Fattore di correzione e titolazioni
Buongiorno a tutti, tra non molto dovrò affrontare l'esame di stato e ho un dubbio che spero qualcosa possa risolvere. 

In pratica, pur non avendo mai visto nei laboratori e durante le esercitazioni pratiche l'utilizzo del fattore ci correzione, apparentemente alla prova quantitativa per l'esame di stato ci verrà richiesto di utilizzarlo.

Il testo dell'esercizio si esprimerà in termini simili a questi: 

Determinazione quantitativa del titolo di acido citrico monidrato secondo quanto preisto dalla FU. 
Il campione ha un titolo pari a 99,98 +/- 0,003% e la soluzione titolante di idrossido di sodio un fattore di correzione di 1,094 

Considerato che la concentrazione del titolante ci verrà data, che il volume sarà da calcolare come dovrei usare quel fattore di correzione?

Probabilmente sarà un un calcolo di purezza dove alla fine dovrò trovare i grammi titolati e confrontarli ai grammi pesati, usando una formula del genere. 

Volume titolante * normalità titolante * PE titolato = grammi titolato 

In che modo dovrei inserire il fattore di correzione all'interno di questa equazione? 

Dalla definizione di fattore di correzione, mi verrebbe da pensare che basterebbe inserirlo nell'equazione precedente, ma ho paura che mi sfugga qualcosa.

Un grande rigraziamento a chiunque saprà darmi una risposta  *Hail*
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Il fattore di correzione in analisi quantitativa volumetrica è il rapporto tra la concentrazione effettiva del titolante e la sua concentrazione presunta.
Se la concentrazione è espressa in normalità si ha:
fattore di correzione = f.c. = N effettiva (eq/L) / N presunta (eq/L)
È una grandezza adimensionale.
Si ricava perciò che:
N effettiva (eq/L) = N presunta (eq/L) · f.c.
Nel tuo esempio:
N effettiva = 0,1 eq/L · 1,094 = 0,1094 eq/L
L'equazione per il calcolo della massa dell'analita diventa:
massa analita (g) = N presunta (eq/L) · f.c. · V titolante (L) · ME analita (g/eq)
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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Spiegazione chiarissima, ti ringrazio!
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