Purificazione dei composti chimici usati in laboratorio
Post cancellato per impedire svaccamenti vari.
L'idrogeno (H) ha un protone ed un elettrone.
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No, per una volta ti blocco sul nascere ;-) Evitare di svaccare anche questo thread, Maximo ;-)
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Ottimo allora. Non mi resta che provare con Hg metallico, del resto vale la pena, visto come poi risulti facile allontanarlo dal solfuro di carbonio. Vi farò sapere. :-)
*** Cercar di far bene e non di far molto. (A. L. Lavoisier) ***
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quimico
Toluene [108-88-3] MW 92.1, b.p. 110.6 °C, d4[b]10 0.87615, d4[b][/b]25 0.86231, nD[b][/b]20 1.49693, nD[b][/b]25 1.49413.[/b]

Anidrificare il toluene con CaCl2, CaH2 o CaSO4, ed anidrificarlo ulteriormente lasciandolo su sodio, P2O5 o CaH2.
Può essere distillato frazionatamente su sodio o P2O5. A parte quello purificato in modo specifico, il toluene è probabile che sia contaminato con metiltiofeni e altre impurità contenenti zolfo. Queste possono essere rimosse sbattendo il toluene con H2SO4 concentrato, MA la temperatura deve essere mantenuta al di sotto dei 30 °C se vuole essere evitata la solfonazione del toluene. 
Una procedura tipica consiste nello sbattere il toluene due volte con H2SO4 concentrato e freddo (100 mL di acido per 1 L di toluene), una volta con acqua, una volta con una soluzione acquosa al 5% di NaHCO3 o NaOH, ancora con acqua, quindi anidrificare in successione con CaSO4 e P2O5, ed infine distillare da P2O5 o su LiAlH4 dopo avere riflussato per 30 minuti.
In alternativa, il trattamento con NaHCO3 può essere sostituito facendo bollire a riflusso con un amalagama di sodio all'1%. I composti solforati possono anche essere rimossi attraverso prolungato sbattimento del toluene con mercurio, o attraverso due distillazioni da AlCl3, il distillato viene quindi lavato con acqua, anidrificato con K2CO3 e conservato su truciolo di sodio.
Altre procedure di purificazione includono il riflusso e la distillazione di toluene anidrificato su sodio da difenilpicrilidrazile radicale, e da SnCl2 (per assicurarsi la liberazione dai perossidi).
Esso è stato anche co-distillato con il 10% in volume di etil metil chetone, ed ancora distillato frazionatamente [Brown & Pearsall J Am Chem Soc 74 191 1952].
Per la rimozione dell impurità carboniliche vedere la purificazione del benzene.
Il toluene è stato purificato tramite distillazione sotto azoto in presenza di sodio benzofenone chetile.
Il toluene è stato anche anidrificato con MgSO4, le impurità solforate sono state rimosse, ed è stato qiundi distillato frazionatamente da P2O5 e conservato al buio [Tabushi et al. J Am Chem Soc 107 4465 1985].
Il toluene può essere purificato facendolo passare attraverso una colonna ben impaccata usando la terra di Fuller.

PURIFICAZIONE RAPIDA: Alumina, CaH2 e setacci molecolari 4A (3% p/v) possono essere impiegati per anidrificare il toluene (6 h di agitazione magnetica e riposo). Quindi il toluene viene distillato, scartando il primo 5% del distillatore, ed è conservato su setacci molecolari (3A, 4A) o su spira di sodio [Beilstein 5 H 280, 5 I 144, 5 II 209, 5 III 651, 5 IV 766].
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luigi_67, Guglie95
Acido citrazinico (acido 2,6-diidrossiisonicotinico) [99-11-6] MW 155.1, m.p. >300°C, pK1 3.0, pK2 4.76.
L'acido è di norma una polvere gialla, tendente al verdognolo, ma è bianca quando ultra pura e diventa blu se lasciata a sé per tanto tempo. È insolubile in H2O ma leggermente solubile in HCl caldo e solubile in soluzioni di alcali o carbonati. È purificato tramite precipitazione da soluzioni alcaline con HCl diluito, ed asciugato sotto vuoto su P2O5. L'estere etilico ha un m.p. di 232 °C (tubo evacuato) ed una pKa di 4.81 in MeOCH2CH2OH [IR: Pitha Coll Czech Chem Comm 28 1408 1963]. [Beilstein 22/7 V 24.]
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ohilà, luigi_67, NaClO
Visto che manca e visto che un utente l'ha richiesto, aggiungo la purificazione del THF aka tetraidrofurano.

Tetraidrofurano (ossalano) [109-99-9] M 72.1, b.p. 25°C/176mm, 66°C/760mm, d420 0.889, nD20 1.4070, pK25 -2.48 (aqueous H2SO4).
Viene ottenuto commercialmente attraverso idrogenazione catalitica del furano da residui agricoli contenenti pentosano. È stato purificato riflussandolo con, e distillandolo da LiAlH4 che rimuove l'acqua, inibitori ed altre impurità [Jaeger et al. J Am Chem Soc 101 717 1979].
Anche i perossidi possono essere rimossi attraverso passaggio lungo una colonna di allumina attivata, o per trattamento con ferro(II) solfato/sodio bisolfato acquosi, seguito da KOH solido. In entrambe i casi, il solvente viene quindi anidrificato e distillato (distillazione frazionata) su sodio metallico. A questo scopo è stato anche utilizzato litio in filo o agitazione vigorosa con potassio fuso. Il CaH2 è stato anch'esso utilizzato come agente anidrificante.
Sono disponibili diversi metodi per ottenere il solvente quasi anidro.
Ware [J Am Chem Soc 83 1296 1961] lo anidrificava in maniera vigorosa con una lega Na-K fino a che il colore blu era evidente nel solvente alle temperature della miscela ghiaccio secco/cellosolve. Il solvente è mantenuto in contatto con la lega fino a quando viene distillato per l'uso.
Worsfold e Bywater [J Chem Soc 5234 1960], dopo averlo riflussato e distillato da P2O5 e KOH, a sua volta, riflussavano il solvente con la lega Na-K e fluorenone fino anche il colore verde del sale disodico del fluorenone non era bene evidente. [Alternativamente, invece del fluorenone, può essere utilizzato il benzofenone, che forma un chetile blu.] Il tetraidrofurano era poi distillato in modo frazionato, degassato e conservato su CaH2. p-Cresolo o idrochinone inibiscono la formazione dei perossidi.
Il metodo descritto da Coetzee e Chang [Pure Appl Chem 57 633 1985] per l'1,4-diossano si applica anche qua.
Le distillazione dovrebbrero essere sempre fatte in presenza di un agente riducente, ad esempio FeSO4. [Beilstein 17 H 10, 17 I 5, 17 II 15, 17 III/IV 24, 17/1 V 27.]
Irrita la pelle, gli occhi e le membrane mucose, e il vapore non dovrebbe mai essere inalato. È ESTREMAMENTE INFIAMMABILE, e dovrebbero essere sempre prese le dovute precauzioni.

Purificazione rapida: Purificazione come per il dietiletere.
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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EdoB, Fenolo
Manca il dietiletere? Mi tocca ovviare... E poi metterò anche l'1,4-diossano. Sembra che per la purificazione rapida si debba inseguire una metodica: uno cerca una cosa e si rimanda ad un altro solvente che rimanda ad un altro solvente ancora. Robe da matti.

Dietil etere (etere etilico) [60-29-7] M 74.1, b.p. 34.6°C/760mm, d420 0.714, n15 1.3555, nD20 1.35272.

Tipiche impurità sono acqua, EtOH, dietile perossido (che è esplosivo quando concentrato), e aldeidi.
I perossidi [rilevati tramite liberazione di iodio da soluzioni debolmente acide (HCl) di KI, o tramite il colore blu nello stato di etere quando un 1mg di Na2Cr2O7 e 1 goccia di H2SO4 diluito in 1mL di acqua è sbattuto con 10mL di etere] possono essere rimossi in diversi modi differenti. Il metodo più semplice è passare etere anidro attraverso una colonna impaccata con allumina attivata (80g Al2O3/700mL di etere). Più comunemente, 1L di etere viene sbattuto ripetutamente con 5-10mL di una soluzione ottenuta dissolvendo 6.0g di ferro(II) solfato e 6mL di H2SO4 in 110mL di acqua.
Possono anche essere usati Na2SO3 soluzione acquosa al 10% o stagno(II) cloruro. L'etere viene quindi lavato con acqua, anidrificato per 24 ore con CaCl2, filtrato e anidrificato ulteriormente aggiungendo trucioli di sodio fino a che rimane limpido. L'etere è conservato in un posto buio e fresco, fino a quando viene distillato da sodio prima dell'uso. I perossidi possono anche essere rimossi bagnando l'etere con un po' di acqua, aggiungendo quindi un eccesso di LiAlH4 o CaH2 e lasciando riposare per diverse ore. (Anche questo anidrifica l'etere.)
Werner [Analyst 58 335 1933] rimuoveva i perossidi e le aldeidi aggiungendo 8g di AgNO3 in 60mL di acqua a 1L di etere, quindi 100mL di una soluzione al 4% di NaOH e sbattendo per 6 minuti. Fierz-David [Chimia 1 246 1947] sbatteva 1L di etere con 10g di una lega zinco-rame. (Questo reagente è preparato sospendendo la polvere di zinco in 50mL di acqua calda, aggiungendo 5mL di HCl 2M e decantando dopo 20 secondi, lavando due volte con acqua, coprendo con 50mL di acqua e 5mL di una soluzione al 5% di rame(I) solfato sotto agitazione. Il liquido viene decantato e scartato, ed il residuo viene lavato tre volte con 20mL di etanolo e due volte con 20mL di dietil etere).
Le aldeidi possono essere rimosse dal dietil etere tramite distillazione con idrazina idrogeno solfato, fenil idrazina o tiosemicarbazide. I perossidi e le impurità ossidabili sono anche esse state rimosse tramite agitazione con una soluzione fortemente alcalina e satura di KMnO4 (con la quale l'etere è stato lasciato riposare in contatto per 24 ore), seguita da lavaggio con acqua, H2SO4 concentrato, ancora acqua, quindi anidrificato (CaCl2) e distillazione da sodio, o sodio contenente benzofenone per formare il chetile. Altre procedure di purificazione includono distillazione da sodio trifenilmetile o butil magnesio bromuro, ed anidrificazione con NaOH solido o P2O5. [Beilstein 1 IV 1314.]

Purificazione rapida: La medesima usata per l'1,4-diossano.
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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comandantediavolo, Fenolo
(2021-01-03, 12:42)Geber Ha scritto: Werner [Analyst 58 335 1933] rimuoveva i perossidi e le aldeidi aggiungendo 8g di AgNO3 in 60mL di acqua a 1L di etere, quindi 100mL di una soluzione al 4% di NaOH e sbattendo per 6 minuti. 

La metodica che usavamo a scuola ( una trentina d'anni fa  :-D  ) prima della distillazione finale .
Dopo aver " sbattuto " con AgNO3 e NaOH 1M , aggiungevamo NH4OH 6M   goccia a goccia fino alla scomparsa dei " fanghi " di Ag2O, e la soluzione separata che si otteneva veniva lasciata a riposo in un cristallizzatore per determinare l'eventuale presenza di aldeidi riducenti mediante l'eventuale deposizione di specchio d'argento ( Saggio di Tollens ).
L'etere separato dalla soluzione acquosa veniva poi lasciato riposare su CaCl2 anidro nottetempo .
Seguiva la distillazione a vuoto scartando le prime gocce e gli ultimi 40 / 50 mL del pallone , e la conservazione in bottiglia di vetro scuro con scaglie di sodio vergine o setacci 4A.
Grazie per avermi fatto tornare giovine  8-) :-D
comandante diavolo *yuu*
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Geber
Che non metti anche l'1,4-diossano? Eccolo, finalmente.

1,4-Diossano [123-91-1] M 88.1, m.p. 11.8°C, b.p. 101.3°C, d425 1.0292, nD15 1.4236, nD25 1.42025.

Viene preparato commercialmente sia tramite disidratazione del glicole etilenico con H2SO4 sia scaldando l'ossido etilenico o il bis(ß-cloroetil)etere con NaOH. Le impurità solite sono acetaldeide, etilene acetale, acido acetico, acqua e perossidi.
I perossidi possono essere rimossi (ed il contenuto di acetaldeide diminuito) facendolo percolare attraverso una colonna di allumina attivata (80g per 100-200mL di solvente), facendolo riflussare con NaBH4 o stagno(II) cloruro e distillando, o tramite acidificazione con HCl concentrato, sbattendolo con ferro(II) solfato e lasciandolo a contatto con esso per 24 ore prima di filtrare e purificare ulteriormente.
Hess e Frahm [Chem Ber 71 2627 1938] riflussavano 2L di diossano con 27mL di HCl concentrato e 200mL di acqua per 12 ore con un lento passaggio di azoto gas per rimuovere l'acetaldeide. Dopo aver fatto raffreddare la soluzione, pastiglie di KOH venivano aggiunte lentamente e si sbatteva fino a quando non si scioglievano più e si era separata un seconda fase. Il diossano veniva decantato, trattato con nuove pastiglie di KOH per rimuovere ogni fase acquosa, quindi trasferito in un nuovo pallone dove era riflussato per 6-12 ore con sodio, quindi distillato da esso. Alternativamente, Kraus e Vingee [J Am Chem Soc 56 511 1934] lo scaldavano su un bagno ad acqua con KOH solido fino a che l'aggiunta di nuovo KOH non produceva più resina (a causa dell'acetaldeide). Dopo filtrazione su carta, il diossano viene riflussato su sodo fino a che la superficie del metallo non viene ulteriormente scolorita durante le ore successive. Viene quindi distillato da sodio.
L'acetale (b.p. 82.5°C) è rimosso durante la distillazione frazionata. Tracce di *benzene, se presenti, possono essere rimosse come azeotropo *benzene/MeOH tramite distillazione in presenza di MeOH. La distillazione da LiAlH4 rimuove aldeidi, perossidi ed acqua. Il diossano può essere anidrificato usando setacci molecolari Linde tipo 4X. Altre procedure di purificazione includono distillazione da un eccesso di C2H5MgBr, riflusso con PbO2 per rimuovere i perossidi, cristallizzazione frazionata tramite congelamento parziale ed aggiunta di KI al diossano acidificato con HCl acquoso. Il diossano andrebbe conservato lontano dal contatto con l'aria, preferibilmente sotto N2.

Una dettagliata procedura di purificazione è quella che segue: Il diossano è lasciato su ferro(II) solfato per almeno 2 giorni, sotto azoto. Quindi acqua (100mL) ed HCl concentrato (14mL)/litro di diossano sono aggiunti (producendo un colore giallo pallido).
Dopo aver mantenuto il riflusso per 8-12 ore con vigorosa gorgogliamento di N2, pastiglie di KOH vengono aggiunte alla soluzione tiepida per formare due fasi e per eliminare il colore. La soluzione viene raffreddata rapidamente con l'aggiunta di altre pastiglie di KOH (sotto agitazione magnetica) fino a quando non se ne disciolgono più nella soluzione raffreddata. Dopo 4-12 ore, se la fase inferiore non è nera, la fase superiore è decantata rapidamente in un pallone pulito contenente sodio, e portata a riflusso su sodio (fin quando il sodio aggiunto di fresco non rimane lucido) per 1 ora. La frazione intermedia viene raccolta (e controllata per il minimo di assorbanza sotto i 250nm). Il distillato è congelato in modo frazionato tramite raffreddamento nel congelatore, con occasionale scuotimento o agitazione manuale. Questo materiale è conservato in un congelatore. Prima dell'uso viene scongelato, riflussato su sodio per 48 ore, e distillato in un recipiente. Tutti i giunti sono ricoperti con nastro in Teflon.
Coetzee e Chang [Pure Appl Chem 57 633 1985] anidrificavano il solvente passandolo lentamente attraverso una colonna (20g/L) di setacci molecolari 3A attivati scaldandoli a 250°C per 24 ore. Le impurità (compresi i perossidi) sono rimossi facendo passare l'effluente attraverso una colonna impaccata con una zeolite del tipo NaX (pellet triturati fino ad una grandezza di 0.1mm di spessore) attivata scaldandola a 400°C per 24 ore o con Al2O3 basica di grado cromatografico attivata scaldandola a 250°C per 24 ore. Dopo rimozione dei perossidi l'effluente è riflussato per diverse ore su trucioli di sodio, escludendo l'umidità, distillato sotto azoto o argon e conservato al buio.
Uno dei migliori test di purezza del diossano è la formazione del complesso violetto disodio benzofenone durante il riflusso e la sua persistenza durante il raffreddamento. (Il benzofenone è meglio del fluorenone per questo scopo e per lo stoccaggio del solvente.) [Carter et al. Trans Faraday Soc 56 343 1960, Beilstein 19 V 16.]

TOSSICO.

Purificazione rapida: Controllare i perossidi (Prossimamente metterò anche i test per gli eteri). Pre-anidrificare con CaCl2 o meglio su trucioli di sodio. Portare quindi a riflusso il solvente pre-anidrificato su sodio (1% m/V) e benzofenone (0.2% m/V) sotto atmosfera inerte fino a quando non persiste il colore blu del radicale anione benzofenone chetile. Distillare, e conservare su setacci molecolari 4A al buio.

(2021-01-03, 13:37)comandantediavolo Ha scritto: La metodica che usavamo a scuola ( una trentina d'anni fa  :-D  ) prima della distillazione finale .
Dopo aver " sbattuto " con AgNO3 e NaOH 1M , aggiungevamo NH4OH 6M   goccia a goccia fino alla scomparsa dei " fanghi " di Ag2O, e la soluzione separata che si otteneva veniva lasciata a riposo in un cristallizzatore per determinare l'eventuale presenza di aldeidi riducenti mediante l'eventuale deposizione di specchio d'argento ( Saggio di Tollens ).
L'etere separato dalla soluzione acquosa veniva poi lasciato riposare su CaCl2 anidro nottetempo .
Seguiva la distillazione a vuoto scartando le prime gocce e gli ultimi 40 / 50 mL del pallone , e la conservazione in bottiglia di vetro scuro con scaglie di sodio vergine o setacci 4A.
Grazie per avermi fatto tornare giovine  8-) :-D

Non si smette mai di essere giovani  :-D *clap clap*
Neanche a farlo apposta...
Comunque a me questa cosa che si usino ancora queste metodiche mi gasa parecchio. A dimostrazione che la Chimica ha solide basi nonostante non si fermi mai, ed evolva continuamente. Doveva essere figo vivere in quell'atmosfera di sperimentazione, di messa a punto di metodiche (io mi sono sempre occupato di quelle analitiche strumentali ahimè ma non siamo lontani).
Basta che se no piango  asd asd asd
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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EdoB
Visto che li ho citati nelle discussioni sopra, e visto che quando si purificano eteri bisogna stare attenti a loro, parliamone meglio.

Perossidi. Questi vengono formati dall'ossidazione tramite l'aria o tramite autossidazione di una vasta varietà di composti organici, tra cui dietil etere, allil fenil etere, dibenzil etere, butil benzil etere, n-butil etere, iso-butil etere, t-butil etere, diossano, tetraidrofurano, olefine, e idrocarburi saturi alifatici ed aromatici. Si accumulano durante la distillazione e possono detonare violentemente per evaporazione o distillazione quando la loro concentrazione diventa elevata. Se è probabile che i perossidi siano presenti, i materiali dovrebbero essere testati per i perossidi PRIMA della distillazione (per quanto concerne i test ne parlerò dopo). Inoltre, la distillazione dovrebbe essere interrotta quando al massimo un quarto del residuo rimane nel pallone di distillazione. MAI portare a secco.

Visto che stiamo parlando di solventi, tanto vale spendere qualche parola in merito.

Solventi. L'infiammabilità dei liquidi organici basso bollenti non può essere enfatizzata fortemente abbastanza.
Questi inevitabilmente hanno punti di esplosione davvero bassi e possono incendiarsi spontaneamente. Speciali precauzioni verso l'infiammabilità esplosiva dovrebbero essere prese quando si recuperano tali liquidi. Si dovrebbe fare attenzione con piccoli volumi (ca 250mL) così come con grandi volumi (> 1L), e andrebbe controllata e saputa la posizione di tutti gli estintori, delle coperte spegnifuoco, nella immediate vicinanze dell'apparato sperimentale. Gli estintori dovrebbero essere funzionanti.
I seguenti liquidi infiammabili (in ordine alfabetico) costituiscono comuni pericoli di incendio nel laboratorio: acetaldeide, acetone,
acrilonitrile, acetonitrile, benzene, carbonio disolfuro, cicloesano, dietil etere, etile acetato, esano, etere di petrolio basso bollente, tetraidrofurano e toluene. Toluene dovrebbe sempre essere usato al posto del benzene ogni volta che è possibile a causa dei potenziali effetti carcinogeni del benzene (sia in fase liquida che vapore).
L'anidrificazione di solventi infiammabili con sodio o potassio metallici e idruri metallici pone seri potenziali pericoli di incendio, e andrebbero messe in rilievo delle adeguate precauzioni.

Parliamo un po' meglio degli eteri.

ETERI
La purificazione del dietil etere è tipica degli eteri liquidi. I contaminanti più comuni, come già accennato, sono gli alcoli o gli idrossi composti da cui gli eteri sono preparati, i loro prodotti di ossidazione (aldeidi), i perossidi e l'acqua. I dialchil eteri formano perossidi molto più facilmente rispetto agli altri eteri, ad esempio gli etil fenil eteri, quando vengono a contatto con l'aria. Perossidi, aldeidi ed alcoli possono essere rimossi sbattendo con una soluzione alcalina di potassio permanganato per diverse ore l'etere, lavando poi con acqua, acido solforico concentrato [ATTENZIONE], infine acqua. Dopo anidrificazione con calcio cloruro, si distilla l'etere. È quindi anidrificato con sodio o con litio alluminio idruro, ridistillato e infine sottoposto a distillazione frazionata. Il processo di anidrificazione è ripetuto se necessario.
Alternativamente, i metodi per rimuovere perossidi includono lasciare l'etere a riposo con ferro in fili o polvere di rame, sbattere l'etere con una soluzione di ferro(II) solfato acidificata con acido solforico N, sbattere l'etere con una lega rame-zinco, farlo passare attraverso una colonna di allumina attivata, e riflussarlo con fenotiazina. È stato anche impiegato cerio(III) idrossido.

TEST PEROSSIDI
Un test semplice per i perossidi negli eteri è aggiungere 10mL di etere ad un cilindro tappato contenente 1mL di una soluzione preparata di fresco di potassio ioduro al 10% contenente una goccia di indicatore all'amido. Se non si sviluppa alcun colore entro un minuto, allora l'etere è privo di perossidi. Alternativamente, una soluzione 0.1M di ferro(II) ammonio solfato all'1%, in acido solforico e 0.01M in potassio tiocianato non dovrebbe aumentare apprezzabilmente in colore rosso quando sbattuta con due volumi di etere. I kit forniti della Merck-Chemicals per testare i perossidi (Perex Test) che usano un test colorimetrico con cartine per il test possono essere usate per stimare la quantità di perossido di idrogeno, con una sensibilità che va da 0.2mg/L fino ad un massimo di 1000mg/L. Sono molto convenienti dato che danno una indicazione della concentrazione di perossido rapidamente.

Dato che una precauzione contro il rischio di ESPLOSIONE in caso di purificazione dei perossidi non è mai scrupolosa a sufficienza, ed è meglio ripetersi, ripeto di nuovo: nel pallone di distillazione dovrebbe rimanere al massimo un quarto del volume totale dell'etere liquido da distillare, dato che i perossidi generalmente possiedono punti di ebollizione maggiori rispetto ai corrispondenti eteri. Per minimizzare la formazione dei perossidi, gli eteri andrebbero conservato in bottiglie di vetro scuro e, se sono liquidi, andrebbero lasciati in contatto con dei setacci molecolari del tipo 4A Linde, in un luogo fresco, sopra una amalgama di sodio. La velocità di formazione dei perossidi dipende dalle condizioni di stoccaggio ed è accelerata da impurità metalliche, calore, luce, aria ed umidità. Bisogna sempre essere vigili e testare per i perossidi. La formazione dei perossidi è inibita dalla presenza di difenilammina, di-ter-butilfenolo, o altri antiossidanti che possono essere usati come stabilizzanti.
Eteri che sono solidi (ad esempio i fenil eteri) possono essere distillati in corrente di vapore da una soluzione alcalina che trattenga qualsiasi impurità fenolica. Dopo che il distillato è reso alcalino con sodio carbonato, l'etere insolubile è raccolto tramite estrazione liquido-liquido (ad esempio con cloroformio, dietil etere o toluene) o tramite filtrazione. È quindi cristallizzato da alcoli, alcol/etere di petrolio, etere di petrolio, toluene o miscele di questi solventi, sublimato sotto vuoto e ricristallizzato se necessario.
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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