Costruire cella elettrolitica per recuperare idrogeno come combustibile!
E bravo Franc, esauriente come sempre.
Hai inquadrato il problema anche dal punto di vista quantitativo... e, come è noto, coi numeri ci si capisce sempre!
Poi la gestione di un impianto (qualsiasi esso sia) uno la fa con la propria testa -_-
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(2012-02-12, 21:17)Dott.MorenoZolghetti Ha scritto: Si, ottime ciance. [ segue giudizio tecnico]
Quando vedrò lo stesso simbolo relativo al controllo di qualità e sicurezza che sta impresso sulle bombole e su tutti gli apparati legali posti in commercio, stampato su quel coso, allora correggerò le mie considerazioni.
Ribadisco: è quello un gioco pericoloso, non tanto lontano dall'assemblare un ordigno casalingo. Meglio impegnare il tempo facendo volontariato...c'è tanta neve da spalare in questi giorni!

I controlli o meglio le certificazioni di qualità non sono necessariamente collegati con la sicurezza, normalmente sono certificazioni volontarie, cui le aziende si sottopongono per dare maggior credito alla qualità del sistema azienda, dimostrando di poter controllare l’accuratezza del processo lavorativo e conseguentemente del prodotto oppure sono espressamente richieste dalle aziende clienti.

Una quindicina di anni fa, se uno voleva vendere il suo prodotto ed era un “pesce piccolo”, doveva sottostare a queste condizioni imposte dal mercato, poi sono arrivati i cinesi ed il prezzo, non le varie certificazioni ISO, ha fatto la differenza.
L’affidabilità delle certificazioni è diventata palese a tutti con i più recenti disastri finanziari ( p.es. Lehman Brothers fu certificata da Standard & Poor's)


La sicurezza delle attrezzature è invece stabilita dallo Stato (leggi, decreti, ecc) e che noi tutti dobbiamo rispettare. I costruttori in particolare, se vogliono vendere in ambito CEE, devono dichiarare la conformità dei loro prodotti alle direttive europee di riferimento (marcatura CE) che dettano i principi generali ed i costruttori possono avvalersi inoltre, per informazioni più specifiche, della normativa tecnica armonizzata (EN) UNI – CEI

Attualmente per i recipienti a pressione superiore a 0.5 bar, la direttiva PED è quella di riferimento. Per eventuali approfondimenti ed informazioni metto un link del sito dell’ISPESL
www.ispesl.it/sitodts/linee_guida/ped/1%20parte%20ped.pdf

Difficile tuttavia che un apparato autocostruito ma soprattutto frutto di sperimentazione e ricerca, sia provvisto di marcature, bolli, certificati e quant’altro, in quanto, anche utilizzando singoli componenti “certificati”, è comunque “l’insieme” che deve essere poi dichiarato conforme dall’assemblatore, ma questo solo se uno intende commercializzarlo.

Chi lo costruisce per un uso personale, anche amatorialmente per fini di ricerca sperimentale, ma oggettivamente anche chi fa reazioni chimiche “casalinghe” si assume la responsabilità di quello che sta facendo, per eventuali incidenti e risponde sia in sede penale, se la cosa costituisce reato (costruire ordigni lo è sicuramente, fare accrocchi e reazioni no) che eventualmente in sede civile, se causa danni a terzi.
Esattamente come se alla conduzione del nostro veicolo, a causa della nostra guida poco accorta o colpevole, mettiamo sotto un volontario o uno spalatore di neve.

(2012-02-15, 01:25)Franc Ha scritto: Si ha ritorno di fiamma se:
--- la miscela ha pressione iniziale troppo bassa;
--- le perdite di carico nel circuito sono troppo elevate;
--- il foro d'uscita gas si riscalda troppo o si attaccano ad esso bave incandescenti.

L'efficienza dell'impianto dipende ugualmente dai tre punti precedenti ed aggiungerei pure dalla qualità della miscelazione.............


Ecco!
Lo sapevo che questo forum merita e mi è piaciuto molto il tuo stile semplice, essenziale ed esauriente nell’affrontare l’argomento, con informazioni, osservazioni e proposte. Chapeau !
*clap clap*

Potresti, se e quando hai tempo, inserire qualche link per poter approfondire i vari aspetti che hai citato nel tuo post? (in particolare sezione dell’ugello in funzione della temperatura)

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Fuovac, grazie per le tue delucidazioni, senza le quali brancolavo nel buio cosmico, nei vasti e desolati spazi siderali dell'ignoranza. Mi sono occupato di certificazioni e sicurezza nella mia azienda solo per un annetto e probabilmente questo non basta a infondermi le giuste conoscenze in questi complessi o turbinosi meandri dello scibile umano.

Detto questo, non cambia la sostanza, nè la mia concezione. E' e resta una cosa pericolosa, sia che la si guardi dal lato tecnico, sia che la si guardi dal lato esperienziale. Ovvio che ciascuno è libero di farsi del male come crede, ma la prudenza invita a indossare la casacca arancio, se spala neve su di una strada trafficata. ;-)
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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Giusto per trovare un compromesso (avete ragione entrambi), sperimentare è bello e va bene, non perdendo però mai d'occhio la serietà in quello che si intende fare e la prudenza.
Poi l'incidente capita anche al più esperto ma studiare e sapere in anticipo a cosa si va incontro è fondamentale.
Saluti a tutti.
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Mi occupo di normativa tecnica e di sicurezza da oltre trent'anni inizialmente, per circa cinque anni, anche su impianti ospedalieri, elettromedicali e strumentazione per laboratoro d'analisi clinica.
Non sono un tecnico nato con il business della 626 e non credo di brancolare nel buio, ma anche nel mio campo, che onestamente mi ha un po' rotto, ho da imparare.:-) Quì su questo forum, imparare è anche divertente oltre che un arricchimento personale.

Convengo ovviamente con quanto espresso da Marzio.


Saluti a tutti.
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(2012-02-20, 14:23)fuovac Ha scritto: ...Potresti, se e quando hai tempo, inserire qualche link per poter approfondire i vari aspetti che hai citato nel tuo post? (in particolare sezione dell’ugello in funzione della temperatura)

Naturalmente grazie per gli apprezzamenti precedenti.

A mio parere un buon testo teorico, ma solo per chi è in buoni rapporti con le equazioni differenziali, la cinetica chimica e la fluidodinamica, è
"Combustione. Fondamenti ed applicazioni" - C.Ortolani - Ed.CittàStudi - 1994
Sul web, la mia grossolana ricerca ha scovato in italiano solo queste lezioni:
http://wpage.unina.it/antcaval/combingghim.html

Si nota immediatamente che su questo materiale non ci sono relazioni pronte all'uso ma piuttosto vengono presentati i modelli fluidodinamici da cui origina lo studio della combustione. Si parte da un'equazione bilancio termico cercando di ricavare un'espressione plausibile per la velocità limite del fronte di fiamma.
Il valore di tale velocità è funzione di una temperatura sempre inferiore a quella adiabatica perchè la fiamma deve cedere continuamente calore in direzione assiale attraverso il suo contorno, il quale è utilmente rappresentato dalla dimensione del foro d'uscita (si noti come ciò dipenda fra l'altro pure dai materiali).
Uno dei tanti modelli, dopo vari passaggi formali, arrangia l'equazione di bilancio termico in una forma abbastanza sintetica:

(Tf - T1) = (T' -T1) + 8Nu (T' - T1) / Pe^2

Tf = T adiabatica del fronte di fiamma
T1 = T iniziale miscela gassosa
T' = T reale del fronte di fiamma
Nu = num.di Nusselt (funzione di r)
Pe = num.di Péclet (funzione di r)

L'equazione viene risolta con alcuni escamotage e sputa fuori, oltre ad un paio di soluzioni fisicamente inconsistenti anche i valori della minima velocità di fiamma e del massimo abbassamento di temperatura sopportabile dal fronte di reazione senza che esso si spenga, i quali, sono inversamente proporzionali al quadrato del raggio del contorno, dimensione caratteristica sotto la quale la fiamma non può appunto propagarsi.

Le soluzioni analitiche attingono comunque a grandezze determinabili con scarsa certezza e mancanti di solidi riferimenti pratici. Allora, più spicciole osservazioni sperimentali incentrate sulla fluidodinamica dello strato di fluido adiacente al bruciatore, ricavano dalle rispettive portate del tubo due semplici ed utili parametri di controllo noti come "gradiente di flashback" e "gradiente di blowoff"

grad(u) = f v Re / 2d

f = fattore d'attrito (perdita di carico)
v = velocità della miscela
Re = num.di Reynolds
d = diametro del foro

le cui velocità, in un diagramma v vs. d, racchiudono inferiormente e superiormente la zona di stabilità ricercata che pure deve essere compresa fra la "distanza di penetrazione" (stabilita empiricamente in base alla dimensione minima di spegnimento; correlata analiticamente a grandezze tipo densità, calori specifici, diffusività, ecc...) ed il regime fluidodinamico giudicato accettabile per lo sviluppo della fiamma.

Anche in quest'ultimo caso, possedere una vasta collezione di dati sperimentali semplifica le relazioni e permette di procedere per interpolazione fra le numerose grandezze necessarie. Dubito comunque che sia semplice trovare conforto sul web o su testi in italiano, quindi a scopo di premessa e sperando serva a qualcosa, ho cercato di riassumere a grandissime linee come funziona lo studio dei fenomeni di combustione menzionando i parametri più importanti. Spero abbia qualche utilità.
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[-] I seguenti utenti ringraziano Franc per questo post:
al-ham-bic, fuovac, Max Fritz
O_O
Beh! Fortuna che “hai riassunto a grandissime linee” ! Considerando che le mie conoscenze di chimica si limitano al biennio di istituto tecnico, mi ci vorrà una settimana come minimo ad inquadrare il tutto nelle linee generali.

Hai fatto molto più di quanto ti ho chiesto e convengo con Al-ham-bic che sei un grande *clap clap*
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