ROBOT The human project
Dal 1 maggio al 1 agosto 2021 al MUDEC (Museo delle Culture, via Tortona 56, 20144 Milano) ci sarà questa mostra a cui sono stato stamattina, spinto dalla curiosità dopo che ho visto di tale mostra sulla pagina IG di Dario Moccia. Poi sono sempre stato affascinato dai robot e di manga e anime ne ho divorati parecchi specie da grande.

Dai primi congegni meccanici dell’antica Grecia alle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale, l’uomo è sempre stato attratto dall’idea di creare un proprio simile artificiale. Il percorso espositivo racconta la relazione tra l’essere umano e il suo doppio, svelando al pubblico i risultati finora raggiunti, gli straordinari sviluppi tecnologici e le frontiere della robotica e della bionica contemporanea. Il progetto espositivo, realizzato in collaborazione con i principali istituti di ricerca come l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’IIT di Genova, intende offrire una chiave di lettura per il futuro, con un approccio immersivo dal respiro tecnico-scientifico, antropologico e artistico che svela come l’interazione tra uomo e macchina sia sempre più reale.

Dopo aver presentato gli antenati dei robot, antichi capolavori della tecnica, l’esposizione dà spazio alla robotica moderna applicata alle neuroscienze, ossia la bionica, per poi soffermarsi sui “Cobot” presenti in mostra, robot che sanno riconoscere e trasmettere emozioni, connotati da una grande utilità e accettabilità sociale.
L’impressionante avanzamento tecnologico in questi campi, le prospettive aperte e tutte le possibili implicazioni portano con sé anche interrogativi etici, sociali e culturali di primaria importanza, su cui è fondamentale una riflessione.

Dentro la mostra hanno posto 4 domande, e sarebbe interessante sapere il vostro parere se vi aggrada la cosa.
1. Accettereste mai di farvi potenziare per avere dei vantaggi?
2. Vi innamorereste mai di un robot?
3. In futuro i robot ci sostituiranno nel lavoro?
4. I robot sostituiranno mai l'uomo?

Sono domande da cui si potrebbero trarre tante considerazioni. Prima di dire la mia voglio vedere se un post del genere può piacere o meno.

Fuori dalla mostra ma un po' mostra nella mostra c'erano esposti in una vetrina polilobata, ricostruendo tutta la storia dei Super Robot giapponesi, una selezione di pezzi, mai visti prima tutti insieme, che ripercorrono quasi sessant’anni di produzioni, in una parata di 200 robot che dal 1963 sino a oggi raccontano l’evoluzione estetica e narrativa dei giganti d’acciaio. Una visione imperdibile che unisce collezionismo e storia recente, frutto di anni di ricerche intorno al mondo. Chi riuscirà a riconoscerli tutti?
La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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myttex, luigi_67
Forte!

Per rispondere alle domande:

1. Accettereste mai di farvi potenziare per avere dei vantaggi? Ovviamente asd
2. Vi innamorereste mai di un robot? No, ma solo perché pensiamo a robot in quanto tali. Nonostante il film Her abbia discusso la cosa in modo esteso e poetico. Ci sarebbe molto di cui parlare. Tutto gioca sul fatto di avere o meno una vera coscienza.
3. In futuro i robot ci sostituiranno nel lavoro? Sì, decisamente. Coscienza o meno. E non lo vedo come un fatto negativo.
4. I robot sostituiranno mai l'uomo? Dipende. Se riuscissero a prendere veramente coscienza, sarebbero una specie a se stante. Bisognerebbe vedere poi come interagirebbero. Se come Skynet o in modo pacifico asd



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Interessanti risposte.

In una parte della mostra era rappresentato un grafico che mi ha affascinato.

Giappone, 1970. L’ingegnere Masahiro Mori, professore al Tokyo Institute of Technology, venne contattato dalla rivista Energy per scrivere un breve articolo destinato ad una imminente edizione dedicata alla robotica. Per poter garantire un approccio serio e multidisciplinare al tema, Mori partecipò a una tavola rotonda organizzata con un eterogeneo gruppo di studiosi che comprendeva, tra gli altri, uno scrittore di fantascienza e un filosofo: i risultati scaturiti da questo incontro furono utilizzati da Mori sia per la stesura del suo articolo che per un processo introspezione e riflessione personale.

In quegli anni, tra le mura del Tokyo Institute of Technology veniva infatti messa a punto una innovativa mano robotica dalle sembianze realistiche e capace di compiere alcuni semplici movimenti. Nell’osservarla, Mori realizzò ben presto che questo artefatto provocava in lui un certo presentimento di inquietudine, sensazione che assomigliava ad alcune paure che aveva provato da bambino in situazioni analogamente ambigue.

Con uno straordinario processo di deduzione, Mori riuscì a tracciare un fil rouge tra le sue esperienze del passato e del presente, proponendo così un unico, semplice concetto che oggi conosciamo con il nome di valle del perturbante o uncanny valley.

Secondo l’idea proposta da Mori, è possibile valutare la risposta emotiva di una persona, definita senso di familiarità, nei confronti di robot e automi con diverso grado di realismo, inteso come somiglianza con un essere umano o parti di esso. Questa reazione può essere rappresentata graficamente con una curva: all’aumentare del realismo si ha un proporzionale incremento della familiarità, con massimi valori ottenuti solamente nel caso di robot idealmente indistinguibili in tutto e per tutto da una persona reale. Questa tendenza presenta tuttavia una brusca interruzione qualora vengono raggiunti ma non superati determinati livelli di realismo, con una inversione della curva che porta la familiarità sulla linea dello zero e poi verso valori negativi.

La parti del grafico poste al di sotto dello zero possono pertanto essere considerate come una condizione nella quale l’esperienza cessa di essere gradevole e presenta connotati di repulsione o addirittura di sinistro.

Aldilà delle valenze psicologiche, al giorno d’oggi la valle del perturbante è tenuta in larga considerazione da parte degli animatori, degli esperti di computer grafica e dagli ingegneri che realizzano robot antropomorfi.


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La chimica è una cosa che serve a tutto. Serve a coltivarsi, serve a crescere, serve a inserirsi in qualche modo nelle cose concrete.
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myttex
Molto interessante.
I robot, dall'elettrodomestico di casa che ci prepara il pane al robot chirurgo capace di fare interventi con una precisione molto superiore a quello che potrebbe fare l'uomo, sono già da parecchio tempo nella nostra vita quotidiana.
Attualmente gli studi sull'intelligenza artificiale stanno trasformando questi robot primordiali da semplici utensili evoluti a macchine pensanti capaci di interagire (entro certi limiti naturalmente) con l'essere umano, alleviandogli decisamente alcuni compiti. Sono sicuro che da qua a qualche decennio ci saranno sviluppi enormi in questo campo e che è solo questione di tempo, le tecnologie oramai le abbiamo. 
Tanto per dire con una amica poco tempo fa si ragionava su un domestico "robot" che riempisse la lavastoviglie, mettesse a posto i panni dopo averli lavati, facesse tutte le faccende di casa, ci compilasse la lista della spesa perché saprebbe cosa manca in casa... a pensarci bene la cosa non è di difficile realizzazione, le tecnologie ci sono tutte e la diffusione che avrebbe la cosa (immagino che tutti vorremmo avere un "Ambrogio" elettronico in casa), abbatterebbe i costi e aprirebbe nuove strade di business e tecnologiche.
Tornando alle domande poste:

1. Accettereste mai di farvi potenziare per avere dei vantaggi? 
- Io così come sono no, ma se questo può portare vantaggi a chi magari ha delle disabilità (un cieco o qualcuno che non può camminare ad esempio) è una cosa che sicuramente deve essere presa in considerazione.

2. Vi innamorereste mai di un robot? 
-Direi proprio di no...

3. In futuro i robot ci sostituiranno nel lavoro?
- Già lo fanno da tempo... sicuramente più andremo avanti e più la robotica si diffonderà nella attività quotidiane, grazie anche ai continui sviluppi tecnologici e sull'AI
Ci sono cose però che, secondo me, l'uomo dovrà continuare a fare, le decisioni finali dovrebbero spettare solo a lui. E soprattutto dovremmo cercare di rimanere "utenti" e non diventare "schiavi" come lo siamo oggi di tante cose, anche nostro malgrado.

4. I robot sostituiranno mai l'uomo?

Forse un giorno, quando ci saremmo estinti, a meno che un covid elettronico mandi in tilt i loro microprocessori.
Possiamo pensare a delle macchine talmente evolute da riprodurre loro stesse, "vivere" una loro vita, riprodursi (ovviamente non biologicamente ma fabbricandone di nuove)... potrà accadere tra 1000 anni? forse, per ora però mi fermerei al robot che "affianca" l'uomo... la "sostituzione" almeno per ora non riesco a vederla di buon occhio.


Un saluto
Luigi
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Geber




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