Un "pazzo" che ha lasciato la Normale.
Salve ragazzi, oggi vi voglio raccontare un po' della mia esperienza. Qualcuno di voi mi conosce già, e sa che quest'anno sono entrato alla Normale di Pisa, primo anno, da chimico. Quello che non sapete è che ci sono stato per solo un mese, poi sono andato via. Di ragioni ce ne sono molte, ma mi limiterò ad elencarvi le principali. Oltre ai motivi legati alla lontananza di casa, amici, ragazza e via dicendo, c'è una cosa che mi ha quasi forzato a lasciare: Il piano di studi. Molti di voi conoscono la scuola, alcuni no, per questo vi spiego un po' l'andamento. Matematici, fisici, chimici e biologi formano il gruppo di Scienze matematiche e Naturali. Tutti seguono dei corsi interni oltre ai corsi regolari all'università statale di Pisa. I chimici non seguono dei corsi di Chimica. Almeno non al primo anno. Ma a dire la verità anche al secondo anno non c'è molto. Quei corsi che ci sono al terzo anno sono solo di chimica teorica/fisica. C'è un'immediata settorizzazione, nel senso che già dall'inizio la tua formazione è rivolta verso un approccio teorico della materia. Si studia matematica e fisica con i fisici e matematici, e mi sentivo come se la figura del chimico non fosse così tanto importante per quella scuola. E' buonissima, per carità, probabilmente la migliore in Italia, ma non so se lo sia per chimica. La vedevo molto più rivolta ai matematici e ai fisici. Questo lo si poteva capire guardando il numero di quest'ultimi rispetto agli altri "scienziati", oppure cercando i personaggi illustri usciti di lì. Molti sono matematici, fisici,politici e letterati, ma di chimici?
Per dirla brevemente, non pensavo che quello fosse il posto adatto per un chimico. Magari mi sbaglio, ma ho dovuto prendere una decisione molto difficile. Non mi piaceva molto cosa studiavo. I corsi di chimica all'università statale erano molto elementari e i corsi interni di matematica asfissianti. Non era proprio quello che mi aspettavo. E' stata dura la scelta, e ancora oggi non so se è stata quella giusta, ma a volte bisogna scegliere "a naso". Ho rifiutato tutti quei privilegi che ti concede lo status di normalista, ho rinunciata a un gran nome sul curriculum, ma non ho rinunciato all'amore per quello che studio.
Adesso mi voglio collegare al titolo della discussione. "Pazzo" perchè tutti mi hanno definito in questo modo. Sembra che sia una cosa così folle e incomprensibile lasciare un posto come la Normale e trasferirsi all'Università di Napoli. Ma qui io mi trovo bene, sento che sto imparando tante cose, che sto studiando la Chimica, e non tutt'altro. Mi piace anche l'università e i professori, e anche la compagnia non è niente male. Tuttavia c'è sempre quel pensiero che ogni tanto torna nella mente, che mi fa chiedere se non abbia fatto una gran c****ta come tutti dicono. Mi chiedo se stando un altro po' lì le cose si sarebbero aggiustate. Mi chiedo quanto tutto questo un giorno influirà in un colloquio di lavoro, o in un bando di concorso. Sto ancora cercando di far pace con i miei pensieri. E davvero non so nel mondo del lavoro quanto conti quello che sai fare o quello che dicono le carte. A volte mi consolo con l'idea che la magistrale potrò farmela fuori, in un'università più conosciuta globalmente, ma sono solo pensieri che non ha senso farli adesso.
Vi ho raccontato della mia esperienza e di come mi sento per sapere un po' voi cosa ne pensate, se conoscete situazioni simili o quant'altro. Mi farebbe piacere se ognuno di voi esprimesse un pensiero sul mondo del lavoro, le università, e il valore del titolo in un colloquio e quanto questa scelta influirà un giorno. Inoltre volevo chiedervi cosa ne pensate della figura del chimico rispetto a fisici e matematici nell'università in questione, se siete d'accordo con me e se aveste fatto la stessa scelta imprudente. Avreste preferito altre università per studiare chimica in Italia?
Adesso che avete sentito le mie ragioni, pensereste ancora che un ragazzo che lascia la Normale di Pisa sia un pazzo? *yuu*
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NaClO, ohilà
E lo dici a me? :-D Io mi sono trasferito da Medicina a Biotecnologie, mi stanno ancora adesso dando del pazzo :-D
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Forse dovrei essere l'ultimo a parlare, ma è infinitamente meglio una scuola/lavoro/università che ti rende 10, felice e soddisfatto Che un equivalente che rende 1000 ma che non ti piace
Cordiali saluti,
Edoardo 


"Solo due cose sono infinite, l'universo e la stupidità umana, e sulla prima ho dei dubbi"  (A.Einstein)
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Non sei un pazzo, anzi secondo me hai fatto benissimo e ascolta sempre questi spinte interiori.
Penso che la migliore strada per ognuno sia la PROPRIA. Non è perchè tutti dicono che la normale è la migliore scuola vuol dire che la normale è la migliore strada per ognuno. Non è così.
E manco fossi andato in botswana a studiare, la Federico II non ha nulla da invidiare a nessuno, smettiamola co' 'sta cosa che meridionale = peggiore, il masochismo culturale non aiuta nessuno.
Poi sarà che sono un anticonformista ma a me 'ste università con la supernomina mi puzzano invece di aria fritta cioè che alla fine hanno solo una nomina appunto e non una reale superiorità di insegnamento.
Le università italiane stanno tutte male per via dei tagli degli ultimi 20 anni, ascolta me che ne ho già viste 2.
" Trasformare rifiuti in risorse "
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(2017-12-27, 20:25)zodd01 Ha scritto: Non sei un pazzo, anzi secondo me hai fatto benissimo e ascolta sempre questi spinte interiori.
Penso che la migliore strada per ognuno sia la PROPRIA. Non è perchè tutti dicono che la normale è la migliore scuola vuol dire che la normale è la migliore strada per ognuno. Non è così.
E manco fossi andato in botswana a studiare, la Federico II non ha nulla da invidiare a nessuno, smettiamola co' 'sta cosa che meridionale = peggiore, il masochismo culturale non aiuta nessuno.
Poi sarà che sono un anticonformista ma a me 'ste università con la supernomina mi puzzano invece di aria fritta cioè che alla fine hanno solo una nomina appunto e non una reale superiorità di insegnamento.
Le università italiane stanno tutte male per via dei tagli degli ultimi 20 anni, ascolta me che ne ho già viste 2.

Non si tratta di masochismo culturale, ma di realismo. Qui non si parla della qualità di insegnamento, perché quella è indubbia.
Quello che mi turba è quanto varrà il mio biglietto da visita un giorno, se saprà distinguermi dato che uscirò da un'università "qualunque" o se sarò uno dei tanti.
Solo questo mi provoca un po' di dispiacere. Dato che non ho mai approcciato il mondo del lavoro, non so quanto conti dove hai fatto l'università.
Qualcuno ha esperienze dirette? è vero che conta molto di più dove hai fatto la magistrale?

Inoltre volevo chiedervi, quali sono le università migliori e più richieste per un chimico in Italia e all'estero?
So che la domanda è troppo generale, ma è giusto per farmi un'idea dei vari posti. Dicono che in Germania sia molto sviluppata la ricerca e il lavoro per i chimici. Qui in Italia?
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Non ne ho idea ma un'amica di mio padre è un ingegnere chimico che è stata disoccupata per molto tempo,fortunatamente ora insegna in un itis.
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Non saprei rispondere ai tuoi dubbi LordDominic, ma lasciami dire che sarai te ad impostare il tuo biglietto da visita. Io ho un caro amico che ha/sta facendo la galileiana di Padova (non è la stessa cosa della Normale, hanno molte differenze, ma rientra sempre nel circolo delle scuole d'eccellenza italiane) e devo andare un po' contro a quanto detto da Zodd01, non è tutta aria fritta, per niente, e da dei risultati tangibili, ma resta il fatto che è la testa della persona la cosa più importante e questa non matura a seconda di quanti esami in più ha fatto rispetto ad altri.
Quindi non fartene una colpa se hai abbandonato, stai pure certo che arriverai allo stesso punto di uno che ha frequentato una scuola di eccellenza se ne hai le capacità, semplicemente avrete seguito 2 strade differenti, quale delle 2 fosse la più difficile penso sia una cosa soggettiva.
8-)  Tanto vetro zero reagenti 8-)
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LordDominic
Ti Ringrazio Trevize!
Qualcun altro vuol dire qualcosa sui tanti argomenti sollevati?
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(2017-12-27, 02:23)LordDominic Ha scritto: Mi chiedo quanto tutto questo un giorno influirà in un colloquio di lavoro, o in un bando di concorso.

Colloquio: praticamente nulla, stai comunque studiando in un'università seria e rispettabile, a meno che nell'azienda di turno non abbiano anche centinaia di candidati usciti dalla Normale tra cui scegliere dubito che ti scarteranno a prescindere solo per quello asd
Concorso: nulla.

(2017-12-28, 18:41)LordDominic Ha scritto: Quei corsi che ci sono al terzo anno sono solo di chimica teorica/fisica. C'è un'immediata settorizzazione, nel senso che già dall'inizio la tua formazione è rivolta verso un approccio teorico della materia.

A occhio e croce direi che sono orientati a formare futuri ricercatori, ai quali probabilmente servono più conoscenze teoriche rispetto a un chimico "pratico" a cui serviranno più conoscenze pratiche. Questo a prescindere da qualsiasi considerazione su quale sia la figura più utile o il percorso più difficile e simili, che lasciano il tempo che trovano: dipende da cosa ti senti più portato a fare.

(2017-12-28, 18:41)LordDominic Ha scritto: Solo questo mi provoca un po' di dispiacere. Dato che non ho mai approcciato il mondo del lavoro, non so quanto conti dove hai fatto l'università.

Credo che pochi qui abbiano esperienze significative col mondo del lavoro nel settore chimico (un buon numero degli utenti attivi e abituali, quindi esclusi gli esercizisti, sono studenti, se ci avete mai fatto caso... asd), ma se vuoi ti posso dire come funziona il giro dell'informatica in base a quello che ho letto su internet: dopo circa due anni di regolare lavoro salariato come dipendente in una qualsiasi azienda del settore, a tempo determinato o indeterminato è indifferente, la laurea conta assolutamente 0 e potresti pure non averla. Questo per lavorare in un'azienda, invece per fare ricerca è completamente diverso.
Immagino che ciò accada perché è un settore in rapidissima evoluzione quindi quello che si è messo in pratica l'anno prima è molto più importante di quello che si è imparato 10 anni prima, perché si può arrivare a un livello altissimo di conoscenza semplicemente studiando quello che si trova su internet (libri, manuali, articoli su blog a caso, etc...) e sperimentando quello che si è imparato, perché è un settore pieno di autodidatti e dilettanti allo sbaraglio al punto che nemmeno le aziende sanno cosa vogliono e che competenze ci vogliono per realizzare quella cosa e non sanno distinguere un prodotto finito fatto bene da uno tenuto insieme con lo sputo che crollerà dopo 10 minuti, e perché dal punto di vista legale una laurea in questo settore è inutile (il progetto di un ponte dev'essere approvato e firmato da un ingegnere civile regolarmente iscritto all'ordine, il progetto di un sistema informatico che magari tratta dati sensibili o numeri di carte di credito può essere fatto dal primo mazzacane con la licenza media che passa per strada e non esiste nemmeno un ordine degli informatici...).
Un bene? Un male? Similitudini e differenze col settore chimico? Giudicate voi...

E prima di avere i 2 anni di esperienza? I neolaureati sono tutti uguali, non conta nulla dove hanno studiato, cos'hanno studiato, che media avevano, stage, tirocini, progetti personali di vario genere. L'offerta è talmente alta che le aziende "migliori" possono permettersi di selezionare i "migliori" in base a un unico parametro: il voto di laurea, perché quello sicuramente vuol dire che hanno imparato benissimo la materia in questione e non che hanno imparato a ripetere al professore quello che vuole sentirsi dire con l'unico fine di passare l'esame, nooooOOOOoooo...  no no
Se non altro anche la domanda è molto alta, quindi tutti bene o male trovano lavoro...

Per la ricerca? Non ne ho idea, nel settore informatico si fa solo nelle università e talvolta qualche briciola nelle multinazionali veramente mastodontiche. In compenso posso dirti che quasi tutti i professori che ho avuto si sono laureati nella medesima università dove insegnano: perché è in posizioni elevate in molte classifiche sulle più disparate metriche, perché ha la nomea di essere una delle migliori in base alle più disparate metriche, o perché è un sistema chiuso e stagnante dove, più che le competenze, conta di più essere amici di qualcuno potente per far saltare fuori e accaparrarsi posti da ricercatore (precario) o professore?

(2017-12-28, 18:41)LordDominic Ha scritto: è vero che conta molto di più dove hai fatto la magistrale?

Beh, è l'ultima laurea acquisita in ordine cronologico, puoi presentarti come "Laureato in X presso l'università Y", se anche per assurda ipotesi avessi fatto la triennale in scienza delle merendine nell'università più scadente dell'universo non conta più nulla di fronte all'azienda perché hai un'altra laurea. Come probabilmente non conta praticamente nulla dove hai fatto le superiori una volta che hai una laurea.

(2017-12-27, 02:23)LordDominic Ha scritto: A volte mi consolo con l'idea che la magistrale potrò farmela fuori, in un'università più conosciuta globalmente

Quella è sempre una possibilità.
Nelle aziende, oltre ai "2 anni di esperienza" e al voto di laurea, c'è un'altra cosa che viene sempre valutata molto positivamente indipendentemente dal settore: la conoscenza di una lingua straniera, a un livello superiore a quello scolastico, cosa che acquisisci solo andando a vivere da qualche altra parte nel mondo (per studio, per lavoro, perché ti va, è indifferente) per un certo periodo. Questo perché il contesto di oggi è altamente globalizzato e interconnesso e... andiamo, non prendiamoci in giro: perché le aziende sono bramose di delocalizzare la produzione dove il lavoro costa meno, ma serve qualcuno che vada a sovrintendere e sorvegliare, qualcuno che abbia la propensione a farsi catapultare in capo al mondo troncando ogni rapporto con la madrepatria, qualcuno che conosca bene una lingua utile a qualcosa là dove stanno portando le fabbriche: se fai la magistrale all'estero è già un buon indicatore che potresti essere la persona giusta per questo compito.
In realtà forse da qualche anno questo non è nemmeno più così vero, ora quasi tutte le aziende che volevano sloggare e ridurre la qualità dei prodotti al minimo utilizzando manodopera non qualificata sfruttata in maniera schiavile in modo da incrementare i profitti e ingrassare il CDA sono ormai sloggiate, e sul territorio nazionale è rimasto solo il dipartimento vendite: ma la conoscenza di una lingua straniera è comunque molto richiesta, perché ti assumono e ti mandano a fare il rappresentante, il venditore (ambulante), il commesso viaggiatore in qualche altro Paese europeo. 5 anni di duro studio per fare un lavoro dove basta la terza media e un po' di parlantina per vendere bene...
La tua firma è old e molto 2010... [cit. myttex]
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LordDominic, NaClO
(2017-12-29, 15:52)Kokosekko Ha scritto: Colloquio: praticamente nulla, stai comunque studiando in un'università seria e rispettabile, a meno che nell'azienda di turno non abbiano anche centinaia di candidati usciti dalla Normale tra cui scegliere dubito che ti scarteranno a prescindere solo per quello asd
Concorso: nulla.


A occhio e croce direi che sono orientati a formare futuri ricercatori, ai quali probabilmente servono più conoscenze teoriche rispetto a un chimico "pratico" a cui serviranno più conoscenze pratiche. Questo a prescindere da qualsiasi considerazione su quale sia la figura più utile o il percorso più difficile e simili, che lasciano il tempo che trovano: dipende da cosa ti senti più portato a fare.


Credo che pochi qui abbiano esperienze significative col mondo del lavoro nel settore chimico (un buon numero degli utenti attivi e abituali, quindi esclusi gli esercizisti, sono studenti, se ci avete mai fatto caso... asd), ma se vuoi ti posso dire come funziona il giro dell'informatica in base a quello che ho letto su internet: dopo circa due anni di regolare lavoro salariato come dipendente in una qualsiasi azienda del settore, a tempo determinato o indeterminato è indifferente, la laurea conta assolutamente 0 e potresti pure non averla. Questo per lavorare in un'azienda, invece per fare ricerca è completamente diverso.
Immagino che ciò accada perché è un settore in rapidissima evoluzione quindi quello che si è messo in pratica l'anno prima è molto più importante di quello che si è imparato 10 anni prima, perché si può arrivare a un livello altissimo di conoscenza semplicemente studiando quello che si trova su internet (libri, manuali, articoli su blog a caso, etc...) e sperimentando quello che si è imparato, perché è un settore pieno di autodidatti e dilettanti allo sbaraglio al punto che nemmeno le aziende sanno cosa vogliono e che competenze ci vogliono per realizzare quella cosa e non sanno distinguere un prodotto finito fatto bene da uno tenuto insieme con lo sputo che crollerà dopo 10 minuti, e perché dal punto di vista legale una laurea in questo settore è inutile (il progetto di un ponte dev'essere approvato e firmato da un ingegnere civile regolarmente iscritto all'ordine, il progetto di un sistema informatico che magari tratta dati sensibili o numeri di carte di credito può essere fatto dal primo mazzacane con la licenza media che passa per strada e non esiste nemmeno un ordine degli informatici...).
Un bene? Un male? Similitudini e differenze col settore chimico? Giudicate voi...

E prima di avere i 2 anni di esperienza? I neolaureati sono tutti uguali, non conta nulla dove hanno studiato, cos'hanno studiato, che media avevano, stage, tirocini, progetti personali di vario genere. L'offerta è talmente alta che le aziende "migliori" possono permettersi di selezionare i "migliori" in base a un unico parametro: il voto di laurea, perché quello sicuramente vuol dire che hanno imparato benissimo la materia in questione e non che hanno imparato a ripetere al professore quello che vuole sentirsi dire con l'unico fine di passare l'esame, nooooOOOOoooo...  no no
Se non altro anche la domanda è molto alta, quindi tutti bene o male trovano lavoro...

Per la ricerca? Non ne ho idea, nel settore informatico si fa solo nelle università e talvolta qualche briciola nelle multinazionali veramente mastodontiche. In compenso posso dirti che quasi tutti i professori che ho avuto si sono laureati nella medesima università dove insegnano: perché è in posizioni elevate in molte classifiche sulle più disparate metriche, perché ha la nomea di essere una delle migliori in base alle più disparate metriche, o perché è un sistema chiuso e stagnante dove, più che le competenze, conta di più essere amici di qualcuno potente per far saltare fuori e accaparrarsi posti da ricercatore (precario) o professore?


Beh, è l'ultima laurea acquisita in ordine cronologico, puoi presentarti come "Laureato in X presso l'università Y", se anche per assurda ipotesi avessi fatto la triennale in scienza delle merendine nell'università più scadente dell'universo non conta più nulla di fronte all'azienda perché hai un'altra laurea. Come probabilmente non conta praticamente nulla dove hai fatto le superiori una volta che hai una laurea.


Quella è sempre una possibilità.
Nelle aziende, oltre ai "2 anni di esperienza" e al voto di laurea, c'è un'altra cosa che viene sempre valutata molto positivamente indipendentemente dal settore: la conoscenza di una lingua straniera, a un livello superiore a quello scolastico, cosa che acquisisci solo andando a vivere da qualche altra parte nel mondo (per studio, per lavoro, perché ti va, è indifferente) per un certo periodo. Questo perché il contesto di oggi è altamente globalizzato e interconnesso e... andiamo, non prendiamoci in giro: perché le aziende sono bramose di delocalizzare la produzione dove il lavoro costa meno, ma serve qualcuno che vada a sovrintendere e sorvegliare, qualcuno che abbia la propensione a farsi catapultare in capo al mondo troncando ogni rapporto con la madrepatria, qualcuno che conosca bene una lingua utile a qualcosa là dove stanno portando le fabbriche: se fai la magistrale all'estero è già un buon indicatore che potresti essere la persona giusta per questo compito.
In realtà forse da qualche anno questo non è nemmeno più così vero, ora quasi tutte le aziende che volevano sloggare e ridurre la qualità dei prodotti al minimo utilizzando manodopera non qualificata sfruttata in maniera schiavile in modo da incrementare i profitti e ingrassare il CDA sono ormai sloggiate, e sul territorio nazionale è rimasto solo il dipartimento vendite: ma la conoscenza di una lingua straniera è comunque molto richiesta, perché ti assumono e ti mandano a fare il rappresentante, il venditore (ambulante), il commesso viaggiatore in qualche altro Paese europeo. 5 anni di duro studio per fare un lavoro dove basta la terza media e un po' di parlantina per vendere bene...

Grazie mille kokosekko! *clap clap*
Cercavo una risposta del genere,elaborata e discorsiva.
Adesso aspettiamo se risponde qualche chimico un po' più anziano, per eventuali analogie e differenza nel settore chimico, soprattutto riguardante il mondo del lavoro come hai fatto tu. E magari se pure ci consiglia qualche università particolarmente indicata per chimica :-D
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