Sodio tiosolfato sintesi
Il tiosolfato di sodio è il sale sodico dell'acido tiosolforico (ossiacido instabile che non esiste se non a temperature inferiori di -78°C) e può essere anche considerato semplicemente un solfato dove ad un ossigeno è sostituito uno zolfo. Trova numerosi impieghi nell'industria e nella manifattura: è capace di rimuovere dalle acque industriali e di smaltimento anche grandi quantità di alogeni liberi, in particolare cloro e bromo liberi:

Na2S2O3 + 4Cl2 + 5H2O -> 8HCl + 2NaHSO4

Veniva molto usato in forogafia per rimuovere sali di argento nel fissaggio delle pellicole:

AgBr + 2S2O32- -> [Ag(S2O3)2]3- + Br-

Vi è un modo industrialmente conveniente per prepararlo, facendo bollire soluzioni di solfiti con zolfo elementare:

Na2SO3 + S -> Na2S2O3 .

Questa sintesi vi potrà risultare più o meno conveniente a seconda di quanto solfito avete a disposizione; per il privato è più facile da trovare il tiosolfato, ma se avete contatti con qualche azienda che impiega solfito (carta, alimentari, disinfezione o altro) e ve ne può procurare/regalare un kg siete a cavallo.


Vengono posti a riflusso in una beuta 30mL di acqua e 3g circa di solfito di sodio. Si aggiunge 1g di zolfo elementare in polvere e si lascia all'ebollizione per almeno un'ora. E' importante tenere sempre come reagente limitante il solfito di sodio, in quanto lo zolfo solido in eccesso può essere separato per filtrazione, ma rimuovere tracce di solfito dal tiosolfato è parecchio difficile. E' inoltre consigliabile agitare la beuta vigorosamente per rimuovere lo zolfo dalle pareti e permettergli di reagire. E' sconsigliato usare un pallone e un mantello in quanto lo zolfo risale prontamente le pareti, e diventa più difficoltoso agitare l'intero blocco di vetreria (sì, bisogna agitare beuta e condensatore assieme, senza staccarli).

   (setup)   (dopo 10min)   (dopo 30min)   (dopo circa 1h)

Si filtra a caldo su carta e si concentra il filtrato fino a comparsa di qualche cristallo sulla superficie; se non si formano cristalli si porta a volume più piccolo possibile; in entrambi i casi si mette in bagno di ghiaccio e si aggiunge etanolo a cristallizzazione completa; se si forma un olio si seguono i soliti step (grattare il fondo del becher, agitare, aggiungere un cristallo per stimolare la nucleazione, raffreddare ulteriormente).
Si filtra il solido su gooch G3 e si lava con una ventina di ml di etanolo. Si scioglie nella minima quantità di acqua bollente (circa 5-10mL) e si ripete: ghiaccio, alcool, filtrazione su gooch. Si ottiene un solido cristallino bianco che non deve odorare di zolfo e solfito.

Il prodotto ottenuto viene fatto seccare con un metodo a piacere, noi l'abbiamo lasciato su un vetrino per due giorni (non è igroscopico) e poi titolato un paio di volte con iodio 0.1N per determinare l'acqua di idratazione (si fanno due calcoli per pesare una quantità che sia titolata da circa 15-20mL di iodio, circa 0.45-0.48g). Non si usa alcun indicatore, e si considera terminata quando la soluzione cessa di essere trasparente e diventa giallina, segno che il tiosolfato è stato tutto convertito in tetrationato (in foto):

2S2O32- + I2 -> 2I- + S4O62-

   (prima: spontanea)   (con EtOH)   (seconda: olio)   (prodotto)   (titolazione)


Sono stati usati 1.03g di zolfo, 3.01g di solfito di sodio (reagente limitante) per una resa teorica di 5.93g; ne abbiamo ottenuti 5.83g, per una resa effettiva percentuale del 98.3%.
Le titolazioni hanno fornito i seguenti valori:
0.4851g di tiosolfato + 19.6mL di iodio 0.1N -> rapporto acqua:tiosolfato 4.96:1
0.4762g di tiosolfato + 18.7mL di iodio 0.1N -> rapporto acqua:tiosolfato 5.36:1
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Sintesi ben fatta,esposizione ed immagini molto belle e curate,unico appunto:da quello che so io,nel fare relazioni di laboratorio bisogna elencare reagenti ed attrezzature.
Per evitare di dover scuotere l'intero apparecchio,si può usare un pallone a tre colli paralleli:-Sul collo centrale metti un agitatore ad asta con la paletta della misura giusta,sul collo di destra (o di sinistra) ci metti il refrigerante.Il collo che rimane lo tappi.In questo modo,l'agitazione è forte e costante,e si fa pure meno fatica.
È possibile avere una foto della pagina di quaderno di laboratorio con questa sintesi?Vorrei confrontarlo con il mio.
Saluti,
Riccardo
"L'importante è non smettere mai di farsi domande.La curiosità ha buoni motivi di esistere."
                                                                      -Albert Einstein-
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Nel laboratorio di inorganica non sono disponibili agitatori a paletta, inoltre dato che i reagenti vengono posti a riflusso si renderebbe necessario l'utilizzo di un agitatore ad asta smerigliata con apposito raccordo, parliamo di circa 100 euro senza tener conto inoltre del motorino per tenere in agitazione.
Aggiungiamo poi il fatto che gran parte dello zolfo andrebbe comunque sulle pareti e la paletta non può raggiungere tutti i punti del pallone... la situazione sarebbe ancora più critica...bisognerebbe agitare pallone, refrigerante e pure l'apparato per l'agitazione tutto assieme.
Qui la soluzione non c'è, bisogna armarsi di pazienza e fare come Valeg o in alternativa usare della vetreria con i giunti sferici in modo da facilitare la fase di sganciamento/agganciamento della beuta/pallone dal refrigerante quando è necessario agitare per rimuovere lo zolfo sulle pareti.
Ma non mi sembra il caso di scomodare i giunti sferici per così poco...

ps. Vale chiedi prima al Professore se puoi postare il quaderno di laboratorio...che non ti facciano storie che poi ti ritrovi Pastore ad ogni tuo esame fino la Magistrale ih ih !!!

ps2. o altrimenti potevi fare un giochino simile per togliere lo zolfo:
La piastra che hai usato dovrebbe essere una di quelle "nuove", l'ancoretta continua allegramente a girare su stessa anche a 30 cm abbondanti dalla piastra, quindi avresti potuto porre un pallone al posto della beuta e scaldare a bagnomaria e per togliere lo zolfo dalle pareti ti sarebbe bastato di tanto in tanto inclinare un po' a destra ed un po' a sinistra il pallone col refrigerante agendo sulla pinza collegata al collo del pallone.
8-)  Tanto vetro zero reagenti 8-)
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NaClO
Fino a 30 cm?!
Peccato,i soldi in Italia non bastano mai...Ma cosa è successo con Pastore,se si può chiedere?So bene che sono in OT ma per favore non linciatemi...
Saluti,
Riccardo
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Ci sarebbe da bilanciare e correggere la seconda reazione, quella con AgBr.
Le due ultime foto non le ho ben capite.
Il tiosolfato ha un abito cristallino caratteristico e a mio parere sarebbe buona cosa fare una bella foto che metta in evidenza il fatto.
Poi ci sarebbe da spiegare meglio la titolazione. Non si capisce bene quando è stata fatta. A fine viraggio? E l'indicatore dov'è?.

saluti
Mario

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NaClO
Mario:
La penultima foto rappresenta il prodotto nel gooch, l'ultima il punto di viraggio. Non è usato alcun indicatore, semplicemente si sfrutta il fatto che non appena tutto il tiosolfato è convertito a tetrationato lo iodio in eccesso colora la soluzione in giallo. Non è stato possibile fare foto più ingrandite (al microscopio) del tiosolfato, per ragioni di tempo e mezzi. La reazione non bilanciata è stata una svista, per qualche motivo ho deciso a metà di ignorare lo ione Na. Purtroppo con una tabella di marcia da seguire è difficile raccogliere in contemporanea buon materiale per interesse personale e svolgere la sintesi.

---

NaClO:
Riguardo l'agitazione, è più comodo sganciare il morsetto inferiore che regge il collo del pallone, impugnarlo con una mano e con l'altra prendere il condensatore e agitare in modo concentrico. Usare palloni a tre colli o agitare con il magnete non serve a nulla in questo caso (tiene in agitazione, ma non serve a rimuovere lo zolfo dalle pareti). Serve solo ad essere una persona che per non stare scomoda sul regionale da 6 euro a tratta si compera un jet privato da 20milioni di euro e fa il pendolare scortato dalle frecce tricolori. Superfluo e rischioso.
Inoltre, questa è una relazione svolta per interesse personale. Quella da consegnare al docente consiste semplicemente in una facciata e mezza conenenti i calcoli stechiometrici svolti.
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ClaudioG., NaClO
Non c'è bisogno di fare la foto al microscopio. I cristalli di tiosolfato hanno (dovrebbero avere) dimensioni di 1 mm e oltre.

Rimango del parere che piuttosto di fare una titolazione così è meglio soprassedere. E' uno spreco di tempo e i risultati sono spannometrici. Perchè pesare il tiosolfato al 1/10 di mg per vanificarlo con il proseguo?.

Piuttosto, sempre che fosse fattibile, mi sarei concentrato sulla purezza del prodotto ottenuto. Magari testando se c'è del solfito non reagito.


saluti
Mario

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NaClO
E' una procedura fornita dal docente, probabilmente invariata da almeno 20 anni, come anche le prossime che seguiranno. Non ho avuto alcun potere decisionale in merito, e non avrei neanche avuto il tempo. Sì, è a spanne ma almeno ti rendi conto se l'hai decomposto a robaccia osservando l'acqua di idratazione.
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Andiamo bene, non c'è che dire. Docenti così forse è meglio perderli che trovarli.
Ai miei tempi il tiosolfato si teneva in igrostato per via della sua efflorescenza e la salda d'amido si preparava a mano. Ma i risultati erano ineccepibili.


saluti
Mario

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Probabilmente anche il mio professore di inorganica (ex analitica qualitativa) quasi settantenne seguiva certe metodiche alla mia età. Purtroppo i laboratori sono sempre più pochi, affollati, frenetici e restrittivi: la salda d'amido l'abbiamo preparata ad analitica, ma non metto in dubbio il prof abbia avuto i suoi motivi per rimuoverla dalla procedura. Da qui a dire che "Docenti così forse è meglio perderli che trovarli", beh, insomma.
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