Apparecchio di Marsh
Lavorare con il Marsh non è cosa da tutti.
Tanto è vero che vi furono numerose migliorie sull'apparecchiatura a seguito dei numerosi incidenti e alla riproducibilità dei dati.
Quella che segue è una delle modofiche maggiormente apprezzate.

saluti
Mario


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Dott.MorenoZolghetti, quimico
Grazie per il pdf, lo leggerò con attenzione, ma ho deciso che riproverò, mettendo una valvola unidirezionale per maggior sicurezza e corazzerò il soffitto del lab. ;-)
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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(2014-04-14, 20:29)Dott.MorenoZolghetti Ha scritto: Grazie per il pdf, lo leggerò con attenzione, ma ho deciso che riproverò, mettendo una valvola unidirezionale per maggior sicurezza e corazzerò il soffitto del lab. ;-)

Entrambe mi appaiono come modifiche inutili.
Un Marsh che funzioni deve avere un generatore esterno di idrogeno. La cosa migliore è una bombola con il suo idoneo riduttore e flussimetro.
Ovviamente deve essere esente da Arsenico, nel qual caso lo si purifica facendolo gorgogliare in adatte soluzioni assorbenti.
Poi losi fa passare attraverso tutta la vetreria in modo da scacciare ogni traccia di ossigeno (si evita di avere le condizioni di esplosione e presenza di un'ossidante) e solo a questo punto si accende la fiammella. L'altezza di questa deve essere si 2-4 mm. Eventualmente si regola il pomello del flussimetro. Si può a questo punto incominciare a scaldare il tubicino di quarzo. L'intensità della fiama non varierà di molto anche perche l'idrogeno caldo viene in buona parte raffreddato da un lucignolo costantemente gocciolante acqua fredda e posto dove inizia la strozzatura del tubo di quarzo. Adesso si può fas sgocciolare la soluzione acida contenente l'arsenico (lentamente per evitare di spegnere la fiamma). Inizierà la reazione di riduzione e il flusso di idrogeno verrà ancora una volta regolato per flussare i gas e mantenere una costante altezza della fiammella. L'intera operazione può durare un'ora almeno.

saluti
Mario
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Dott.MorenoZolghetti, quimico
Immaginare di avere una bombola di idrogeno in lab è come pensare di avere detto sì davanti al prete o al sindaco. Meglio glissare. Il mio errore è grossolano: non aver pensato che la miscela idrogeno-aria esplode anche senza fiamma, bastando il riscaldamento ad alta tamperatura. Una leggerezza che per poco non mi ha fatto molto male. Devo rivedere il soffiatore e pagargli un altro pezzo della sua magione...ah, nella prossima vita voglio rinascere soffiatore o donna...
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(2014-04-15, 22:49)Dott.MorenoZolghetti Ha scritto: Immaginare di avere una bombola di idrogeno in lab è come pensare di avere detto sì davanti al prete o al sindaco. Meglio glissare. Il mio errore è grossolano: non aver pensato che la miscela idrogeno-aria esplode anche senza fiamma, bastando il riscaldamento ad alta tamperatura. Una leggerezza che per poco non mi ha fatto molto male. Devo rivedere il soffiatore e pagargli un altro pezzo della sua magione...ah, nella prossima vita voglio rinascere soffiatore o donna...

Credo che una bombola di H2 sia ancora acquistabile. Costo non trscurabile ma meno di un si. E poi, a differenza di quest'ultimo, ti lascia un vuoto chè puoi sempre colmare. E via di nuovo, come all'inizio.
Esiste naturalmente anche l'alternativa del Kipp oppure, l'autogenerazione fai da te.
C'è un inconveniente a rinascere donna. Non vorrei mai che poi si reincarnasse in un tipino come la Lafarge....


saluti
Mario
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Donna innocentissima fu!
Tossicologi blasonati, ma poco accorti...ma visto il mio "incidente", meglio se mi ritiro... ;-)
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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(2014-04-15, 23:53)Mario Ha scritto: C'è un inconveniente a rinascere donna. Non vorrei mai che poi si reincarnasse in un tipino come la Lafarge....

La Signora Marie Lafarge,però, si professò innocente sino alla morte avvenuta nel 1852 per tubercolosi...
Non sapremo mai se l'acido solforico utilizzato dal Marsh per il suo test forense fosse sicuramente esente da arsenico,voglio rimanere nel dubbio che la vivace signora abbia agito nel bene del marito defedato.
comandante diavolo *yuu*
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La perizia non fu del Marsh, ma affidata dalla Corte d'Assise di Tulle a Matheo Josè Bonaventura Orfila, un luminare poco illuminato, un medico e non un chimico, che fece un gran casino nell'analisi chimica. Egli usò l'apparecchio di Marsh per la prima volta in quell'occasione. La confutazione degli esami condotti da Orfila fu invece affidata dalla stessa Corte a François Vincent Raspail. La signora era già stata graziata da Luigi Napoleone Bonaparte nel 1852 e aveva già lasciato le carceri di Montpellier, ma aveva contratto la tubercolosi e muore pochi giorni dopo aver riconquistato la libertà. Fu fatta chiarezza solo dopo la morte e la sua memoria fu riabilitata, ma è certamente una magra consolazione.

Il problema non stava tanto nell'acido solforico, quanto nel nitrato di potassio usato da Orfila per mineralizzare i campioni organici tratti dal cadavere della vittima.
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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Mario




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