Alimentatore stabilizzato autocostruito.
Uffa, dirà qualcuno. Un'altro alimentatore stabilizzato. Ce ne sono già a bizzeffe in rete e non. E poi, con quello che costano oggi, che senso ha farsene uno?
Tutto vero questo, ma quello che mi accingo a presentare ha caratteristiche non comuni.
Intanto è stato espressamente progettato per chi vuole fare esperimenti di elettrochimica, dall'elettrolisi ai più disparati trattamenti galvanici. Come è mia consolidata abitudine, per la sua realizzazione ho impiegato parecchi "pezzi" di recupero.
Per fare un esempio, al posto del trasformatore, pesante e ingombrante, ho utilizzato un alimentatore per PC portatlile da tempo ozioso nel cassetto. La semplicità circuitale e il ricorso a componentistica tradizionale sono, a mio avviso, un punto di forza di questa realizzazione.
Il resto dei componenti elettronici (resistenze, condensatori e transistors) li avevo quasi tutti a parte l'integrato regolatore e i due strumenti indicatori (amperometro e voltmetro). In tutto non avrò speso più di 30 Euri. Ben diverso è il tempo speso per realizzarlo, prima sulla carta e poi praticamente, tra tentativi non sempre riusciti e messe a punto inconcludenti. Meglio non pensarci anche se poi, subito dopo il collaudo finale, tutte le fatiche sono sembrate solo un ricordo lontano.
Passiamo a descrivere le sue prestazioni:
In uscita abbiamo una tensione regolabile da 0,0 a 17,5 V. Anche la corrente disponibile è regolabile tra 0,025 e 4,5 A. Il tutto è poi protetto da accidentali cortocircuiti.
Ecco la foto dell'alimentatore:
   
quella sotto tensione è una resistenza  di potenza. Come potete osservare è alimentata a 10,0 V e la corrente che l'attraversa è di 1,02A. Il valore della resistenza è perciò di 9,8 ohm, in perfetto accordo con quello stampigliato (10 ohm - 10%).

segue lo schema, comprensivo delle misurazioni effettuate:
   

Nota per la realizzazione: l'unica regolazione è quella del trimmer P4. Si scollegano dapprima i collegamenti al piedino 3 dell'integrato L200C, al trimmer P2 e si interrompe l'alimentazione all'alimentatore per PC. Si agisce quindi sulla vite di regolazione finchè il valore ai capi del condensatore C5 sia -2,8V. Dopo aver ripristinato i collegamenti interrotti si alimenta il tutto e si completa la regolazione finchè in uscita si legge esattamente 0,0 V.


saluti
Mario
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La ringrazio per lo schema dell'alimentatore stabilizzato da lei postato, e visto che l'argomento è stato citato, vorrei porle alcune domande 
essendo sicuro che sarà un grande esperto anche nel campo dell'elettrochimica.
Sto da alcuni mesi allestendo una vasca galvanica termostatata e alimentata da un alimentatore "cinese" regolabile da 0-5 A e tra 0-30 V 
e devo dire che su oggetti conduttori l'elettrodeposizione galvanica procede bene ramatura nichelatura e cromatura (altre deposizioni le devo ancora collaudare)
Quello che mi preme di più in realtà, il motivo per cui ho iniziato la sperimentazione, è la Galvano-plastica ovvero l'elettrodeposizione di metalli su oggetti non conduttivi 
come legno ceramiche e materie plastiche in particolare da stampe 3D.
Per prima cosa li rendo conduttivi con varie mani di spray alla grafite e li faccio seccare bene poi provo a galvanizzarli uso delle tabelle trovate su rete sia per la composizione del 
bagno sia per la temperatura che infine per la corrente/superficie da utilizzare le distanze e gli elettrodi anodici adatti (anche se in qualche caso baro un pò).
Inizialmente e molto molto lentamente si forma il metallo ma solo perifericamente nel centro o se sono presente buchi non vi è deposizione sufficiente, da un forum straniero
parlano anche di agitazione continua, penso userò un erogatore per acquari, altri di deporre l'oggetto su una rete fatta di mine di grafite per avere lo stesso potenziale resistivo
della grafite deposta sull'oggetto, ma ignoro molte cose, ad esempio quanto conta il pH del bagno la concentrazione e la purezza dei sali ?
Quanto può interferire un inquinante es rame o ferro nel solfato di nickel-ammonio  o nickel nella cromatura?

Forse le ho fatto troppe domande senza sapere se può rispondermi, mi scuso ma è che la cosa mi sta appassionando molto.

In ogni caso la ringrazio ... Roberto.
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Le sue domande sono un poco OT e meriterebbero un post dedicato.
Lo spray alla grafite lo ritengo poco adatto perchè credo contenga leganti che ne diminuiscono la conducibilità una volta essiccato il film. Un tempo la grafitazione la si effettuava strofinando il pezzo con apposite spazzole finchè la superficie risultava uniformemente grigia. Superfluo ricordare che la grafite doveva essere di ottima qualità. Si usavano anche polveri metalliche finissime come lo stagno. Oggi i migliori risultati si ottengono con la ramatura chimica previa attivazione della superficie con speciali soluzioni chimiche.
Una volta ottenuto lo strato conduttivo si passa alla deposizione del metallo e qui il pH, le impurità metalliche (e non solo quelle), l'agitazione del bagno, la densità di corrente e la sua temperatura giocano un ruolo fondamentale. Altri fattori altrettanto importanti sono la disposizione degli elettrodi, il mantenimento delle corrette concentrazioni e l'impiego di agenti livellanti e antipuntinatura.

saluti
Mario
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Roberto
Mario sarebbe molto utile se potessi mostrarci (sempre che tu lo sappia) come assemblare un pHmetro. Come tutti sanno questi dispositivi sono molto costosi, ma anche che acquistando i pezzi singoli ed assemblarlo si risparmia un botto! Spero saprai esaudire il mio desiderio.
Nulla si CREA, nulla si DISTRUGGE -Democrito & Lavoisier-
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(2016-03-06, 20:35)Guglie95 Ha scritto: Mario sarebbe molto utile se potessi mostrarci (sempre che tu lo sappia) come assemblare un pHmetro. Come tutti sanno questi dispositivi sono molto costosi, ma anche che acquistando i pezzi singoli ed assemblarlo si risparmia un botto! Spero saprai esaudire il mio desiderio.

Le pare che io non sappia come fare? Ricordo ancora quando, decenni orsono, ero in grado di costruire la sonda sensibile al pH (a chinidrone) e pure l'elettrodo a calomelano di riferimento. I pHmetri allora erano solo a valvole e costosissimi. Si ricorreva allora alla cassetta potenziometrica con ponte di Wheatstone e galvanometro. In pratica si doveva ricreare una FEM di valore esattamente uguale a quello fornito dai due elettrodi, cosa che veniva evidenziata dallo zero strumentale. In poche parole ti passava la voglia di misurare il pH. Senza dimenticare che potevano misurarsi solo pH acidi e con concentrazioni saline non superiori a 0,3M, a meno di usare tabelle correttive alquanto approssimative. Non stò a raccontare cosa provai quando finalmente potei disporre di un pHmetro elettronico con elettrodo a vetro combinato.
Oggi non è poi così difficile costruire un pHmetro. In fondo non si tratta che di un voltmetro ad altissima impedenza. Tuttavia bisogna conoscere bene l'elettronica e parecchie malizie nell'assemblaggio. Credo che anche se glielo spiegassi nei dettagli non sabbbe in grado di realizzarlo (senza offesa).
L'avvento, alcuni anni fa, delle schede con microcontrollore (tipo Arduino) ha permeso di semplificare (si fa per dire) l'autocostruzione di un pHmetro.
Esistono in rete alla voce "pH meter Arduino" appositi kit già premontati ad un costo inferiore ai 100 Euri.
Provi a dare un'occhiata.


saluti
Mario
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[attachment=7497 Ha scritto:Mario pid='81163' dateline='1457274923']Per fare un esempio, al posto del trasformatore, pesante e ingombrante, ho utilizzato un alimentatore per PC portatlile da tempo ozioso nel cassetto. La semplicità circuitale e il ricorso a componentistica tradizionale sono, a mio avviso, un punto di forza di questa realizzazione.
Il resto dei componenti elettronici (resistenze, condensatori e transistors) li avevo quasi tutti a parte l'integrato regolatore e i due strumenti indicatori (amperometro e voltmetro). In tutto non avrò speso più di 30 Euri. Ben diverso è il tempo speso per realizzarlo, prima sulla carta e poi praticamente, tra tentativi non sempre riusciti e messe a punto inconcludenti. 
In uscita abbiamo una tensione regolabile da 0,0 a 17,5 V. Anche la corrente disponibile è regolabile tra 0,025 e 4,5 A. Il tutto è poi protetto da accidentali cortocircuiti.
Ciao Mario
Ottimo progetto ed ottimo risultato.
Volevo chiederti come mai non hai scelto di usare un economico "Step Down DC-DC converter" per gestire la regolazione di tensione e corrente. Ormai su ebay se ne trovano a bizzeffe con un'ampia gamma di scelta tra potenze (2A, 5A, 8A, 10A, 15A) e prestazioni: solo reg. tensione, reg. tensione corrente, con display tensione, con doppio display tensione-corrente, con controllo digitale.... e i costi vanno dai 3€ ai 20€ in base alle potenze in gioco. 

Io per esempio tempo fa ho comprato questo, che ha la regolazione di tensione e corrente tramite potenziometro e display di tensione e corrente su singolo display alternabile.
   


E questo che ha il controllo digitale di tensione e corrente e doppio display.
   

Entrambi in grado di regolare da (quasi) zero a 30V con corrente massima di 5A.

Forse questi due non sono adatti a dare tutti i 5A per lunghi periodi senza scaldarsi, in particolare perché carenti di dissipatore, ma esistono modelli da 8-10A con dissipatore che mi sembrano più che sufficienti (solo 3€!!!).
   


Praticamente con uno di questi moduli avresti potuto sostituire tutto ciò che c'è dopo il trasformatore, al limite sostituendo i trimmer (poco comodi per regolare i valori) con dei potenziometri multigiro.

La scelta è dovuta alla semplice voglia di auto-costruire oppure ci sono delle prestazioni del tuo alimentatore che non sono riproducibili da un modulo di questo tipo?

(2016-03-07, 10:30)arkypita Ha scritto: Forse questi due non sono adatti a dare tutti i 5A per lunghi periodi senza scaldarsi, in particolare perché carenti di dissipatore, ma esistono modelli da 8-10A con dissipatore che mi sembrano più che sufficienti (solo 3€!!!).
Di quest'ultimo ne ho appena comprato uno, perché a quel prezzo è regalato!!!!
Se a qualcuno interessa, ecco il link: http://www.ebay.it/itm/DC-DC-CC-CV-Buck-...SwL7VWjlmd
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Mario
Ecco, partiamo da quel converter del link capace di erogare 8A.
Niente da dire sul prezzo *Si guarda intorno* 
Ma le prestazioni, pur buone, non sono quelle desiderate. Non si arriva a 0,0 V ed anche per gli A non si scende sotto 0,2.
E poi il ripple, che è intorno ai 50 mV. Nel mio non ce n'è traccia.
Per adattarlo per uso alimentatore (ricordiamoci che questo converter è progettato come led driver) bisognerebbe poi dissaldare i due trimmer di regolazione e sostituirli con due da pannello.
E in caso di guasto che si fa? Il modulo convertitore guasto lo si butta senza speranza e poco dopo si scopre magari che non è più in produzione e bisogna riadattarne un altro.
Nel mio invece si prende un saldatore e si sostituisce il componente. Tutti sono ancora in vendita.

Infine non c'è alcuna soddifazione autocostruttiva :-D 


saluti
Mario
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arkypita
La scelta di Mario di utilizzare per il suo progetto dei componenti discreti e di reperibilità comune è tutta a vantaggio dell'affidabilità e della disponibilità finale dell'apparato: il sistema non presenta eccessive criticità e in caso di guasto (guasto che può essere solo conseguenza di un utilizzo errato) a rimettere il tutto in funzione è roba di cinque minuti.
I moduli che ha presentato arkypita sono buoni ma effettivamente se iniziano a non funzionare, li butti e basta e non è detto poi che se ne trovi uno simile in sostituzione, con il problema di dover riconfigurare tutto.
Un saluto
Luigi
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(2016-03-07, 11:50)Mario Ha scritto: Ma le prestazioni, pur buone, non sono quelle desiderate. Non si arriva a 0,0 V ed anche per gli A non si scende sotto 0,2.
E poi il ripple, che è intorno ai 50 mV. Nel mio non ce n'è traccia.
Infine non c'è alcuna soddifazione autocostruttiva :-D 
Ciao Mario, scusa per la puntigliosità ma è per capire alcuni dettagli che mi sfuggono.

Prima di tutto io non conosco quasi nulla di elettrochimica e galvanostegia.

Immagino che alcune reazioni possano essere molto sensibili alla componente alternata, e 50mV può essere un ripple davvero elevato (ad 1V è il 5%). Ma è davvero necessario l'annullamento totale del ripple? 
Nel tuo alimentatore sei partito da uno switching per portatili, sicuramente quest'alimentatore ha un ripple sulla tensione di uscita (o sbaglio?). Come fai ad essere sicuro che in uscita non ne hai traccia? Il ripple è connaturato nella conversione AC-DC, e mi risulta possibile filtrarlo, limitarlo a valori tollerabili, ma non rimuoverlo del tutto. Il regolatore L200C è in grado di filtrarlo completamente oppure non è presente già in partenza? Hai fatto una misura sotto carico con l'oscilloscopio?

Per gli usi di elettronica 0,8V di tensione minima sono per me sufficienti. Nel campo dell'elettrochimica si scende sotto questi valori? Per quali reazioni?



Condivido al 100% la soddisfazione autocostruttiva. Io stesso ho passato gli ultimi giorni a costruire un pirografo regolabile partendo da zero (alimentatore 4V tanti A, stilo in PVC sughero, punte in nichrome varie sezioni e misure) tutto autocostruito puntando ad una spesa inferiore ai 5€.
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Grazie x avermi risposto mario! Se riesci a piazzarmi un circuito e le componenti che devo acquistare, sono sicuro di riuscir a farcela. Mi piace l'elettronica, la prego se ha tempo e voglia di creare una discussione a riguardo. Le sarei moltro grato. (Un pH metro molto preciso vorrei assemblare)
Nulla si CREA, nulla si DISTRUGGE -Democrito & Lavoisier-
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