NON scegliete chimica a Firenze: la mia umile opinione su chimica unifi
Ciao a tutti, dopo tanto torno a scrivere su questo forum per un rant incredibile, che solo qui almeno per il momento mi sento di postare. Come qualcuno di voi saprà, mi sono laureato lo scorso ottobre presso l'università di Firenze, in chimica, con una tesi in chimica analitica. Per quello mi sono trovato veramente bene. Ciò di cui mi vorrei lamentare in questo post, e quindi avvertire anche le nuove leve, è del corso di laurea in chimica dell'università di Firenze: a mio dire, pes-... con molte cose da migliorare. E lo sto notando adesso più che mai, dato che sto frequentando una magistrale in Germania.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto, la mia è una singola, personale, umile opinione, e come sempre, ascoltate più voci diverse quando si tratta di scegliere un'università. Magari quando leggerete questo messaggio sarà anche tutto cambiato in meglio, per carità, anche se la mentalità è la cosa più difficile da cambiare di tutte.

Partiamo dalla cosa meno importante, ma che è quella che mi ha fatto più girare le scatole: il fatto che chimica unifi millanti di essere un "dipartimento di eccellenza". Sicuramente in classifica a livello nazionale è effettivamente tra questi (almeno nel 2018) e per carità, magari a ricerca sono bravi. Peccato che con la didattica questo non c'entri assolutamente niente, e sono pronto ad elencarvi numerosi perché.

Punto primo: programmi di studio non aggiornati e stravecchi. Alcuni prof "vanno a braccio" e/o utilizzano slide del paleolitico scritte senza la benché minima cura, riversandoci sopra camionate di nozioni sconnesse. Moltissimi professori comunque sono validi ricercatori e accademici, sia chiaro. Io parlo della didattica completamente obsoleta da parte di alcuni.

Quasi completa assenza di laboratori, e quelli che ci sono sono troppo corti, inutili e/o approssimativi. Mi sono ritrovato al primo semestre di magistrale in Germania che, mentre capivo tutta la teoria dietro ad un processo in un nanosecondo, dovevo chiedere le cose più basilari di pratica di laboratorio, come ad esempio fare una distillazione sottovuoto quando ti cambiano un minimo la vetreria da davanti agli occhi. Un conto è sapere come si fa, sapere la chimica fisica che c'è dietro. Un conto è averla fatta una singola volta, e perlopiù in gruppo, alla triennale.

Mi viene a tal proposito in mente un aneddoto sul sodio metallico. Ad una lezione con circa una cinquantina di persone, durante il secondo anno una volta un/una professore/ssa ci disse: "ma voi avete idea di come sia fatto il sodio metallico?". Nessuno rispose, così continuò infastidito: "ma non è possibile che siate al secondo anno e nessuno di voi sappia come sia il sodio metallico: è un panetto argenteo e si taglia con il coltello, come il burro. Ma cosa vi insegnano?". Detto da un professore. Sono dovuto andare in Germania a vedere com'era fatto. Spero vivamente che per altri colleghi in altre parti d'Italia non sia stato così.

Ma chiaramoci, ancora una volta: non voglio fare di tutta l'erba un fascio. Su 22 esami che ho dato, almeno 10 professori erano molto molto validi sia come didattica che come produzione scientifica. Tuttavia, la qualità della didattica (i voti che danno gli studenti ai professori) è pubblica, e uno può farsi un'idea già lì senza fare nomi. Un paio di professori che ho avuto (e che ora non credo insegnino più lì -- grazie al cielo, ogni tanto ci ascoltano...) hanno addirittura nascosto le valutazioni, chissà mai perché. 

Relazioni di laboratorio approssimative. In tutti i corsi che ho fatto, e gli insegnamenti che ho visto, ad eccezione di pochi come le chimiche organiche e laboratorio di fisica, nessuno ci ha mai insegnato come redigere una relazione di laboratorio come si deve, né come fare una corretta analisi dei dati. Ho dovuto imparare tutto questo da solo, senza sforzo, perché già possedevo molte nozioni a riguardo. Ma per molti miei colleghi non è stato così, e questa cosa non la trovo giusta. Che senso ha imparare a memoria 900 dimostrazioni di Fisica 2 se poi a nessuno viene insegnato come realizzare una curva di calibrazione su Excel, o usare gli headings su Word? Certo, molti potranno rispondere: lo si impara da soli, è fattibile. A quel punto, ugualmente potrei dire: anche le dimostrazioni di Fisica 2 si possono imparare da soli senza problemi (e molte volte è così, perché magari un/a prof non sa spiegare né ha voglia di farlo).

Le chimiche fisiche sono fatte molto bene. Ma anche lì: completa assenza della parte pratica e analitica del dato. E no, non è vero che tutto è una "banale conseguenza" delle dimostrazioni. Servono entrambe, in eguale maniera. E' inutile fare tutta teoria, se non applichi i concetti o tutta pratica se non sai niente dei princìpi su cui si fonda.

Ciliegina sulla torta: mi sono laureato PIU' di un anno fa e sto aspettando ancora il pezzo di carta. E no, non è colpa del covid: è proprio l'università di Firenze in generale che non si sa per quale motivo, consegna le pergamene ben un anno dopo la data di laurea, chiedete pure a chiunque si sia laureato negli ultimi anni... Se vi sembra una cosa normale.
EDIT- Ricevuta dopo 14 mesi dalla laurea dopo 4 email, di cui una al Rettore, ok.

Il tirocinio e la tesi sono state le parti più belle e stimolanti di tutto il corso. Probabilmente perché sei tu che a quel punto scegli la persona che deve seguirti. Sicuramente quello, unito agli esami del terzo anno, dove andiamo a vedere qualcosa di più "aggiornato" e "reale" sono le uniche cose che si salvano dei miei anni là. Poi certo, sono uscito molto preparato, ma perché ho studiato molto da solo. Molti esami sono stati utili solo per sapere cosa dovevo studiare.

Adesso vorrei ampliare il discorso a livello internazionale. In Germania ho potuto notare diverse cose.

I corsi teorici sono molto più facili perché non ci sono nozioni ma approcci alla risoluzione di problemi reali. Gli scritti sono così, talvolta c'è anche un paper recente da commentare come punto di partenza. Comunque fai il compito se hai capito veramente; non è possibile passarlo studiando tomi di roba a memoria (ah e non ci sono dimostrazioni).

Laboratori e parte pratica infinitamente migliore e stressantissima e non paragonabile a quella italiana. Lì impari a fare veramente qualcosa. Relazioni su relazioni di minimo 40 pagine (che per noi sarebbero vere e proprie tesi). Personale docente e PhD veramente disponibilissimi. Ho sempre trovato tutti che amano il proprio lavoro e che hanno voglia di insegnartelo con passione.

Vorrei inoltre terminare questo rant con questo post su Reddit, di un ingegnere meccanico. Perché il nostro problema più grande, secondo me, è l'individualità, non i fondi, come dice qualcuno.

lucabio Ha scritto:Campanilismo in ogni dove. Parlo di automotive, che è un po' il mio settore. Centri di ricerca contro altri centri di ricerca, università contro università, regione contro regione, città contro città persino paese contro paese. Passiamo giorni dicendo quanto faccia schifo il modello Lombardo e nel frattempo Ducati e Lamborghini sono diventate del Volkswagen group (vabbè ormai da qualche anno ma non importa). Abbiamo una montagna di tecnologie e know how sui veicoli elettrici e nessuno prende una misera iniziativa [...]. Tecnologicamente siamo diventati la succursale (per non dire peggio) di altri paesi e forse un po' ce lo meritiamo. Ci sono tanti bei progetti nati da gente invisibile e rimangono tali, appunto, isolati e sconosciuti. Se penso ad Olivetti non riesco a non pensare ad Arduino, direi che si tratta della spin off (se tale si può definire) meglio riuscita.

Tuttavia, vorrei ancora una volta precisare che mi riferisco SOLO al corso di laurea in chimica e SOLO a Firenze. Quello che ho scritto riflette solamente le mie personalissime opinioni e può non corrispondere a realtà. Specialmente adesso che è passato più di un anno. Conosco moltissime persone che si sono trovate benissimo in altri corsi di laurea della medesima università, come matematica, fisica, geologia, biotecnologie molecolari, lettere... Veramente degli ottimi CdL da quello che mi hanno detto e da quello che ho visto. Poi è anche vero che mi hanno parlato benissimo di chimica a Padova o a Milano, o ancora di chimica industriale a Bologna. Insomma, sono arrivato alla conclusione che ogni regione ha le sue peculiarità in fatto di CdL. E soprattutto: ascoltate le opinioni di chi questi CdL li ha frequentati! Ascoltate, chiedete e chiedete! E mai lasciarsi ingannare dagli open-day. Fidatevi di quelli solamente se volete vedere gli ambienti!

Con i miei massimi auguri alle nuove matricole ovunque nel mondo, cari saluti a tutti!

Myttex



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Devastato007, luigi_67
Un conto è saperne un sacco e fare delle gran ricerce, un conto è saper insegnare. Purtroppo non tutti sanno insegnare e quando un professore non sa insegnare rende il corso molto più difficile di quello che è in realtà. A me sta capitando con due corsi della magistrale che hanno alcuni argomenti in comuni: quello che non capisco da una parte, lo capisco invece benissimo dall'altra. Di laboratori io ne ho fatti abbastanza sopratutto al secondo anno quando alcune volte ne avevo anche 4/5 a settimana, col carico di lavoro poi anche da fare a casa con la stesura delle relazioni. Al terzo anno invece solo 1 me ne hanno fatto fare e alla magistrale una delle prime cose che hanno detto è che di laboratori ce ne saranno molto pochi perchè ormai la tecnica pratica si da per imparata (io non credo che lo sia ma comunque è così tanto). In laboratorio diciamo che percepisco sempre che c'è nell'aria un "attento non usarne troppo di questo o di quello che costa", non c'è nulla da fare: noi studenti siamo un costo per l'università che non ha i soldi perchè non gliene vengono dati (discorsone ampio che non tratterò perchè non ne sarei capace). Sodio metallico manco io l'ho mai visto se non su youtube ma anche altre cose più comuni come titanio, silicio, boro, manganese, cromo...insomma le ho viste perchè mi sono messo a trafficare per conto mio. Trafficando per conto mio ho imparato molte cose che in università non vengono spiegate perchè si prediligono altre conoscenze, detto questo a me pesa di non saper fare molte in laboratorio. Cose che ho solo viste disegnate sulle slide e basta e cho studiato, so il funzionamento chimico-fisico ma probabilmente non saprei nemmeno accenderlo lo strumento. Ma poco male tanto poi a lavorare per fare queste cose cercano gente non laureata che quindi può essere pagata di meno: anche se non hai la minima idea di cosa sia una distillazione o un analisi come ICP-AES ti metto lì 2/3 volte a fare e poi impari come prendere la frazione giusta o inserire il campione nello strumento. Io credo che il problema sia solo monetario: mancano i soldi.
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Salve a tutti,

Sono nuovo del forum e desidero commentare il post in questione.

Anche io ho frequentato, insieme all'autore del post, la facoltà di chimica presso l'Università di Firenze.

Desidero suddividere il mio pensiero in più punti e spero che, sebbene possano diventare lunghi, qualcuno avrà la pazienza di leggerli.

1- "Mancanza di passione"

Ho deciso di chiamare così la prima parte del mio commento perché una delle prime cose che salta all'occhio è la totale assenza di passione per l'insegnamento da parte di alcuni professori. Docenti che non rispondono alle mail e mancanza di qualità delle slide presentate a lezione sono solo due delle molteplici problematiche che possono rientrare in questa categoria. Come non dire, inoltre, che le nozioni che secondo il piano didattico dovrebbero essere già state acquisite vengono, poi, date totalmente per scontato? Ma come faccio a ricordarmi le proprietà della matrice Hessiana dopo un anno dall'esame di matematica 2? Ovviamente non è possibile ed è qui che lo studente sputa sangue sui libri, una volta tornato a casa da ore di lezione. Troppa fatica per il professore fare un ripasso di ciò che si dovrebbe sapere per seguire al meglio il corso.

2-"Troppi esami. Troppi esami inutili"

"Calcolo numerico e programmazione" penso sia l'esame più stupido che potessi fare. Non dico questo per la difficoltà del corso, quanto piuttosto perché non serve a nulla. Ci sono troppi esami per riuscire a completare in corso, e bene, la triennale e troppi esami inutili che annullano ulteriormente la possibilità di raggiungere questo obiettivo.

3-"Slot machine"

Mi ricollego, ora, al punto precedente. Perché mettono tutti questi esami? Perché ci mettono nella condizione di dovere sostenere 3-4 esami per sessione, per ben 3 anni, se vogliamo completare il CdL al termine del terzo anno? Semplice, perché non ce la possiamo fare. Non facendocela andremo fuori corso e così dovremo pagare più tasse. Questo, però, è bene dire che risulta essere una problematica comune a tutte le università presenti sulla penisola. E' brutto scrivere quello che leggerete tra qualche parola ma ... l'università la finisce prima chi impara a memoria, e non chi cerca veramente di capire i concetti. Solamente in sessione invernale del primo anno, almeno a livello teorico, dovremmo sostenere "Chimica generale ed inorganica", "Matematica 1", "Fisica 1", "Informatica" (o come si chiama) e forse un altro esame. Ma aspettate, molti di questi esami sono composti da una parte scritta ed una orale. Diciamo pure che una matricola, entro la fine di febbraio, dovrebbe sostenere almeno 8 prove universitarie. Hai letto bene: 8. Perché? Chimica generale ed inorganica è composta da 2 scritti e due orali, fisica 1 da una parte scritta ed una orale, matematica 1 da due prove scritte ed una orale ecc ecc. Questo purtroppo è una problematica che te lettore, se vorrai mai iscriverti a questa facoltà, dovrai subire. In soldoni, moltiplicate tutti gli esami che trovare sul piano di studi per 3, il risultato sarà il numero di prove che dovrete sostenere, contando parziali, orali, test scritti. Pensate davvero che un ragazzo riesca a gestire tutta questa mole di lavoro? Se avessi la stanza dello spirito e del tempo...

4-"Mi prendi per lo sfiatatoio?"

Veniamo mangiati dai professori se non rispettiamo il formalismo dettato dalla materia in questione, ma gli altri professori commettono i nostri stessi errori. Ecco una bella storiella veramente successa. Il Professor XXX (forse dovrei dire ProfessorFESSO), insegnante di chimica industriale, alla lavagna scrisse (delta maiuscolo)q. Questo, come ci insegna la chimica fisica, è però un errore perché la funzione calore non è una funzione di stato: avrebbe dovuto scrivere (delta minuscolo)q. Perché a lui è concesso l'errore (non la sapeva nemmeno questa cosa, palesemente), mentre noi veniamo dilaniati dagli artigli dei professori davanti ai nostri amici che sono venuti, per sostenerci, all'esame orale?

5-"Il materiale dov'è?"

Se 2 mesi sono richiesti per superare un esame, non abbiate paura: le prime due settimane le butterete via a cercare ed a rielaborare il materiale da studiare. Possibile che i professori non siano in grado di creare degli appunti perfetti del loro corso che possono poi distribuire agli studenti? In fondo, si tratterebbe solo di creare un pdf una sola volta: tutti gli anni condividerebbero sempre gli stessi appunti. Immaginatevi a lezione, con gli appunti già fatti, senza che dobbiate muovere la testa come foste ad una partita di tennis per cercare di copiare la lavagna e scrivere quante più cose possibili sul vostro quaderno. Avreste, finalmente, la possibilità di acquistare molte nozioni a lezione semplicemente ascoltando il professore, non pensando quindi a scrivere come se non ci fosse un domani. Inoltre, chi ve lo dice che quello che avete scritto sia corretto e non abbiate fatto un errore dato dalla foga della copiatura? D'altronde è impossibile che la mano scriva alla stessa velocità con cui le parole escono dalla bocca di un altro individuo. Come detto precedentemente, questo non è un problema solo dell'Università di Firenze.

6-"Conclusioni" Se siete toscani e avete amici chimici a Pisa, sentite come si sono trovati e ponderate. Firenze non è affidabile come si può leggere sulla carta o navigando sul web. Le classifiche, d'altronde, non le fanno gli studenti.



Saluti,


il vostro devastato di quartiere.
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myttex, luigi_67
Ho frequentato due diverse universitá italiane e posso assicurarti che riguardo la mancanza di pratica di laboratorio e la sovrabbondanza di teoria e teoria senza dimostrazioni é una costante italiana. Il primo ateneo che ho frequentato é stato Siena. Ci mancavano le spatole, tant'é che dovetti fregarmi un cucchiaino figo al bar del dipartimento stesso. Giá da lí capii che dovevo comprarmi vetreria e reagenti e fare da me. Le esperienze di laboratorio stesso erano di una confusione che alla fine uno se ne usciva con nulla in mano: non si era imparato niente. Non parlarmi di Organica II lab. TLC, colonne, test colorimetrici, caos totale non ci ho capito nulla. Ripresi terreno durante il tirocinio dove ero io da solo e la prof. a fare reazioni insieme. Lí imparai qualcosa di colonne cromatografiche, NMR ecc... Nonostante tutto sarei rimasto ma giusto poco prima laureato passó una circolare che impediva anche agli studenti magistrali ed ai laurendi magistrali di usare da soli qualsiasi strumento: cioé sarei dovuto stare lí a guardare slide per altri due anni ! Me ne andai. Tornato a Catania trovai laboratori piú grandi e meglio organizzati ma anche lí avrei gradito qualche esperienza pratica in piú.

E' come dici tu, belle ricerche ma pessima didattica. E' da lí che viene il problema della teoria atomica: i chimici non la sanno piú, non sanno piú Cannizzaro e Avogadro.

Poi ci sono certi fantomatici professori che non sono altro che lettori. Leggono articoli, leggono slide, leggono e basta. Questo non é spiegare, é solo una perdita di tempo. Dammi il tuo stipendio che me le leggo da solo le slide. Torniamo sempre allo stesso discorso. In Italia c'é la dittatura culturale di sinistra. Molti di sti docenti sono lí solo perché hanno fatto atto di sottomissione all'antifascismo, sono lí solo perché antifascisti non perché meritevoli. I raccomandati del '68 stanno ancora lí. Quando al tempo era facile trovare il posto, si buttarono all'assalto della cosa pubblica e nessuno li ha piú levati da lí. Finita l'universitá pochi mesi dopo furono assunti a posto fisso intoccabile. In pratica questi qua non hanno veramente guadagnato il loro posto, gli é quasi toccato di default e cosí come i bambini viziati sono arroganti e presuntuosi.

Gli studenti che si sentono rivoluzionari si cacano addosso di qualsiasi cosa. Gli basta che si fregano i soldi per le arci, si fanno il concerto cantano bella ciao e loro sono a posto. Vabbé vá, non voglio divagare piú di tanto. Ci vuole una rivolta in Italia, che decapiti completamente tutta questa monnezza. Si dovrebbe proprio far piazza pulita di tutto e ripartire da zero con persone nuove.
" Trasformare rifiuti in risorse "

https://www.youtube.com/watch?v=yNikr1W5zWk
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myttex, luigi_67
Uhhh lascia perdere il tirocinio che io quest'estate ho dovuto farlo in modalità telematica a causa del covid. Ho avuto fortuna perchè il gruppo di ricerca a cui sono stato assegnato ci teneva che fosse un tirocinio pratico di laboratorio e allora i professori piazzavano il computer con Teams aperto in laboratorio e noi li guardavamo mentre facevano il lavoro che avremmo dovuto fare noi mentre intanto ci spiegavano quello che stavano facendo e perchè lo stavano facendo. Non si sa come mai ma in laboratorio potevano andarci solo i tesisti magistrali e i dottorandi. E' stata una gran sofferenza per me che aspettavo da tre anni di potermi fare questi 3 mesi in laboratorio a fare quello che mi piaceva finalmente, ero pure riuscito a dare tutti gli esami (6 nela sessione invernale + 4 della sessione estiva, ovviamento accettando voti più bassi del normale) in tempo per poter cominciare il tirocinio a giugno senza pesi sulla coscienza ma non è servito a nulla.
Per quanto riguarda il carico di lavoro e gli esami posso assolutamente affermare che quelli che hanno la media più alta fra tutti sono quelli che hanno una grandissima memoria e basta. Più cose ti ricordi più ne riesci a dire il giorno dell'esame e va bene così poi magari non sanno tenere una beuta in mano o se gli chiedi di fare del solfato rameico sanno fare bene i conti stechiometrici ma poi mettono l'acido solforico direttamente sul rame. Io mi ricordo una cosa mentre avevo appena iniziato a trafficare per conto mio: a generale mi dissero che l'alluminio era anfotero cioè reagiva sia con basi che con acidi...e quindi? Che reagisse con HCl già lo sapevo perchè avevo visto in giro gente con lo faceva ma con le basi, possibile che un metallo venisse corroso da una base? Un giorno allora calai due pezzetti di carta stagnola in una soluzione di NaOH e la meraviglia di vederlo reagire e scomparire fu enorme, lì davvero capii di aver capito cosa significa che l'alluminio è anfotero.
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myttex
(2020-12-18, 00:20)zodd01 Ha scritto: Poi ci sono certi fantomatici professori che non sono altro che lettori. Leggono articoli, leggono slide, leggono e basta. Questo non é spiegare, é solo una perdita di tempo. Dammi il tuo stipendio che me le leggo da solo le slide.

Su questo non posso far altro che concordare al 100%.

(2020-12-18, 08:54)FLaCaTa100 Ha scritto: mentre avevo appena iniziato a trafficare per conto mio: a generale mi dissero che l'alluminio era anfotero cioè reagiva sia con basi che con acidi...e quindi? Che reagisse con HCl già lo sapevo perchè avevo visto in giro gente con lo faceva ma con le basi, possibile che un metallo venisse corroso da una base? Un giorno allora calai due pezzetti di carta stagnola in una soluzione di NaOH e la meraviglia di vederlo reagire e scomparire fu enorme, lì davvero capii di aver capito cosa significa che l'alluminio è anfotero.

Questo è un punto fondamentale! La Chimica, come molte altre branche STEM, è una scienza che necessita della pratica. Il problema dei fondi è solo una scusa che tutti ci raccontiamo. Quanto costerà mai fare l'esperienza da te citata? Eppure ti credo sulla parola: lì, nel vederla, hai capito perfettamente la teoria che avevi studiato e che c'è dietro. La pratica dev'essere qualcosa che va di pari passo con la teoria, sempre; l'una non può esistere senza l'altra. Basterebbe solo più organizzazione da parte dei docenti. Certamente non puoi portare 200 persone in laboratorio, ma puoi mostrare loro anche solo un video di un'applicazione, o mostrarla dal vivo a tutti. Perché questa parte deve essere lasciata sempre alla curiosità dello studente? Inoltre, quando la gente inizia a scemare verso il secondo anno, se una classe è formata da 50-60 persone ce la fai benissimo a portarle in laboratorio, anche a gruppi. Basta coordinare tutti i professori di un determinato dipartimento e i relativi dottorandi, come succede in Germania. Mettere paletti per le relazioni, iniziare a fargli fare ricerche bibliografiche da subito, a integrare i fondamenti teorici di quello che uno fa. Ma fino a quando ci sarà tutto questo campanilismo e lotte interne tra professori stessi... Eh vabbé...



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Conosco diverse esperienze a livello di ITI per chimici, sia biennio che triennio, dalle quali si può dedurre la teoria.
A livello universitario, con studenti che alle superiori non hanno mai visto un laboratorio di chimica, questo dovrebbe essere una regola.
Se proprio non si riesce a portare tanti studenti in laboratorio, il mio sogno è sempre stato disporre di un'aula-laboratorio: si "fa vedere" e si spiega di conseguenza utilizzando i dati sperimentali (misure o anche solo osservazioni).
Ciao
Luisa

Dal laboratorio se ne usciva ogni sera, e più acutamente a fine corso, con la sensazione di avere “imparato a fare una cosa”;
il che, la vita lo insegna, è diverso dall’avere “imparato una cosa”.
(Primo Levi)


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myttex
Per quanto mi riguarda posso dire di odiare una cosa in particolare degli esami della mia ex-università: la dispersione e l'attaccamento agli orali. Su 18 esami, 2 o 3 erano "unici", con una prova scritta, tutti gli altri partivano da minimo 2 a massimo 4 materie (a Medicina anche 5-6 materie assieme), le quali a loro volta potevano avere uno scritto ed un orale per fortuna fatti contestualmente tra materie. A parte la dispersione suddetta, la vera e propria mania di voler fare di un esame un vero e proprio tour-de-force dal sapore antico, faccia a faccia, mi ha sempre creato non pochi problemi, è una metodica dove va avanti chi ha parlantina più di chi ha studiato (visto io personalmente). Gradirei non vedere uscite politiche, please ;-)
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Ma anche i programmi che si svolgono sono infiniti: non è possibile che per 4 crediti io debba perdeci un mese per studiare tutto perchè il programma è infinito e la prof spara 40 slide per lezione. Alla magistrale da me devi riuscire a dare 15 esami in 2 anni più i 9-12 mesi di tesi: non so come facciano quelli che riescono a laurearsi già ad ottobre. Senza contare che io che ho scelto il curriculum di inorganica devo sorbirmi e sbattere la testa sull'esame di analitica strumentale e su quello di spettroscopia in chimica organica (HNRM, CNMR, IR, massa etc..) che valgono entrambi 8 crediti, tantissimo! Ma perchè devo perdere tempo lì su cose che non mi interessano e non mi piacciono e non posso invecere spendere quelle ora in laboratorio o comunque a fare dei corsi di inorganica in più? Alla triennale ho già dato 4 esami di organica, 2 tra biochimica e biorganica e 3 di analitica! Quando ci si comincia a specializzare?
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Parlo da ex studente di Chimica lombardo, che ha girato anche altre università come Novara e Milano. Non posso che trovarmi più d'accordo e mi sono laureato diversi anni prima di voi. Ho fatto esami che ancora mi chiedo a cosa mi siano serviti, quando potevamo farne altri molto più interessanti e legati ad un futuro lavoro come chimica alimentare o chimica delle formulazioni.
Docenti che erano rimasti al Createceo con le dispense, spesso fatte davvero male e illeggibili. Esami in numero talmente elevato che io ancora oggi mi chiedo a cosa servano. Crediti formativi attribuiti a caso ad esami. Esami spezzati in due moduli A e B, spesso non obbligatori o quanto meno propedeutici l'uno all'altro. Che senso ha fare un pezzo sì e l'altro se si vuole? Cosa ho imparato? Cose a metà Salvo solo i laboratori perché spesso erano tenuti da docenti con i controcazzi e il laboratorio di tesi di 12 mesi solo perché chi scelsi come relatore è ancora oggi una delle persone che più stimo.
Esami alla Specialistica obbligatori e non pertinenti al mio curriculum mi hanno fatto perdere mente e tempo. Non potevano farli alle Triennale? Boh.
La scusa del non aver soldi la sento da sempre. Passano gli anni ma non cambia nulla.
La mia ragazza ha fatto quasi tutta la Triennale a Firenze poi per motivi personali lasciò e si è laureata poi in CTF. E anche a CTF non è che siano messi meglio di Chimica, eh.
Inutile dire che le Università italiane sono le migliori (alcuni lo sono ma sono davvero poche) e inutile che ci bulliamo all'estero. Qua manca tra le tante cose una, che a mio avviso è la base, ovvero il legame con l'industria, che DEVE esserci. Se no ci credo che non si trova lavoro post laurea. Manca una continuità. E le industrie potrebbero anche trarvi molto.
Negli USA sono le aziende le prime a voler investire nelle Università, sia perché hanno capitali sia perché spesso da quelle Università escono innovatori e idee rivoluzionarie.
Anche in Europa, ci sono sicuramente più possibilità e probabilità di imparare davvero. Alcuni gruppi di ricerca sono sempre sulla cresta dell'onda e pubblicano ricerche che poi hanno un'applicazione vera, reale.
Chimica come altre STEM ha bisogno della pratica, dell'applicazione di quello che si studia, che non è meno importante ma non deve restare fine a sé. Finché non capiranno la cosa, usciranno laureati che o hanno il colpo di culo e trovano lavoro (lavoro che presto o sta stretto o non ti dona nulla) o che se ne vanno giustamente all'estero dove possono pensare ad un futuro reale o che ancora oggi si mangiano le mani, rincorrendo sogni e accontentandosi.
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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myttex, Devastato007




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