Film: Molto forte incredibilmente vicino
Da un po' di tempo non scrivevo in questa sezione, non per inattività, ma per pigrizia. Ieri, dopo giorni di lavoro e di visite, ho avuto un momento di intimità con me stesso e ho guardato questo film. Bello. Intenso.

E' tratto dall'omonimo romanzo (bestseller) di Jonathan Safran Foer, scritto sulle note emotive del tragico "11 settembre" americano. Il protagonista è un ragazzino di undici anni che, perduto il padre nell'attacco al World Trade Center, intraprende una ricerca di senso e di valori per lui stesso inattesa. Oskar Schell (questo il nome del bambino) non sa dove lo porterà la sua avventura, ma l'affronta, pur non senza paure, con lucida fierezza. Ciò che lo muove è un ritaglio di giornale trovato in una giacca del padre, in cui appare cerchiata in rosso la scritta "non smettere di cercare". Inoltre ha tra le mani una chiave, per anni abbandonata in un vasetto di terracotta blu, rovinosamente caduto a terra durante una perlustrazione nell'armadio del padre. Un oggetto inutile che dischiude, fracassandosi a terra, un segreto a lungo celato.
La chiave apre certamente qualcosa. A Oskar il compito di scoprire cosa.
Vi è poi l'incontro con un uomo muto che diventerà compagno di viaggio nella ricerca, dimostrandosi molto più che un semplice vicino di casa.

Il tema della ricerca è uno di quegli argomenti che costellano la vita di ciascuno di noi, indipendentemente dal livello culturale o sociale, dal lavoro svolto o dalle abitudini quotidiane. Ciascuno di noi, prima o poi, è chiamato a prendere parte a una qualche ricerca di senso. Una specie di "caccia al tesoro" in cui il premio non è poi così ben chiaro. Si sa solo che è d'inestimabile valore, magari solamente per chi lo sta cercando. Tutti gli altri, indaffarati nella loro ricerca, ci passano accanto, interagendo più o meno, ma osservandoci sempre con una certa dose di curiosità e di criticità. Solitamente sono scoraggianti, tranne alcuni, diciamo "illuminati", che ci spronano a perseverare, a sperare.

Oskar troverà quello che cerca e molto altro, ma Oskar non è un bambino comune, è "strano" (come di si dice nel film), perchè è proiettato dalla figura paterna verso ragionamenti precoci forse, ma certamente e indiscutibilmente assoluti. "Ogni cosa deve avere una ragione, un significato" e trovare un legame di senso tra la morte del padre e un dirottamento aereo non è certamente un'impresa da undicenni. Così come non lo sarà giustificare la sepoltura di un feretro vuoto, giacchè il corpo del padre giace sparso tra le macerie di due grattacieli.

Il film non risolve alcuni interrogativi, anzi ne fa nascere di nuovi e più cogenti, capaci di sconvolgere la vita di chi ne sa cogliere la profondità e l'importanza. Tutti abbiamo tra le mani il tamburello a sonagli, ma a volte ci manca la forza di agitarlo con la giusta fede.

Titolo originale: Extremely Loud & Incredibily Close.
Anno di uscita: 2011 (USA, candidato al premio Oscar come miglior film dell'anno), 2012 (Italia)
Regia di Stephen Daldry
Durata: 125 min.
Warner Home Video Italia

Lo consiglio a chi non lo ha visto, ma avviso: non è intriso di retorica come ci si potrebbe attendere, quindi tenete a portata di mano il fazzoletto.


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*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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Max Fritz
L'avevo visto qualche mese fa, anche a me non è dispiaciuto.
Me lo aspettavo, devo ammetterlo, un pelino meno romanzato e un po' più ricercato, particolare, eccentrico.
Ma contiene comunque quegli spunti curiosi che suscitano interesse e riflessione, oltre che coinvolgimento emotivo, come il sonaglio o lo strano rapporto di superiorità che il bambino vuole assumere con l'anziano signore muto.

La riflessione che più ho apprezzato, che non può lasciarci indifferenti, se proviamo a pensare alla forza con cui la percezione dell'insensatezza del tutto percuote l'animo di un bambino che ha subito quella sorta di sciagura, è legata al suo ascolto ossessivo delle registrazioni telefoniche degli ultimi istanti di vita del padre: vuole disperatamente trovare qualcosa che faccia sparire il caso da una catastrofe simile, vuole un progetto, un'intenzionalità, una sensatezza, che non gli facciano crollare tutto sotto i piedi, che non lo gettino in una vita caotica e alla quale non sempre si possono chiedere spiegazioni.
Infine, come praticamente tutti i racconti sui bambini/ragazzi, il tema della "questua", della ricerca, che in altri casi più che in questo si spinge nel fiabesco e nel mondo del mito, è ovviamente l'allegoria della crescita e del passaggio all'età adulta, passaggio che richiederà appunto di accettare e saper gestire il caso, senza impazzirci e senza mistificarlo.
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Beh, vi è anche un altro dato correlato con le registrazioni. In quegli istanti, quando il padre lo chiamava "ci sei?....ci sei?", lui, pur essedo lì fisicamente, non lo è con la mente imbrigliata dalla paura. Paura di affrontare la vita che lo chiamava alla responsabilità di un ultimo colloquio con il padre morente. Dice Oskar: "mi chiamava, chiamava me, ma io non ho risposto". Mi è venuto in mente il "Voca me" del Confutatis così come musicato dal Mozart. Il tono del Confutatis è aggressivo, incalzante, tranne nel Voca me, così come la voce che, pur nel tumulto e nella concitazione per il destino imminente, trova la calma per dire quel "ci sei?" mesto e caloroso. E' un invito a rispondere "sì, ci sono". Invito che, pur proposto nove volte, non è accolto. Un rimorso che il bambino, anche crescendo, non riuscirà mai a cancellare.
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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