazie Professore − risponde lo studente che rapidamente s'infila il casco e il guanto sinistro accompagnato dalle risa e da un lungo applauso dei suoi compagni di classe. Il Fermi è anche questo!
Ciao
Luisa

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(2017-05-18, 11:52)LuiCap Ha scritto: ANNI '90

di A. L. (insegnante)

Il compito in classe di Elettrotecnica per una classe terza del corso di Elettronica è sempre stato, e probabilmente continua ad esserlo, un momento di sofferenza e tensione.
Per un certo numero di studenti, forse, sarebbe meglio prendere un bel quattro senza dover subire le due pesantissime ore della prova scritta. L'insegnante, che per esperienza conosce la situazione, se vuole ottenere risultati il meno possibile influenzati da questo pesante clima, deve cercare in qualche modo di stemperare l'ambiente in aula, durante la prova. E a volte sono proprio gli studenti che, involontariamente, si prestano, loro malgrado, a far da "spalla" all'insegnante−attore. Dicembre, inizio anni '90. La 3F, alla prima ora di una fredda mattina, si appresta a sostenere la seconda prova scritta di Elettrotecnica sui teoremi per risolvere le reti elettriche. L'insegnante sono io ed ovviamente so che i miei ragazzi hanno foglietti e bigliettini nascosti ovunque, schemi disegnati sulla gomma o incisi sul fondo della calcolatrice e come ad ogni prova individuale li avviso che se scopro questo o quello ritirerò il compito e poi piazzerò un bel quattro sul registro: "Ora io mi giro e voi togliete tutti i foglietti e cancellate tutti gli schemi, anche se non sono vostri dal banco, dal muro, dalla sedia, dalla suola delle scarpe ecc....... Appena mi giro, arriva il solito rumore di carte, sedie e banchi che si spostano per farmi contento ed anche per nascondere meglio i biglietti da qualche parte, che non ho elencato nel discorso minatorio. Consegno le fotocopie, con il testo della prova. Si inizia. C'è chi impreca perché non ricorda questa o quella formula e chi, prendendosi la testa fra le mani, finge di pensare o forse pensa per davvero. Nel complesso tutto sembra procedere per il meglio. La disposizione dei banchi a macchia di leopardo, coniata più tardi dal prof. V., già allora evitava le copiature più sfacciate. Dopo il solito giro tra i banchi, più per abitudine, che per controllare, mi siedo e mi appresto a leggere qualcosa.
Scusi prof. − interviene uno studente in fondo all'aula per chiedere spiegazioni in merito ad uno degli esercizi. Quando andavo a scuola io ci si rivolgeva all'insegnante con il termine Professore preceduto o no da Signor. Ora si usa dire solo prof. Tra vent'anni, o forse meno, gli studenti chiameranno l'insegnante solo con una semplice p.: − Scusi p. avrei una necessità −.
Questa mia riflessione viene interrotta da un altro studente in prima fila appiccicato alla cattedra, che mi impedisce di rispondere al suo compagno: Scusi prof. − esordisce − io non ho ben capito come devo procedere con due generatori elettrici... − e per spiegarsi meglio alza il palmo della mano sinistra rivolto verso di me.
Da non credere. Un piccolo Bignami. Il palmo della mano era una pagina di un libro di elettrotecnica, con tanto di disegno e formule in miniatura.
Fai un po' vedere più da vicino che non leggo bene − rispondo allungandomi e stringendo gli occhi per decifrare il "manoscritto". Lo studente, accortosi della grave imprudenza, abbassa immediatamente la mano e mi supplica:
No, prof. non mi dia quattro, ho già preso un'insufficienza nella prima prova, con questa mi rovino −. Lo sguardo quasi disperato e la maestria nell'escogitare quel sistema di copiatura m'indussero a non applicare il regolamento, ma a sanzionare "materialmente" lo sprovveduto studente.
Mi sembra di averti visto arrivare con il casco e i guanti − rispondo con decisione. Lo studente scuote la testa per confermare.
Bene! allora metti il casco sulla testa ideatrice dell'imbroglio e infila il guanto sinistro sulla mano responsabile materiale del reato. Terrai questi due strumenti di "penitenza" addosso per tutta la durata del compito.
Grazie Professore − risponde lo studente che rapidamente s'infila il casco e il guanto sinistro accompagnato dalle risa e da un lungo applauso dei suoi compagni di classe. Il Fermi è anche questo!
Possibile che l'ho già letta proprio da te?
Comunque intelligente il ragazzo,in tutti i sensi.Per curiosità,sai quanto prese?
Saluti,
Riccardo
"L'importante è non smettere mai di farsi domande.La curiosità ha buoni motivi di esistere."
                                                                      -Albert Einstein-
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Music 
Possibile che l'avessi già postata in altra discussione, non lo ricordo.
Il voto non l'ho mai saputo perché si trattava di una classe terza non di chimica.

Se ti interessa leggere altre storielle guarda qui:
http://www.fermi.mo.it/storia/storia.php
Capitolo sesto: Quelli che... il Fermi
Capitolo nono: Gli anni dal 1998 al 2007

Questa http://www.fermi.mo.it/storia/storia98.php sarà apprezzata sicuramente da qualcuno del Forum :-D
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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