Milano misteriosa...
Due settimane fa sono stato a un convegno nell'Oltrepo e rientrando ho fatto tappa a Milano. Piazza del Duomo era gremita di turisti accaldati, non vi era neppure una bava di vento. Dopo un rapido pranzo vegetariano e un sorbetto al limone, accompagnato da un amico, ho fatto visita a un gioiellino del Cinquecento che non conoscevo: san Maurizio al Monastero Maggiore.
Insolitamente deserta, questa piccola chiesa, nasconde nel suo interno alcuni tesori davvero sorprendenti. Costruita su antiche rovine romane, di cui ancora si conservano ampi ruderi, rappresenta un pezzo di storia già a partire dall'età carolingia. Il sito dunque è davvero antico, mantre l'edificio attuale risale al 1503, pur con rimaneggiamenti anche radicali.
E' annesso alla chiesa un museo archeologico davvero molto ricco in reperti. Sembra piccolo da chi lo osserva dall'esterno, ma entrando nelle sue sale ci si accorge di un'ampia dislocazione su quattro piani, di cui uno ipogeo. Ma andiamo per ordine, iniziamo dalla chiesa.
Il progetto architettonico è attribuito quasi unanimamente a Gian Giacomo Dolcebuono, già noto per la sua collaborazione alla realizzazione del tiburio del Duomo. In effetti la struttura laga forme neo-medioevali, romaniche e gotiche, fondendone le caratteristiche salienti in un movimento d'effetto. La volta a botte dell'aula, traversata da finte crociere, bene rappresenta la miscela di stili. Poggia su lunette nelle quali si aprono rosoni strombati da cui cala una luce insolita e molto suggestiva. (segue)


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*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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quimico, Christian, lorenzo
L'architettura dell'edificio è secondaria, se si valuta il contenuto pittorico degli affreschi e dei fregi ornamentali che interessano completamente tutta la superficie muraria interna. L'aula detta "delle monache", consecutiva all'aula principale della chiesa e separata da questa mediante un muro tramezzo che fa da parete dell'abside (di fatto assente), contiene veri capolavori. Fra tutti sono da mettere in rilievo le scene pittoriche di Bernardino Luini. E' questi un pittore del Cinquecento molto rappresentativo della pittura milanese, con caratteristiche pittoriche assorbite dal Bergognone, dal Foppa e dal Bramantino. Il Luini è famoso per aver riprodotto in pittura alcune opere inventive di Leonardo da Vinci e per aver saputo creare suggestioni pittoriche (specie per l'accostamento dei colori) degne del Raffaello. A detta di alcuni, persino qualche volta superiori al Raffaello: la "Santa Caterina" per esempio, è tra le sue opere meglio riuscite.
Oltre al Bernardino, anche i figli Aurelio e Giovan Pietro, dalla metà del 1500, hanno contribuito a completare gli affresci delle cappelle, soprattutto quella detta "Bergamina". Altri pittori come Giuseppe Arcinboldi, Ottavio Semino, Antonio Campi e Simone Peterzano (maestro del Caravaggio), hanno, in tempi diversi, contribuito ad arricchire le aule del complesso monumentale. Per finire, nell'aula delle monache è possibile ammirare un sontuoso organo del costruttore Gian Giacomo Antegnati, lo stesso che ha costruito l'organo che si trova nel Duomo di Milano. La cassa dello strumento è stata decorata da Francesco de' Medici da Seregno con l'aiuto del figlio Girolamo. Un gioiello che unisce virtualmente la musa della musica a quella della pittura. (segue)


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Christian, quimico
Non so quanto vi possa interessare l'arte pittorica del Cinquecento, ma quando ho visto quella "Deposizione" sono restato a bocca aperta!
La Madonna è svenuta! Ai piedi della Croce, ha perso i sensi. Non è la classica "Mater dolorosa", è proprio svenuta. La cosa ha dell'incredibile per quel tempo, dove la pittura era molto controllata e censurata, specie nel periodo successivo al Tridentino.


Ho aggiunto la foto di un affresco che mi piace particolarmente. Lo cerco ogni volta che entro in qualche chiesa. Il tema è la cacciata dei mercanti dal Tempio. Quante cordicelle a mo' di frusta dovrebbe intrecciare oggi Gesù per epurare le chiese cattoliche dalle molte attività lucrative dei suoi ministri...
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quimico, Christian
Terminata la visita all'edificio sacro, è possibile visitare (gratuitamente fino a fine agosto) l'attiguo museo archeologico. La visità è stata molto interessante perchè il museo ospita nelle sue molte sale una grande varietà di opere romane, greche ed etrusche. Si tratta in prevalenza di vasellame e piccoli oggetti di uso comune, ma davvero ben conservati.
Questi alcuni esempi di vasellame in vetro, di epoca romana.
      


Un aspetto curioso è lo studio medico dei reperti di ossa e denti rinvenuti nelle necropoli. In una vetrina sono mostrate le lesioni da sifilide sulle ossa piatte del cranio. Evidentemente già allora era d'uso il "bunga-bunga mediolanense".
      

Altro suggestivo reperto è questo piatto da rituale d'argento. Si tratta di una bellissima "patera" rinvenuta a Parabiago (MI) nel 1907 e risalente al IV secolo d.C. E' raffigurato il trionfo di Attis e Cibele, assisi su di un carro trainato da una pariglia di quattro leoni, circondati da tre sacerdoti (Coribanti) di Cibele.
La cosa che mi ha colpito, per deformazione, è la presenza di alcune figure che hanno relazione con la chimica. In alto, nel cielo potete vedere Helios (sul carro trainato da quattro cavalli) ossia il Sole. Sull'altro carro vi è Selene (la Luna). Tra il Sole e la Luna sta Phosphoros (la stella del mattino). Sotto a destra, stesa tra dei putti, vi è Tellus, la Terra.
Helios, Selene, Phosphoros, Tellus...quattro elementi dei sistema periodico.

Uscendo dalle sale al pianoterra del museo, si accede al cortile interno dove appaiono vestigia romane molto suggestive. Un esempio per tutti, la bellissima torre poligonale, eretta nel III secolo d. C. e riadattata a torre di avvistamento nel periodo carolingio. Successivamente fu incorporata nel monastero. Internamente circolare, la torre presenta affreschi (datati al XIII secolo) di santi e una crocefissione in corrispondenza di un altare oggi scomparso. Vi è anche una curiosa scena di tre santi cavalieri in prigione di cui si ignora la storia.


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