SALt
L’estate sta iniziando. Si potrebbe partire da qui, parafrasando al contrario il tormentone di Righi & Rota.
E con essa, complice la cronica mancanza di avvenimenti che affligge i mesi più caldi, spuntano come funghi insipidi quelle notizie che vengono spacciate per novità.  Al solito, ogni mattina passo un paio d’ore a sfogliare i giornali, prima che la calura attenui il mio interesse. Per indole e deformazione professionale, sono attratto in particolar modo da tutto quello che ha relazione con la tecnica e l’innovazione scientifica. Lo so, non è certo questo particolare tipo di carta stampata il luogo ideale per scovare quanto anelato, ma lo diventa quando lo si vuole rapportare in ambito sociologico. La gente ha tanti problemi e soprattutto molte paure. E’ continuamente bersagliata da cattive notizie e percepisce il futuro sempre più come una minaccia.

Termini come cambiamento climatico, penuria di risorse, depauperamento ambientale, lavoro precario e sovrappopolazione sono diventati autentiche fobie che attanagliano i nostri pensieri e zavorrano la fiducia nel domani.
Ecco allora apparire, tra le pagine di un noto quotidiano, l’ennesimo ciarpame pseudoscientifico che velatamente promette di dare sollievo alle nostre angosce e il cui contenuto riporto integralmente, compresa la firma dell’autore.
 
SALt: la lampada che funziona con l’acqua (1)
SALt, l’invenzione della ricercatrice filippina Aisa Mijeno, 30 anni, è tanto semplice quanto rivoluzionaria (2): una batteria galvanica composta da due elettrodi e acqua e sale come soluzione elettrolitica (3). Ma come nasce questo progetto? «Nelle Filippine 16 milioni di persone non hanno accesso all’energia elettrica. Sono gli abitanti delle comunità più isolate della nazione», racconta Aisa in occasione della conferenza Hi-Tech for Peace che si è svolta a Lugano qualche giorno fa. «Nella provincia di Kalinda ho visto uomini e donne camminare sei ore ogni due giorni per rifornire le loro lampade a cherosene».  
Lampade a cherosene che sono poi spesso causa di incendi, che sono nocive per la salute e per l’ambiente. «La soluzione a questo problema è nella risorsa naturale più abbondante delle Filippine: l’acqua dell’oceano», prosegue Aisa. Basta un po’ d’acqua e due cucchiai di sale per far funzionare la lampada per otto ore, dovendola inoltre sostituire – se usata tutti i giorni – solo ogni sei mesi (4)
Aisa ha messo a punto il primo prototipo della sua invenzione nel 2012, all’Università De La Salle dove insegna Ingegneria e lavora come ricercatrice: «C’era bisogno di un’invenzione che permettesse agli abitanti di quelle comunità di smettere di usare le lampade a cherosene senza costringerli a cambiare le loro radicate abitudini. Con la mia lanterna, semplicemente, invece di versare cherosene devono versare acqua salata». (5)
La lampada è inoltre dotata di una porta USB che permette di ricaricare tablet e smartphone (6): «Un aspetto più importante di quanto si possa pensare: le Filippine sono soggette a catastrofi naturali; dare la possibilità di comunicare immediatamente anche laddove non arriva l’elettricità può avere un’importanza fondamentale». (7)
SALt Lamp è nata guardando alla realtà delle Filippine, ma il suo potenziale è molto più ampio se si considera che nel mondo ci sono 1,4 miliardi di persone che vivono senza elettricità. (8) È anche per questo che l’invenzione ha ottenuto l’attenzione di Barack Obama (9) e di numerosi investitori coreani, giapponesi e statunitensi, che consentiranno a SALt di diventare una realtà commerciale entro il 2016: «Il nostro obiettivo è quello di dare luce ai paesi poveri con lampade sicure e amiche dell’ambiente, tenendo un prezzo basso, attorno ai dieci dollari». 
Nei piani per il futuro c’è anche il mercato occidentale: (10) «Per Europa e Stati Uniti pensiamo a un utilizzo soprattutto per gli esterni, per chi si trova in campeggio o deve affrontare lunghe escursioni» (11). Ma i piani di Aisa sono a lungo termine: «Le lampade sono il primo passo: stiamo cercando un modo per espanderci e sfruttare la nostra invenzione per produrre energia su larga scala. Avremo bisogno di moltissime risorse, ma la direzione in cui stiamo andando è quella giusta». (12)
 
Andrea Signorelli
 
Niente da dire, il classico articolo ben scritto, senza errori di sorta, buono magari per la massaia di Vigevano, ma per chi conosce la materia appare per quel che in realtà è: una sfilata ininterrotta di banalità e luoghi comuni, il niente in bellavista.
Non conosco l'autore e non è mia intenzione denigrarlo. Forse è un giornalista freelance e deve pure sbarcare il lunario. Al suo posto chi non farebbe lo stesso? Ma perchè il prezzo della disinformazione deve accollarselo sempre l'ignaro lettore?

Commenti all'articolo:

(1)   Il titolo vale da solo più dell’articolo che segue. D’altronde bisogna pure attrarre l’attenzione del lettore  
(2)   Nientepocodimeno. D’ora in poi il mondo non sarà più lo stesso
(3)   Un’invenzione originale a quanto vedo.
(4)   Ad occhio mi pare un’esagerazione bella e buona.
(5)   Cose miracolose quindi.
(6)   Già me li vedo gli abitanti di Kalinda, la cui principale preoccupazione è quella della ricarica dei social gadgets.  
(7)   Così dopo aver comunicato il disastro aspettano come sempre invano. Ma almeno adesso possono inviare un sms di protesta.
(8)   Anche loro adesso saranno contenti.
(9)   Ora i detrattori non potranno più dire che questa invenzione non abbia attirato l’attenzione di un  premio Nobel.
(10)   Per un momento pensavo che ci avessero escluso. Una vera benefattrice dell’umanità questa Aisa.
(11)   Una manna per questi vacanzieri. Che poi con l’acqua salata che avanzano possono buttare la pasta.
(12)   Si, e il passo successivo è lo smantellamento delle centrali nucleari. Nel frattempo il lavoro di Rossi rischia di diventare obsoleto.
 
Se si va a cercare in rete, si legge che lo scoop è vecchio di almeno 1 anno. Come già detto, parole buone solo a riempire le pagine in periodo di magra. Chissà nel frattempo quali miglioramenti avrà avuto questa tecnologia. E come sempre accade in questi frangenti, innumerevoli siti fanno da cassa di risonanza, inondando di fuffa il web. Si ha difficoltà a trovare qualcuno che spieghi nel dettaglio il funzionamento (come se i lettori del forum non lo sapessero). Ma che importa, tanto il messaggio che deve passare è quello di una geniale ricercatrice che riesce dove altri, con finanziamenti e mezzi a profusione, hanno fallito o arrancano ancora.
Guardatela bene questa foto, dove una visibilmente soddisfatta Aisa mette in mostra la sua mirabolante creatura:

   

e vedrete davvero i geni nella lampada. Ma non sono quelli spacciati dalla propaganda giornalistica.
Si chiamano  Akaski , Amano e Nakamura, provengono da un’arcipelago bagnato dallo stesso mare e la loro storia merita infinitamente di più. Ma è molto meno senzazionalistica.


saluti
Mario
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Se dobbiamo vedere la cosa dal punto di vista del design ok può starci(anche se la mia ragazza si è spruzzata lo spray al peperoncino dopo che lo ha visto)...per il resto ha già detto tutto Mario...

Secondo me le cose sono andate così:
L'intero team era in una zona desertica per produrre della meth di ottima qualità consci che la ricetta recuperata su instructables.com sarebbe andata più che bene.
Peccato che il repentino uso della batteria del camper come fonte di energia per ricaricare l'iphone 6s li avesse lasciati a piedi! E 'mo come potevano accedere alla rete???
Fortuna vuole che l'ingegnere del gruppo fosse un ingegnere per l'appunto, e che avesse da poco inventato la pila di volta con solo qualche centinaio di anni in ritardo.
Qualche spicciolo come fonte di rame e la lamiera in alluminio del camper perònon bastavano a completare l'opera! Per l'acqua+sale intervenne in soccorso dell'ingegnere l'italo-filippino del gruppo che aveva appena fatto la pasta, mentre per la scatola (la pila avvilita dalla sua brutezza PRETENDEVA un design accattivante prima di poter funzionare) venne ideata dai designer del gruppo: la base dalla centrifuga per la frutta, la parte in mezzo da un fusto di latte in plastica e la parte in alto è il coperchio per l'immondizia di un cestino piccino piccino.

Con l'ausilio di un milione di Likes riuscirono a far ritorno a casa (l'elettricità prodotta permise loro di ricaricare i cellulari ed aprire un pagina su facebook "simpatici produttori di meth dispersi nel deserto" il milione di likes attirò l'attenzione della polizia la quale avvisò la sezione antidroga che andò a recuperarli, ma dopo che li aveva trovati non li arrestò, ma li portò solamente alle proprie case dato che era più che probabile che la meth se la fossero sniffata tutta (in realtà ebeti lo erano già di per se)).

Avevano pensato inizialmente di sostituire acqua e sale con il limone, ma poi ci sarebbe stata penuria di spicchi per l'abbellimento dei cocktail.

Ora che rileggo non è scritto benissimo il discorso, ma abbiate pietà di me! Ho preso in pieno lo spigolo di uno scaffale al supermercato ed ancora mi duole la testa.
8-)  Tanto vetro zero reagenti 8-)
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