Combustibili liquidi
Prendo spunto dal recente quesito di un utente per fare un minimo di chiarezza su questi derivati del petrolio.

Innanzitutto, riferendomi al post citato prima, è molto raro utilizzare idrocarburi per usi di combustione come solventi nelle reazioni chimiche di laboratorio.   no no 
Cherosene, gasolio, nafta e benzina sono miscele piuttosto complesse, costituite principalmente da alcani e, proprio a causa della loro complessità, hanno proprietà chimico-fisiche troppo variegate, che, in genere, sono un notevole punto a sfavore nelle reazioni chimiche.
Gli idrocarburi puri, o miscele isomeriche di alcani a definito numero di carboni, invece, sono solventi molto utili. 
Fanno in parte eccezione gli eteri di petrolio, raffinati appositamente per l'uso nella chimica fine da laboratorio. 

Le miscele da autotrazione sono escluse tassativamente dalla chimica sintetica, anche se, qualche volta, si trovano articoli e brevetti molto datati che fanno riferimento all'uso della benzina.

- Ricordo che queste miscele non hanno composizioni univoche e ben definite, ma possono variare, anche molto, a seconda della raffinazione, delle singole legislazioni nazionali, delle condizioni ambientali in cui sono impiegate e della destinazione d'uso finale.

Benzine: 
Sono le frazioni derivanti dalla raffinazione del petrolio con p.eb. compreso tra 30 e 220°C. A loro volta si classificano in benzine leggere (30-120°C) e benzine pesanti  (80-220°C).
In relazione agli usi e quindi agli additivi aggiunti e alle ulteriori lavorazioni subite di distinguono benzine da autotrazione "normali" o "super" e in benzine avio, per usi aeronautici.
In genere le benzine grezze vengono trattate per aumentarne il numero di ottano e addizionate di numerose sostanze che ne migliorano prestazioni e la stabilità, in particolare antidetonanti, antiossidanti e agenti anti-polimerizzazione.
Un po' impropriamente rientrano in questa categoria anche gli eteri di petrolio, la ligroina e l'acquaragia. Queste però sono miscele che non hanno impieghi come combustibili.

Cheroseni:
Detti anche keroseni, sono miscele di idrocarburi relativamente pesanti, con p.eb. compresi tra 210 e 280°C. Oltre a idrocarburi alifatici contengono anche una certa percentuale di aromatici sia semplici che sostituiti.
Il maggior impiego di queste miscele, trattate e addizionate in modo opportuno, è quello di combustibili per usi aeronautici, jet-fuels, nello specifico come alimentazione per le turbine a gas da turboreattori. 
Un altro impiego non trascurabile è quello del cherosene da riscaldamento.

Gasoli:
Sono prodotti molto abbondanti derivati sia dal topping che dal cracking petrolifero. Sono formati da paraffine fino a 30 atomi di carbonio, ma è notevole anche la presenza di cicloalcani e aromatici, anche policiclici, variamente sostituiti.
L'uso principale dei gasoli, specialmente quelli più leggeri, è quello di combustibili da autotrazione nei motori Diesel.
Hanno impieghi anche in motori di tipo differente come quelli marini. Notevole è il consumo di gasolio da riscaldamento.

Nafte:
Sotto questo nome vengono classificate numerose miscele, spesso senza troppa concordanza nelle definizioni.
La nafta leggera (p.eb. 60-100°C) è utilizzata soprattutto come solvente, la cosiddetta acqua ragia minerale. Abbiamo poi la virgin nafta (p.eb. 60-100°C), utilizzata come intermedio nei processi di cracking e la nafta comune o "pesante", con p.eb. tra 175 e 240°C. Quest'ultimo è un prodotto molto simile al cherosene ed è utilizzabile nei motori Diesel, anche se generalmente la sua parte più altobollente viene sottoposta a cracking.
Infine la nafta solvente è una miscela di areni, ad alto contenuto di xileni, con un punto d'ebollizione generalmente entro i 160°C, ottenuta dal frazionamento dei catrami di carbon fossile.

Oli combustibili:
Non c'è una netta distinzione tra gasoli pesanti e oli combustibili, anche perché hanno destinazioni d'uso molto simili. Si distinguono per alcune proprietà fisiche, in genere la viscosità. Avremo così oli densi, semifluidi e fluidi.
Normalmente non derivano da un preciso stadio della raffinazione del greggio, ma sono ottenuti mescolando tra loro frazioni altobollenti di varia provenienza.
Vengono impiegati come combustibili da riscaldamento, specialmente in campo industriale.
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