2015-08-31, 14:30
In questa calda estate, in giardino i fumi rossi dell’ipoazotide e i vapori soffocanti di ammoniaca sono stati sostituiti dai fumi molto più gradevoli emessi dal barbecue per delle feste in compagnia tra amici.
In occasione di una di queste abbiamo festeggiato un compleanno.
Il giorno dopo, ripulendo e buttando via i “resti” dei festeggiamenti, osservo i glow stick usati dai bambini la sera precedente e mi viene l’idea: è possibile riutilizzare il colorante in essi contenuto, per successive “accensioni”?
Detto, fatto, è scattato l’esperimento che vi passo ad illustrare.
Scopo dell’esperienza
Come già esposto nel post relativo alla sintesi del TCPO, affinché possa essere generata luminescenza, è necessario impiegare dei composti che trasformino l’energia chimica della reazione in energia luminosa.
Sappiamo che è possibile avere emissione su diverse lunghezze d’onda dello spettro luminoso, in funzione del fluoroforo utilizzato.
Abbiamo visto infine che questi composti non sono facilmente reperibili per un home lab, avendo a volte costi di acquisto superiori al valore del platino.
Si vuole quindi provare a recuperare la soluzione dagli stick esausti con il colorante e vedere se lo stesso è in grado di poter funzionare in una successiva “riaccensione”.
Materiale utilizzato per l'esperimento
Glow stick esausti
Tronchesine da elettricista
Vial
Materiale utilizzato per la chemiluminescenza
Dispositivi di sicurezza individuale:
Guanti
Indumenti protettivi
Attenzione: il liquido contenuto negli stick esausti è da considerare tossico. Prendere le necessarie precauzioni al fine di evitarne il contatto con la pelle e lo spargimento nell'ambiente di lavoro.
Descrizione dell’esperienza
In occasione di una di queste abbiamo festeggiato un compleanno.
Il giorno dopo, ripulendo e buttando via i “resti” dei festeggiamenti, osservo i glow stick usati dai bambini la sera precedente e mi viene l’idea: è possibile riutilizzare il colorante in essi contenuto, per successive “accensioni”?
Detto, fatto, è scattato l’esperimento che vi passo ad illustrare.
Scopo dell’esperienza
Come già esposto nel post relativo alla sintesi del TCPO, affinché possa essere generata luminescenza, è necessario impiegare dei composti che trasformino l’energia chimica della reazione in energia luminosa.
Sappiamo che è possibile avere emissione su diverse lunghezze d’onda dello spettro luminoso, in funzione del fluoroforo utilizzato.
Abbiamo visto infine che questi composti non sono facilmente reperibili per un home lab, avendo a volte costi di acquisto superiori al valore del platino.
Si vuole quindi provare a recuperare la soluzione dagli stick esausti con il colorante e vedere se lo stesso è in grado di poter funzionare in una successiva “riaccensione”.
Materiale utilizzato per l'esperimento
Glow stick esausti
Tronchesine da elettricista
Vial
Materiale utilizzato per la chemiluminescenza
10 ml dietile ftalato
50 mg TCPO
100 mg sodio acetato
3 ml acqua ossigenata 30%
Dispositivi di sicurezza individuale:
Guanti
Indumenti protettivi
Attenzione: il liquido contenuto negli stick esausti è da considerare tossico. Prendere le necessarie precauzioni al fine di evitarne il contatto con la pelle e lo spargimento nell'ambiente di lavoro.
Descrizione dell’esperienza
Si procede, dopo aver suddiviso gli stick per colori, ad estrarre il liquido in essi contenuto.
Per fare questo è sufficiente tagliare con una tronchese le due estremità, facendo quindi colare il contenuto in una fiala. Facendo attenzione si riesce ad evitare che cadano i residui di vetro contenuti nello stick.
Per fare questo è sufficiente tagliare con una tronchese le due estremità, facendo quindi colare il contenuto in una fiala. Facendo attenzione si riesce ad evitare che cadano i residui di vetro contenuti nello stick.
Ecco le fiale a luce ambiente
e a luce di wood.
E’ chiaro che in queste soluzioni si trova sia quel che resta del colorante, sia i prodotti risultanti dalla precedente reazione, pertanto è evidente che si tratta di un miscuglio che di certo non aiuta nelle operazioni successive.
e a luce di wood.
E’ chiaro che in queste soluzioni si trova sia quel che resta del colorante, sia i prodotti risultanti dalla precedente reazione, pertanto è evidente che si tratta di un miscuglio che di certo non aiuta nelle operazioni successive.
Ho attivato la reazione con le quantità di reagenti sopra riportate, utilizzando come coloranti le soluzioni ricavate precedentemente.
Solamente le soluzioni contenenti i coloranti rosso e verde hanno dato una luminescenza apprezzabile, gli altri apparivano appena luminosi anche se al buio completo.
Considerazioni finali.Solamente le soluzioni contenenti i coloranti rosso e verde hanno dato una luminescenza apprezzabile, gli altri apparivano appena luminosi anche se al buio completo.
Il risultato ha confermato un po’ quello che già pensavo: la quantità minima di soluzione recuperata, insieme al fatto che alcuni fluorofori si degradano durante la reazione di chemiluminescenza perdendo quindi efficacia in eventuali “riaccensioni”, rende la cosa non conveniente.
La durata della luminosità, così come l’intensità ottenuta non è neanche lontanamente paragonabile a quello che si ottiene con il colorante puro: il verde “puro” dura all’incirca 40 ore contro appena 3 di quello riciclato.
In conclusione quindi il gioco non vale la candela e se si vuole ottenere una bella luce... i coloranti bisogna comprarli….



Alla prossima

Luigi