Una storica pila
Volevo fare un piccolo quiz dedicato ai più giovani, ma non mi è possibile.
Basterebbe cercare su Google il termine "pila" e verrebbe subito proposta una immagine di questo storico generatore, banalizzando così una risposta troppo facile.
Pertanto metto solo la foto fatta dal vivo ad un esemplare assai vissuto ma egualmente sopravvissuto al tempo ed ancora sulla breccia del mercato.


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(2012-05-12, 20:33)al-ham-bic Ha scritto: Volevo fare un piccolo quiz dedicato ai più giovani, ma non mi è possibile.
Basterebbe cercare su Google il termine "pila" e verrebbe subito proposta una immagine di questo storico generatore, banalizzando così una risposta troppo facile.
Pertanto metto solo la foto fatta dal vivo ad un esemplare assai vissuto ma egualmente sopravvissuto al tempo ed ancora sulla breccia del mercato.

C'è una targhetta o altra documentazione che ci dica che tipo di pila è?

saluti
Mario

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Si in effetti è abbastanza facile da trovare, questi tipo di pila, meno di un minuto se si sa come cercare, la cosa davvero carine è che è stata modernizzata ed è ancora sul mercato, anzi è un'ottima fonte di una materia prima abbastanza introvabile ;-)
“Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di
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Eleanor Roosevelt
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Trovata anche io, ma solo so Google! Mi chiedo dove abbia trovato Al questo bel pezzo di storia.. forse in qualche mercatino o in qualche buio scantinato :-)

Pila Poggendorff - Grenet

http://museo.liceofoscarini.it/virtuale/...renet.html
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XMario: non ho visto la targhetta (mi sono soffermato solo un attimo per fare la foto) ma questa pila è talmente inconfondibile che i dubbi non possono esistere.

Rusty ha dato la risposta corretta e GabriChan l'ha intuita anche senza esprimerla.
Ho fotografato anche questa a Marzaglia (per la precisione ne ho viste addirittura DUE! O_O ) assieme ad una Leclanchè coetanea di analoghe dimensioni.

Ora i più giovani possono magari mettere le semireazioni elettrochimiche su cui si basa questa pila e la relativa f.e.m.
Il quiz continua...
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G.le al-ham-bic,
credo proprio che di dubbi ve ne siano eccome.
Tanto per incominciare non si tratta della pila di Poggendorff - Grenet come qualcuno ha ipotizzato.
Infatti questa ha tre terminali (quello centrale era il negativo e i due laterali fungevano da positivo) mentre dalla foto che allega se ne vedono solo due. Per giunta non vi è traccia dell'asta verticale in ottone che nella pila originale permetteva di estrarre dall'elettrolita la lamina di zinco amalgamato interrompendo così l'erogazione della corrente e sopratutto evitando la corrosione dell'elettrodo.
Ne deduco quindi che o si tratta di una pila costruita in economia (ad imitazione dell'originale) risparmiando così un elettrodo di carbone di storta oppure, più probabilmente, di un differente tipo di pila, ipotesi questa avvalorata dalla colorazione giallastra del contenuto, ben diverso da quella arancione della pila originale (se nuova) oppure verdastra se esaurita.


saluti
Mario

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Eh no, Mario quella E' una Grenet, anche se alquanto vissuta e con una insignificante variante.

- I due elettrodi di carbone sono collegati in parallelo AL DI SOTTO del tappo e in corrispondenza di solo quello di sinistra sporge il serrafilo.
- L'asticella del polo negativo che doveva sporgere dal foro del serrafilo centrale non si vede semplicemente perchè... mancante! (come pure mancava la rispettiva lamina di zinco tra i due carboni).
- La colorazione giallastra si spiega benissimo con le condizioni di conservazione dell'oggetto, magari dimenticato (sporco!) per un secolo in chissà quale cantina o fondo di laboratorio.

Il secondo esemplare che ho visto (e fotografato) era in migliori condizioni e con i tre classici serrafili, ma ho pubblicato questa perchè era da sola in bella vista per quel facile quiz che mi riproponevo.
Spero di essere stato esauriente.
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[-] I seguenti utenti ringraziano al-ham-bic per questo post:
Max Fritz
Grazie per le spiegazioni, al-ham-bic.
Da come ho capito si tratta allora di una pila mutilata e senza più elettrolita.
Peccato!

saluti
Mario

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