Il microscopio Bresser BioLux mod. NG NV AL
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Il microscopio Bresser BioLux è uno strumento dedicato ai ragazzi, alle loro prime esperienze, quando iniziate le scuole Medie, si trovano a dover studiare i primi rudimenti delle materie scientifiche ed a sviluppare le loro prime “ricerche”.
 
Subito un suggerimento: i primi approcci dei ragazzi alla microscopia devono sempre venir seguiti e stimolati dai genitori. Solo in questo modo si potrà evitare che il microscopio venga considerato come un qualsiasi gioco e che venga abbandonato subito, dopo pochi giorni di minimo interesse.
 
Lo scopo di queste note è quello di fornire spunti per rendere più interessante questo strumento, in modo da sviluppare una più efficace interazione fra figli e genitori, fra nipoti e nonni.
Verranno date anche molte indicazioni per aumentare il campo di azione del microscopio, per aumentarne le prestazioni, in modo da poterne trarre maggiori soddisfazioni.
Ma, in ogni caso, tutte le modifiche suggerite saranno reversibili, in modo da poter rimettere il microscopio allo stato originale, in caso se ne decida la vendita.
Ancora, tutte le modifiche saranno attuabili con una spesa irrisoria e senza l’utilizzo di particolari strumenti, spesso di difficile reperimento presso gli semplici appassionati.
 
Altro suggerimento: qualunque siano le migliorie apportate, questo strumento è e resterà sempre un microscopio propedeutico, per ragazzi curiosi, nulla di più. Per questi motivi, non vale assolutamente la pena investire altro denaro nell’acquisto di accessori costosi: in futuro, se il ragazzo si appassionerà alla microscopia, questo microscopio verrà sostituito da un altro più professionale, se invece si stancherà, almeno avrete speso il minimo possibile.
 
 
Iniziamo con l’esaminare cosa abbiamo acquistato: il BioLux è prodotto dalla Bresser in diverse versioni a seconda del gruppo commerciale che lo vende. Troverete così una versione NG, una NV, una AL, ecc. Le differenze fra l’uno e l’altro sono minime: noi esamineremo la versione base, la NG, citando eventualmente le differenze con gli altri modelli.

   
 
 
Sono ben evidenti le differenze di realizzazione a carico della illuminazione, con la presenza di un illuminatore per luce incidente (epi illuminazione), del micro spostamento dell’oggetto con ferma campioni, ecc.
 
La confezione è rivestita in polistirolo e, oltre al micro, contiene vari accessori: videocamera UHF, duplicatore con lente di Barlow, vetrini già preparati, ecc.

   
 
 
E’ quindi un sistema completo per la microscopia che, pur nella sua essenzialità, permette di essere immediatamente usufruibile da parte dei nostri ragazzi.
 
Ma, per evitare future delusioni, facciamo un po’ di “tara” alle dichiarazioni del produttore: quel livello di amplificazione  che è riportato sulla scatola è un pochino esagerato:  i 1280x promessi derivano dai 40x dell’obiettivo, moltiplicato i 16x dell’oculare, moltiplicato ancora i 2x della lente Barlow.
Magari se le cose fossero così, in realtà dobbiamo distinguere fra il concetto di “più grande” e quello di “più definito”. L’operazione che abbiamo visto prima mi dice solo che il puntino della lettera “i” è stato ingrandito fino a farlo diventare grande come un pallone da football, ma ciò serve a ben poco se poi guardando quel punto non riesco a capire se è un pallone o un puntino ingrandito!
 
Ed allora iniziamo subito a fare un po’ di pulizia: l’oculare da 16x è fin troppo potente, inutile per la ridotta qualità dei nostri obiettivi, quindi potete tranquillamente rimetterlo nello scatolone e lasciarlo la per i posteri.
Ma anche la lente di Barlow, per gli stessi motivi, non serve a nulla. Ma non buttiamola, piuttosto ci può tornare utile come riduzione per utilizzare gli oculari in dotazione, che hanno un diametro inferiore allo standard.
Svitiamo allora la lente terminale, in questo modo avremo un semplice tubo vuoto che ci farà da raccordo fra l’oculare da 10x ed il tubo del microscopio.

   
 

 
 
(Continua)


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Andrea

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Affrontiamo ora il problema più grave del BioLux, la mancanza di un condensatore efficiente.
In questo microscopio, per motivi di risparmio ridotto all’osso, hanno pensato bene di non mettere alcun condensatore per concentrare la luce sul vetrino. Di conseguenza, l’illuminazione è sufficiente con l’obiettivo da 4x, è al limite con il 10x, ma è decisamente insufficiente quando utilizziamo l’obiettivo da 40x, specie se il campione in esame è un po’ scuro o poco trasparente.
 
Dando per accettabile l’illuminazione del 4x e del 10x, vediamo come possiamo migliorare la situazione quando utilizziamo il 40x.
 
La lente che può fare da condensatore l’abbiamo già, è l’oculare da 16x  che abbiamo in un primo tempo accantonato perché troppo potente ma, come condensatore andrebbe bene, ha solo il difetto di essere troppo alto, non ci sta tra l’illuminatore ed il tavolino. Anche qui, la soluzione che possiamo adottare è molto semplice: svitiamo la parte superiore dell’oculare e, badando bene che non ci cada per terra la piccola lente, fissiamola con tre gocce di Vinavil (in caso si stacca facilmente, basta bagnarlo con acqua).

   
 

 
Ora il nostro microscopio è nella sua versione base, ma definitiva, con il tubo della ex Barlox a far da raccordo con l’oculare e l’ex oculare 16x a fare da novello condensatore.

   
 

 
Messo alla prova con una sezione di radice di pino, troppo scura per il Biolux “normale”, mostra un miglioramento piuttosto evidente.
 
   

 
Va da se che il condensatore non è necessario tenerlo sempre montato, verrà invece inserito tutte le volte che l’illuminazione  è troppo debole  a causa del vetrino troppo scuro o della tecnica utilizzata che richiede molta luce (polarizzazione, illuminazione obliqua, ecc.).
 



Vediamo ora un altro brutto difetto del nostro Bresser: riprendiamo un vetrino in dotazione, la sezione di pino, e fotografiamolo a basso ingrandimento.

   
 

 
Possiamo notare che mentre la parte centrale, entro la linea rossa, è normalmente a fuoco, la parte periferica più esterna è sfuocata. Il difetto è dato dall’obiettivo poco curato che non è planare: o metti a fuoco il centro, o metti a fuoco la periferia !
Se la foto non ha molta importanza per noi può andare bene anche così, ma se vogliamo una foto ben fatta dobbiamo intervenire in qualche modo.
Esclusa la possibilità di sostituire l’obiettivo con uno più costoso, possiamo solo adottare una tecnica che è molto usata in microscopia: lo stack di più foto su piani diversi.
In pratica si scatta una prima foto con a fuoco il bordo esterno, poi altre foto mettendo sempre meglio a fuoco la parte centrale. Alla fine un programma apposito (Combine, Helicon Focus, ecc.) utilizza da ciascuna foto la sola zona perfettamente focalizzata e somma le varie parti creando una ulteriore immagine, però tutta nitida.

   
 

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Andrea

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Una caratteristica  molto utile nei microscopi per i ragazzi è la possibilità di utilizzare la luce polarizzata per l’illuminazione dei soggetti. I motivi risiedono nella relativa semplicità della preparazione dei campioni, negli effetti altamente spettacolari e nelle immagini molto suggestive che si ottengono.
Pochissimi microscopi hanno questa possibilità, eppure non è assolutamente difficile attrezzare il nostro BioLux con questo tipo di illuminazione.
 
Per farlo servono due lamine polarizzanti: la prima (polarizzatore) è posta sulla sorgente di luce, la seconda è posizionata dopo l’obiettivo (analizzatore) e serve per selezionare il livello di polarizzazione (da 0° fino a 90°)

   
 
 
Come polarizzatore possiamo utilizzare un vecchio filtro fotografico, meglio se lineare (indicato con PL), mentre per l’analizzatore, date le minime dimensioni, useremo un piccolo ritaglio che fisseremo con le solite tre gocce di Vinavil dentro alla testata.
Se poi avete poca fantasia e non sapete dove trovare la lamina polarizzante, l’indirizzo giusto è http://www.3dlens.com/shop/linearpolarizer.php   ed una ottima lastrina 50x50 costa meno di un Euro.
Svitate la vite che fissa la testata ed appoggiate la lamina ritagliata con un diametro di circa 22 mm. nell’incavo che vedete.

   

 
Non preoccupatevi per la permanenza della lamina polarizzata, non vi darà alcun fastidio ne distorsione, anzi, vi attenua alcuni riflessi che diminuirebbero il contrasto.
 
Ed ora via, un vetrino su cui mettete una goccia di acqua zuccherata, un po’ di pazienza che il liquido evapori e si formi la cristallizzazione e poi:

   
 

 
Naturalmente, una ricerca subito interessante è quella di fare diversi vetrini con le varie bevande dei nostri ragazzi, vedrete che roba !
Ma altrettanto interessanti per degli studenti è l’esame dei diversi granuli di amido (frumento, mais, patata, ecc.), oppure delle diverse sostanze di origine minerale, ad esempio il famoso amianto:

   

 
Dove è proprio la polarizzazione che ci permette di notare le tipiche sfilacciature delle fibre ed il caratteristico pleocroismo, identificando così la fibra del pericoloso crisotilo.
 
 
Ma immagino che il campo di ricerca preferito sarà quello dei protisti che vivono nelle nostre acque, specie se stagnanti e poco pulite. Anche in questo campo la preparazione del campione è molto semplice: si preleva l’acqua con un contagocce grattando la parete, si deposita una goccia sul vetrino e si ricopre con il copri oggetto senza schiacciare.
Io non avevo voglia di complicarmi la vita, per cui ho preso una goccia di acqua direttamente da un sotto vaso e subito ho trovato un bel rotifero che, facendo perno sul suo unico piede, girava come un matto alla ricerca di qualche cosa da mettere sotto i denti, pardon, sotto il mastax.
 
   

(Continua)


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Andrea

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Siamo ormai verso la fine della nostra prova del Bresser BioLux, restano solo alcuni ultimi suggerimenti.
 
Sotto al tavolino vi è una ruota porta filtri, non serve assolutamente a nulla, io l’ho immediatamente tolta, così almeno non mi va ad oscurare l’immagine nel momento meno indicato.
 
Ho detto all’inizio che non conviene acquistare accessori per questo microscopietto, a meno che non siano utili anche per eventuali futuri microscopi più seri.
Ad esempio, una spesa certamente utile che prima o poi dovrete fare è quella di una videocamera migliore, oppure adattare alla microscopia una fotocamera compatta o anche un comune cellulare.
 
Se poi deciderete di acquistare uno di questi strumenti, lasciate perdere il nuovo, non ne vale la pena, e cercatene uno usato, dato che vi è abbondanza di microscopi ancora perfetti, utilizzati per i famosi cinque giorni e poi subito abbandonati. Poi, molto meglio se invece che il modello base NG, cercate i modelli NV o AL, molto più completi e già ben accessoriati.
 
Per il futuro, vorrei preparare un illuminatore a led molto più potente, perché usando la polarizzazione o altre tecniche, il consumo di luce è enorme e si resta al buio con niente.


 
Termino con una selezione di immagini, tutte riprese con questo microscopio:
 
    
 
Radiolari fossili: scheletri di silice

 

 
    
 
Sezione osso umano: osteociti, canali di Havers (POL)


 
 
    
 
Foglia di mais: vasi

 


    
 
Epidermide: pelo, ghiandola sebacea, muscolo erettore (pelle d’oca) (POL)

 
 

    
 
Sezione sottile di granito (POL)




    

Ago di pino: stomi in sezione


 
 
    
 
Diatomee: “8 Form Test” di K. D. Kemp
Da sin: Gyrosigma balticum, Navicula lyra, Stauroncis phoenicenteron
 
(Fine)


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alexsoap, Igor, ClaudioG., NaClO, Roberto, Beefcotto87
Un breve filmato ripreso in una goccia d'acqua.

Mia moglie ha sul davanzale della finestra il solito vasetto con il ramo di rosmarino, ormai super radicato.
Essendo li da tanto tempo, la sua popolazione si è ormai stabilizzata in una moltitudine di batteri saprofiti e famelici che si contendono qualsiasi residuo organico.
Nella mia cattiveria ho messo nell'acqua una foglia secca e sbriciolata che ha fatto da innesto. Si sono così sviluppati in 24 ore una marea di rotiferi che si sono messi a mangiare batteri a tutto spiano. Tanto che a furia di mangiare, alcuni sono letteralmente scoppiati ed allora i batteri si sono presi la rivincita: si sono gettati sui rotiferi morti per mangiarli.
Nel filmato si vede proprio questo: alcuni rotiferi morti vengono assaliti dai batteri, ma la concentrazione di prede richiama altri rotiferi, questa volta ben vivi, che ne fanno un sol boccone.

Filmato


p.s. mi scuso, non so se è questo il sistema giusto per caricare un filmino da Dropbox

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Andrea

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AgNO3, Roberto, Igor, NaClO
Mi complimento per il bel lavoro di divulgazione e per gli ottimi consigli, è un piacere leggere i suoi lavori!
Relativamente al filmato: a che ingrandimento è stato effettuato? I batteri in questione sono di dimensioni "classiche" (1-2 μm) o sono peculiarmente voluminosi da poter essere distinguibili anche nell'ordine di grandezza di un rotifero?
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I batteri che hai visto sono del gruppo degli spirilli, sono piuttosto grandi e molto mobili. Nel filmato, per riprendere bene sia gli spirilli che i rotiferi ho utilizzato il 10x: se avessi scelto il 40x avrei visto bene i batteri, ma non i troppo grossi rotiferi, con il 4x non si sarebbero visti i batteri.
La loro forma è molto simile ai "celentani", una pasta spiralata di una nota casa. Il loro moto è tipico perché si "avvitano" nell'acqua e sono saprofiti, cioè demoliscono tutte le sostanze organiche che si stanno decomponendo.

In tutte le case c'è un vasetto di vetro con l'acqua ed il rametto di rosmarino: è una riserva di pesca formidabile, se poi la "coltivate" aggiungendo dei nutrienti, potete "pescare" di tutto. 

Per vedere al microscopio, con un conta gocce mettete una goccia di acqua sul vetrino, lasciate cadere il copri oggetto senza pressarlo, e poi guardate iniziando con il 10x.


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Andrea

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AgNO3, Igor, NaClO
Grazie della risposta!
Non appena il portafogli me lo permetterà procederò con l'acquisto del tanto bramato microscopio, e sarò lieto di sperimentare sulla linea dei suoi consigli. Buon proseguimento, la seguo con piacere!

P.S. quand'ero bambino rimasi affascinato da un nematode che casualmente osservai nuotare al mio microscopio giocattolo, prevelato dall'acqua del basilico di mia madre. Da allora ho sempre riservato un profondo fascino verso il mondo microscopico, è giunta l'ora di riprendere!
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