Offtopic... ma non troppo
[...]
Quando entrai nell'aula per frequentare il corso di chimica agraria avevo le idee ben chiare. Detta in breve dovevo rompere le scatole al professore.
E lo feci subito. Stavamo parlando della struttura dell'atomo e appena ne ebbi la possibilità, durante una pausa, tra la descrizione di un modello e un altro, chiesi al professore, un vecchio chimico, un po' ingobbito e con dei bellissimi capelli bianchi lucenti, se aveva senso un corso di chimica agraria, proprio oggi che la chimica sta inquinando gran parte delle risorse naturali.
Il professore di chimica oltre ai capelli bianchi e lucenti aveva una strana caratteristica, non guardava mai in direzione dei suoi studenti. Scriveva le formula alla lavagna e girava lo sguardo verso di noi di pochi gradi, quel tanto che bastava per far arrivare la sua voce. Non dovevamo guardare lui, ma la lavagna, il senso della postura era quello.
In quella strana posizione, senza cercare nemmeno chi avesse fatto la domanda rispose: NaCl, cloruro di sodio.
Se, disse, prendete il sodio puro e lo mettete nell'acqua causerete un'esplosione. Se inalate il cloro morirete. Se però il cloro si unisce con il sodio, si formerà cloruro di sodio, il normale sale da cucina. L'obiettivo di questo corso è fornirvi degli strumenti affinché possiate gestire due sostanze pericolose, come il sodio e il cloro, e trasformarle in sale da cucina. Altre domande?
Non ero mica soddisfatto, ma non avevo altre domande. Per il momento. A fine lezione, il professore disse ancora: meglio tenere le emozioni lontane da quest'aula. Nemmeno questa considerazione capii.
Tempo un paio di mesi, per l'esame, toccò a me rispondere a una domanda di chimica: produzione dell'acido solforico, H2SO4.
Mi doveva capitare proprio questo acido fastidioso, pericoloso, inquinante.
Naturalmente prima dell'esame ignoravo che l'acido solforico trovasse impiego nei fertilizzanti, per la composizione delle fibre sintetiche, nei detergenti che usavo e nelle pitture che talvolta usavamo per riverniciare i muri quando occupavamo una casa per farne un centro sociale.
Dunque: produzione di acido solforico, mi chiese il professore. La sostanza chimica più prodotta al mondo.
Prima di cominciare a rispondere, mi passò la vita davanti agli occhi, come se stessi per morire, io che giocavo con la plastica, mia madre che lavava per terra, mio nonno e mio padre che tutti contenti portavano barattoli di pittura. In realtà, quella che stava per morire era la mia idea di chimica.
Si parte dallo zolfo che viene poi fatto reagire con l'acqua. Si forma così il biossido (SO2). È il nostro primo problema, se si formasse subito il triossido ci avvicineremmo rapidamente alla soluzione, il triossido reagisce con l'acqua e dà l'acido, il gioco è fatto, l'esame è passato, andrei subito a prendermi un caffè, a sciacquarmi la faccia e le mani con un detergente all'acido solforico. Invece ero ancora lontano.
Dunque, per arrivare al triossido (SO3) dovevo riscaldare la miscela, biossido più aria, a circa 400°C e farla passare su un catalizzatore. Qui mi confusi (platino, vanadio?) e cos'è un catalizzatore? Mi chiese il professore e poi aggiunse: faccia un bel respiro, non si emozioni, tenga le emozioni lontane da quest'aula: avanti, rifletta, cos'è un catalizzatore?
Risposi a fatica... Una sostanza che accelera una reazione senza parteciparvi totalmente... e comunque, penna sul foglio, catalizzatore a parte, ancora non si vedeva questo benedetto triossido. La reazione non era finita, il sistema raggiunge l'equilibrio ma il biossido non si converte del tutto in triossido. C'è un residuo di biossido. Che ne fa? mi chiese il professore, con quei suoi capelli bianchissimi.
Non sapevo come proseguire.
Faccia finta, mi disse per aiutarmi, di avere un sistema industriale per la produzione di acido solforico, che ne fa, a questo punto della reazione, dell'eccesso di biossido? Lo butta nell'aria? Sì, no, non lo so, no, no. E perché? Perché poi a contatto con l'atmosfera, mi incitava il professore in questo benevolo tentativo di darmi il la, di catalizzare, per così dire, la reazione...
Non risposi. M'ero dimenticato tutto.
Me lo spiegò il professore che il biossido poteva incontrare qualche granello di pulviscolo che magari conteneva sostanze in grado di catalizzare la reazione a SO3. Qualora accadesse poi il triossido reagirebbe con l'acqua dando luogo a H2SO4. E dunque? mi chiese sempre per darmi il la.
E dunque non lo so, dissi io.
E quindi, disse il professore, se ne va a casa, perché se lei non conosce questa reazione poi può contribuire al fenomeno delle piogge acide. Non posso certo prendermi questa responsabilità.

Il premio Nobel per la chimica (1981) Roald Hoffmann sostiene che l'ignoranza della chimica costituisce una seria barriera per lo sviluppo democratico di una civiltà. Hoffmann insiste parecchio su un punto: la cosiddetta gente comune ha il dovere, sì, di essere informata correttamente su scelte che riguardano l'ingegneria genetica, il rischio e i benefici che alcune fabbriche possono, ad esempio, arrecare o offrire a una comunità, ma, di contro, la gente comune ha il dovere di studiare chimica abbastanza bene, affinché possa resistere sia alle rassicuranti seduzioni dei chimici esperti (quelli che secondo Hoffmann sono capaci di vendersi al miglior offerente), sia all'atteggiamento apocalittico dei letterati puri che, da veri presuntuosi, sono fermamente convinti di essere così fortunati da vedere la fine del mondo. È fondamentale, secondo Hoffmann, che la chimica si rivolga soprattutto agli studenti delle discipline umanistiche, ai cittadini informati, ai non professionisti: «Nuovi chimici, brillanti trasformatori di materia usciranno dai corsi di chimica. Essi però non saranno in grado di sfruttare appieno le loro potenzialità se noi non insegneremo a quel 99% di persone che non sono chimici, cosa fanno i chimici».
[...]

tratto da Antonio Pascale, Scienza e sentimento, Einaudi, 2008
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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Neanche a farlo apposta, uno dei tre quesiti della seconda prova scritta all'esame di stato per gli Istituti Tecnici, articolazione "Chimica e materiali" (svolta ieri) verteva proprio su una reazione di equilibrio di importanza industriale. :-)

3. Alcuni importanti processi industriali si basano su reazioni chimiche interessate da equilibrio. Il candidato, sulla base degli studi fatti, prendendo ad esempio un processo industriale, illustri i principi termodinamici che permettono di individuare le condizioni operative ottimali per la migliore resa delle reazioni chimiche.

http://www.istruzione.it/esame_di_stato/...i/M633.pdf

Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
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A me non è dispiaciuto la Maturità. Ai tempi, feci come Seconda Prova (sono uscito da un LSS) l'analisi di una funzione. E presi anche voto alto.
Alla Prima Prova feci analisi di un brano. Sono passati ormai 12 ANNI. Sticazzi asd

Comunque, Hoffmann è un tipo strano e particolare. A molti sta sul c...o per il suo essere, pare, una persona arrogante, super partes.
I suoi libri divulgativi sono bei libri ma finisco lì, non escono molto dal libro, nel senso che sono fini a sé stessi... Li ho letti, niente di entusiasmante.
Diciamo che io sono uno Scienziato molto legato alla Scienza; a volte forse sono un po' troppo integralista in questo senso.
C'è sicuramente da dire che manca una cultura di base scientifica, in tutti i campi. E so bene che è difficile che la gente comune possa avere tale cultura, visto che è impossibile essere conoscitore di ogni cosa (a meno di essere un Angela) e non a tutti interessa la Scienza. Senza contare che quella che dovrebbero insegnarti a scuola spesso è ridicola, insipida, sommaria, così superficiale da essere inutile. Non è altresì pensabile che a scuola si facciano troppe ore di Scienza a scapito di altre materie. Però c'è troppa ignoranza, non solo in termine scientifico.
A parte eccezioni, la maggior parte degli studenti che escono oggi dalle scuole è ignorante, non studia, non sa parlare e scrivere in Italiano.
Non è ammissibile una cosa del genere. NO NO NO. All'università si trovano persone che negli esami scritti sbagliano a coniugare tempi verbali. Io fortunatamente ho sempre avuto insegnanti, salvo rari casi, all'altezza del loro compito. E madre è un'insegnante. Quindi erano legnate sui denti se sbagliavo. E ancora oggi mi irrito a leggere e sentire certe cose. Sono un cosidetto Grammar Nazi. Idem quando sento certa gente che non sa l'Inglese. Oggi NON si può non sapere l'inglese. NO NO NO. Cazzo.

Va beh la chiudo qui.
Sensa schei né paura ma coa tega sempre dura
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Si però agli insegnamenti in lingua inglese viene data anche fin troppa importanza. Alle università vengono tenuti diversi corsi in lingua straniera ma per me non ha senso perché l'italiano è una lingua ricca parole che rappresentano concetti ben definiti. Le sfumature dei significati si perdono quando apprendi attraverso una lingua che non è la tua.
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Ok, i corsi di laurea solo in inglese in Italia forse sono troppo, visto che molti manco in Italiano sanno parlare e scrivere.
Ma nel 2015 NON si può non sapere almeno l'inglese come seconda lingua. Il livello medio degli Italiani per quanto concerne l'inglese è ridicolo se paragonato a quello in Europa. I tedeschi (ci ho lavorato assieme) lo parlano BENE. Nonostante la loro pronuncia teutonica.
Noi? Facciamo ridere.
Sensa schei né paura ma coa tega sempre dura
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(2015-06-19, 16:37)quimico Ha scritto: .........
Noi? Facciamo ridere.

Facciamo ridere, purtroppo, anche per tante altre cose... :-(

La conoscenza della lingua inglese oggi è un requisito fondamentale se si vuole comunicare con il resto del mondo, dato che è l'unico mezzo con il quale si capisce e ci si fa capire praticamente ovunque.

Il problema che vedo anche io però è che ci sono davvero grossi problemi con l'italiano: mi vedo spesso arrivare relazioni e scritti vari, redatti in un modo allucinante, frasi sconnesse senza ne capo ne coda, punteggiatura inesistente e messa a casaccio... se vi dico che certe vole mi tocca fare il correttore di bozze prima di autorizzare l'invio di documenti al cliente forse vi verrà da ridere, ma è purtroppo così.
E chi scrive queste cose è gente laureata, gente dalla quale ti aspetteresti di più in questo senso... che disastro...

Un saluto
Luigi
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Sempre peggio...
Sensa schei né paura ma coa tega sempre dura
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Scusate se mi intrometto, "deviando" leggermente il discorso verso altro, ma ho un tarlo che mi rode.
Spesso, in giro sulla rete (quindi con un basso livello di sicurezza), ho trovato scritto che nelle università estere, specialmente in UK, gli esami siano ormai spinti verso una tipologia più "schematica", a crocette, più equi e meno influenzabili da estro ed inventiva: non posso fare a meno di confrontare questa idea con la mia università (UPO), e i risultati sono assai deludenti...
Esami orali la fan da padrone, ed ovviamente non viene premiato solo chi le cose le sa (perché comunque è un esame), ma chi giustamente sa destreggiarsi con le parole e le cose le sa "a mezzo", mentre viene PESANTEMENTE messo in difficoltà chi, come me, soffre d'ansia e soffre della figura pressante e dell'eventuale umiliazione di altre persone presenti! Oltre a questo, è mia opinione che, avere esami orali, sia scomodo anche per la logistica: tempi allungati all'infinito, scomodare più professori, stancare sia loro che noi (c'è gente che magari deve farsi Km per arrivare in università, e farlo per più giorni, magari pure staccati, è anche una spesa inutile), soggettivismo che si traduce in comportamenti magari meno giusti, ecc... Voi cosa ne pensate? Vecchia scuola (commissione, orali lunghissimi, soggettività) o innovazione (esami più brevi, oggettività, ecc...)?
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Guarda, io posso darti un parere sulla base della mia esperienza.
Concordo con te che un esame basato su test "a crocette" sia senz'altro auspicabile e dia sicuramente una valutazione più oggettiva sulle effettive consocenze del candidato, però non si può prescindere, a mio avviso, dalla prova orale davanti ad una commissione.

Capisco l'emotività, capisco l'ansia, capisco tutto, però posso dire che poi finita l'Università e una volta nel mondo del lavoro, ci si troverà miriadi di volte a dover spiegar cose mentre si hanno davanti persone spesso prevenute e "ostili" professionalmente, ti potrai trovare a fare da tutor verso altre persone, magari straniere, ti potrai trovare a dover portare avanti con le tue argomentazioni e idee la causa della azienda dove un giorno lavorerai... capita di tutto guarda e secondo me quindi, il trovarsi ORA davanti ad una commissione di esame pronta a fucilarti al minimo errore o qualora non riuscissi ad esporre bene le tue idee ti formerà per quando ti troverai POI davanti ad un cliente o a un concorrente dove dovrai saper far valere le TUE ragioni...

Avere una commissione di persone davanti, ti fa scuola per la vita, fidati, e più sono str...i meglio impari.

Mi auguro che tra qualche anno tu possa darmi ragione. :-)

Un saluto
Luigi
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Mah, io le crocette non le ho mai considerate come un modo di valutare la preparazione di un individuo. A meno che questa persona non studi Scienza delle merendine.
A Chimica non si possono fare esami del genere. Magari a Medicina, ma sottolineo magari. Non lo considero un metodo di esame.
A Chimica si possono fare esami a risposta chiusa o aperta. È una materia che come le altre Scienze dure necessita di esami appositi. Dove si valuta la reale conoscenza della persona. L'orale spesso era accessorio. In alcuni esami era più d'aiuto che d'intralcio.
E poi sono d'accordo con Luigi sul fatto che sia meglio (ma non sempre) avere docenti che un po' stronzi sono. Almeno si vede subito chi sa e chi non sa.
Ci sta poi tutto il discorso che hai fatto. Non lo nego. La distanza, le tante ore sui libri... Ma c'è anche gente che viene a cazzeggiare e a scaldare la sedia. Prendetevela con loro. Sono loro il problema. Spezzo una lancia in tuo favore Beef su una cosa: alcuni docenti, e spesso assistenti/ricercatori, NON dovrebbero MAI fare esami. Non sono capaci, non è la loro strada. Meglio se ne restino in laboratorio o nel loro studio.
L'università è solo una sorta di limbo. Il vero casino, vedrai, è fuori. E allora rimpiangerai l'università. Fidati.
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Kokosekko




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