Metodo Mohr (dubbi su alcuni passaggi)
Ciao a tutti cari chimici sto affrontando lo studio del metodo mohr per la determinazione dei cloruri in un campione di acqua. Io non ho capito bene una cosa, intanto esporrò il mio ragionamento e ditemi se sbaglio qualcosa.

Dopo aver determinato il titolo della soluzione di nitrato d'argento inizio la titolazione con cromato di potassio. 

La precipitazione dei cloruri d'argento inizierà quando sarà raggiunta la S di AgCl quindi ad una concentrazione di 1,1*10^-5, di conseguenza la precipitazione di Ag2CrO4 inizierà ad essere ad una concentrazione di 1,02*10^-5

Il cromato per far precipitare tutto l'argento dovrà avere una concentrazione data da Kps Ag2CrO4/ [Ag]^2= 0,014
In realtà ne userò di meno per evitare la colorazione gialla della soluzione.

Il cromato di argento precipiterà tutto  quando la [Ag] sarà uguale alla radice quadrata del rapporto tra Kps Ag2CrO4 e  [CrO4--] ovvero 2,4*10^-5


Adesso negli appunti del mio professore vedo un'ulteriore equazione di cui non ne capisco il risultato rispetto a quelli già trovati, spero possiate aiutarmi 

[Ag]= Kps AgCl/[Cl] = radice del rapporto KpsAg2CrO4/[CrO4] 
[Cl]/radice [CrO4]= KsAgCl/ radice Kps Ag2CrO4= 1,2*10^-10/ radice 1,7*10-12 = 9,2 * 10^-5 

Quest'ultima sarebbe la concentrazione di cosa? di Ag totale erogato durante la titolazione?
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Ti allego qualche appunto un po' datato, ma ancora valido :-)
               
               
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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Igor
Se ho tempo e voglia aggiungo il terzo metodo argentometrico. Fajans.
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Igor
Bene, quimico.
Il metodo di Fajans l'ho sempre studiato teoricamente, ma fatto a scuola in pratica solo quest'anno perché, insieme ad altri insegnanti di chimica, abbiamo deciso di non far più usare agli studenti sostanze e/o soluzioni che abbiano le seguenti frasi H:
330
334
340
341
350
351
360 - 360FD - 360F - 360D - 360Df -
361 - 361f - 361d
370
371
372
373
EUH 204
EUH 207
Ciao
Luisa

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Luisa non capisco dove risieda il problema per la titolazione di Fajans... O mi sono perso qualcosa? Tra le tre è forse quello più carina e meno pericolosa. Anche se la teoria che sta dietro non è facile, l'adsorbimento non è un fenomeno sempre facile da capire e la titolazione deve essere fatta con attenzione se no il punto finale lo si perde (come tutte le titolazioni).
La 2,7-diclorofluoresceina impiegata non ha nessuna della frasi H riportate, se non ricordo male. È H315-H319-H335.
La destrina non è certo un pericolo.
Capisco AgNO3 non sia divertente, KCl a meno di ingerirlo non è un problema... Tampone AcOH/AcONa idem.
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Mi sono spiegata male.
Abbiamo eliminato dalla pratica il metodo di Mohr per non usare e smaltire il cromato di potassio ed abbiamo introdotto il metodo di Fajans come esempio di titolazione argentometrica diretta.
Ciao
Luisa

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grazie, siete sempre molto gentili e disponibili :-)
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Ah ok. Avevo intuito bene allora. Sono d'accordo. Meno persone a contatto con una cancerogeno e meno problemi negli smaltimenti, visti i costi... Ne so qualcosa visto che mi occupo anche di queste cose :-D
Consiglio di far provare ai suoi studenti Fajans. Vedranno come una soluzione fluorescente possa diventare tipo yogurt alla fragola asd

Domani che sono tranquillo posto qualcosa su Fajans :-D
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(2015-07-29, 17:04)LoreTox Ha scritto: grazie, siete sempre molto gentili e disponibili :-)

Pigiare anche il tastino " <3 ", ogni tanto, no? *Fischietta*
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Avevo già trattato nel lontano 2009 la titolazione argentometrica secondo Fajans Fajans.

Aggiungo solo alcune cose, se volete.

Come è chiaro, è una titolazione di precipitazione.
La titolazione di precipitazione, basata su reazioni che generano composti di solubilità limitata, è una delle più vecchie tecniche analitiche, risalendo alla metà dell'Ottocento. La bassa velocità di formazione della maggior parte dei precipitati, tuttavia, limita ad un piccolo gruppo il numero degli agenti precipitanti che possono essere utilizzati nelle titolazioni. Il reagente precipitante di gran lunga più usato e più importante è il nitrato di argento, impiegato per la determinazione degli alogenuri, degli anioni tipo-alogenuro (SCN, CN, CNO), di mercaptani, acidi grassi e numerosi anioni inorganici bivalenti. Tali metodi sono talvolta definiti metodi argentometrici.


Le curve di titolazione per le reazioni di precipitazione sono derivate in modo completamente analogo ai metodi che coinvolgono acidi e basi forti. L'unica differenza è che il prodotto di solubilità del precipitato viene sostituito alla costante prodotto ionico dell'acqua.

Tre tipi di punti finali vengono usati per le titolazioni con nitrato d'argento: (1) con indicatori chimici, (2) potenziometrici, (3) amperometrici.
I punti finali potenziometrici si basano su misure del potenziale di un elettrodo d'argento immerso nella soluzione dell'analita; i punti finali amperometrici implicano la determinazione della corrente generata fra una coppia di microelettrodi di argento nella soluzione dell'analita.

Consideriamo ai nostri fini gli indicatori chimici.
Il punto finale prodotto da un indicatore chimico consiste di solito in una variazione del colore oppure, occasionalmente, nella comparsa o scomparsa di una torbidità nella soluzione titolata. I requisiti di un indicatore per titolazioni di precipitazione sono analoghi a quelli di un indicatore per titolazioni di neutralizzazione: (1) la variazione di colore dovrebbe avvenire in un intervallo limitato della funzione p del reagente o dell'analita, (2) la variazione di colore dovrebbe verificarsi entro la porzione ripida della curva di titolazione dell'analita.

Metodo di Mohr
Il cromato di sodio può fungere da indicatore per la determinazione argentometrica degli ioni cloruro, bromuro e cianuro, reagendo con lo ione argento a formare una precipitato rosso-mattone (Ag2CrO4) nella regione del punto equivalente. La concentrazione di ioni argento all'equivalenza chimica nella titolazione del cloruro con ioni argento è data da

[Ag+] = Ksp = √(1.82 x 10-10) = 1.35 x 10-5 M

La concentrazione di ioni cromato necessaria per dare inizio alla formazione del cromato d'argento in queste condizioni può essere calcolata dal prodotto di solubilità del cromato d'argento,

[CrO42] = 1.2 x 10-12/[Ag+]21.2 x 10-12/(1.35 x 10-5 M)2 = 6.6 x 10-3

In teoria, quindi, una quantità di ione cromato che dia questa concentrazione dovrebbe essere aggiunta per ottenere la comparsa del precipitato di colore rosso-mattone appena oltre il punto equivalente. Di fatto, però, una concentrazione di 6.6 x 10^-3 M di ione cromato impartisce alla soluzione una colorazione gialla così intensa che la formazione del cromato d'argento rosso non è immediatamente osservabile e per questa razione si usano generalmente concentrazioni inferiori di ione cromato. Conseguentemente, un eccesso di nitrato d'argento è necessario prima che la precipitazione inizi. Un eccesso supplementare del reagente deve essere anche aggiunto per produrre abbastanza cromato d'argento da essere visibile.
Questi due fattori generano un errore sistematico positivo nel metodo di Mohr, che diventa significativo per grandezze a concentrazioni del reagente inferiori a circa 0.1 M. Una correzione per questo errore può essere apportata facilmente mediante una titolazione in bianco di una sospensione di carbonato di calcio priva di cloruro. In alternativa la soluzione di nitrato d'argento può essere standardizzata con cloruro di sodio di grado standard primario.
La titolazione di Mohr deve essere eseguita ad un pH compreso tra 7 e 10 perché lo ione cromato è la base coniugata dell'acido cromico, un acido debole. Conseguentemente, in soluzioni più acide la concentrazione dello ione cromato è troppo bassa per produrre il precipitato al punto equivalente. Normalmente, un pH adatto viene raggiunto saturando la soluzione dell'analita con idrogenocarbonato di sodio.
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