Nozioni di teoria musicale
Il forum si sta espandendo verso tutte le direzioni.
Mi è sembrata un'idea costruttiva aprire un topic sulla teoria musicale,più conosciuta come solfeggio,a grandi linee,per chiarire idee e magari aggiungere qualcosa al proprio bagaglio culturale,senza troppe pretese.
Partiamo dalle cose elementari.
Come tutti ben sanno la musica viene letta dal pentagramma,composto da 5 linee parallele.
Il pentagramma ha avuto un 'evoluzione col passare dei secoli. Agli arbori esisteva solo una linea,per la ritmica del brano,dedicato esclusivamente a voci.
Con il tempo vennero scritte note sia sopra che sotto la linea. I cantanti capivano così che la melodia aveva un certo andamento,talvolta saliva o scendeva. La nota centrale era il sol. L'evoluzione portò ad un aumento delle linee,aumentando così anche i punti di riferimento per gli esecutori. Il primo pentagramma si trova in partiture religiose: i canti corali dei monaci.
Le note venivano indicate con quadrati neri.
Da 500' in poi venne utilizzata una scrittura in cui non si teneva conto solo dell'altezza della nota ma anche della sua durata.
Da questo momento in poi i cambiamenti saranno numerosissimi,la nascita delle cellule ritmiche,la ripartizione del tempo in battute. La nascita delle chiavi sul pentagramma e le tonalità.
Soffermiamoci un attimo sulle chiavi.
Attualmente esistono tre tipi diversi di chiavi: la chiave di violino in Sol,le chiavi di Do e le chiavi di Fa.
La chiave di violino è l'unica chiave in Sol,costruita sulla seconda riga del pentagramma.
Tutti gli strumenti dal timbro acuto utilizzano questa chiave : il flauto e ottavino,oboe,clarinetto,violino,tromba e voci soprane,mezzosoprane e contralte.
Le chiavi di Do sono 4 : la chiave di soprano,di mezzosoprano,di contralto e di tenore,costruite su diverse linee del pentagramma.
Le chiavi di fa sono due,per gli strumenti più gravi: la chiave di basso e la chiave di baritono,oramai in disuso.
[Immagine: chiavisetticlaviocolori.gif]

Possiamo quindi contare sette diverse chiavi,che costituiscono il setticlavio. Il vecchio ordinamento del programma di solfeggio prevedeva la lettura in tutte e sette le chiavi...meno male che seguo il nuovo ordinamento..asd
Si capisce quindi che il pentagramma è una struttura finalizzata solo ad aiutare a individuare le note,che sono "posizionate" e "imposte" dalle chiavi.
Un pentagramma senza chiave non ha alcuna utilità pratica.
La regola vuole che le voci cantanti abbiano la propria chiave,ma in pratica si preferisce utilizzare la chiave di violino per le voi acute e quella di basso per il baritoni ,tenori e bassi.
L'impostazione di un pentagramma non è però completa se non si inserisce anche il tempo di battuta.
Il tempo di battuta,espresso in frazioni è il valore complessivo delle note presenti in battuta.
Se abbiamo un brano in 2/4 (indicato anche con C spaccato) potremmo avere in una battuta due note da 1/4,oppure quattro da 1/8 oppure otto da 1/16 e così via.
La varietà di ritmi costruibili è enorme,ma la somma del valore delle note deve essere sempre quello riportato all'inizio del pentagramma.
E' difficile parlare di tutti i tempi che si posso trovare.
Si possono però considerare due gruppi: i tempi composti e i tempi semplici.
La loro differenza fondamentale sta nella loro composizione,che va oltre il semplice valore frazionario. I tempi semplici vengono pensati come un battere e un levare. Tutti i semplici sono quindi composti da queste due suddivisioni: il battere all'inizio e il levare alla fine. Anticamente venivano definiti "arsi" il battere e "tesi" il levare.
Bisogna quindi pensare per ogni battuta ad un oscillazione completa,che ha un inizio ed una fine.
Nei tempi composti invece abbiamo un arsi e due tesi,quindi un battere levare levare.
Per questo sono chiamati anche tempi irregolari,ma che all'ascolto non sono percepiti come tali.
Parliamo ora delle note.
Alla domanda "quante note esistono" la maggioranza delle persone risponderebbe 7. In verità le note sono 13.
Infatti esistono 7 note "naturali" che sono Do,re,mi,fa,sol,la,si e 5 note alterate che possono essere chiamate in due maniere: do#,re#,fa#,sol#,la# o re-b,mi-b,sol-b,la-b e si-b
# a indicare il diesis e b a indicare il bemolle.
Queste sono due delle 5 alterazioni utilizzate in musica.
Il primo ha la funzione di innalzare di un semitono la nota alla quale è accanto e il secondo abbassa di un semitono.
In questa maniera le note o "gradi" alterati posso essere visti come innalzamenti delle note precedenti o abbassamenti delle note successive.
Per concludere il capitolo alterazioni:
-doppio bemolle bb
-doppio diesis ##
-bequadro
Il doppio bemolle e il doppio diesis alterano la nota di ben un tono!
Per cui un Do## viene eseguito come un Re o un La-bb come un Sol.
E allora perchè utilizzare queste alterazioni?
In una scala maggiore o minore esistono 7 gradi.
Nel do maggiore per esempio c'è il do,re,mi,fa,sol,la e si.
Sono rispettivamente chiamati I,II,III,IV,V,VI;VII grado.
Ogni scala deve avere tutti e sette i gradi.
Se si scrivesse Do,Re,Mi,Mi#,Sol,La,Si avremmo sbagliato.
Infatti avremmo 2 volte un III grado,di conseguenza la sequenza sopra scritta non è una scala,ma una semplice sequenza.
Per via di questi criteri musicali si richiedono in casi più complessi anche alterazioni come il doppio bemolle o il doppio diesis.
Il bequadro invece annulla il valore dell'alterazione. Riporta quindi la nota allo stato naturale.
Le alterazioni possono essere scritte sia all'inizio di un pentagramma,(sono chiamate alterazioni di tonalità o in chiave) sia accanto ad una sola nota,chiamata alterazione temporanea,perchè alla fine della battuta perde il suo valore e non influisce sulle note seguenti.
Spero di non aver fatto un minestrone....se non si capisce qualcosa ditemelo...l'argomento è talmente vasto che è un''impresa riuscirlo a introdurre seguendo un filo logico....
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Beefcotto87, quimico, as1998, Dott.MorenoZolghetti, al-ham-bic, ale93




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