carta salata (processo fotografico)
Come da titolo vorrei fare qualche prova di questo processo. Qualcuno di voi ha già sperimentato?

AgNO3, mi sembrava che tu hai fatto delle prove...
Suggerimenti? Ricette? Risultati?
Alternative al tiosolfato di sodio? non mi ricordo se ce l'ho a casa... (edit: ce l'ho... grazie dmz!)

E' necessario stendere una gelatina, come si vede in qualche video che ho trovato sul web, oppure è sufficiente mettere la carta in ammollo?

Se riesco a ottenere dei risultati soddisfacenti poi vi pubblico una bella procedura nella sezione Fotografia (visto che questa manca!)
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Buon pomeriggio,
la prima cosa da fare è procedere al collaggio della carta.
Ovviamente si dovrebbe partire da carta a base di fibre di cellulosa.
In commercio vi sono molte carte per disegno adatte così come ci sono quelle già collate. L'argomento è vasto e richiederebbe molte pagine per una spiegazione superficiale.
Con il termine collaggio si indica il procedimento mediante il quale, alla carta di pura cellulosa, si aggiunge un prodotto avente la proprietà di ricoprire le fibre e riempire gli interstizi. Il risultato è quello di una carta che assorbe con difficoltà i liquidi e gli inchiostri e nel nostro caso il materiale fotosensibile.
A suo tempo avevo usato della carta da filtro a filtrazione lentissima.
Il collaggio si effettua generalmente con gelatina o amido. Per la sua facile reperibilità l'amido è da preferirsi. Allora usavo quello che la mamma impiegava per inamidare i polsini e il colletto delle camicie. Non so se ora qualche casalinga lo utilizzi ancora, si potrebbe tentare di reperirlo in qualche stireria cinese, oppure provare con l'amido di mais.

Ricetta per il collaggio:
in un pentolino di inox o vetro pyrex si versano circa 200 g di acqua demineralizzata e si porta ad ebollizione.
A parte di prepara, in un bicchiere di vetro, una pappetta con 80 g di acqua demi e 5 grammi di amido, poi la si versa nell'acqua bollente sopra citata. Si fa bollire per 3 minuti agitando con un cucchiaio di inox.
Si lascia raffreddare un poco (la soluzione deve essere ancora ben calda altrimenti l'amido si separa) poi versare la soluzione in una teglia di pyrex e subito dopo immergere i fogli di carta per almeno un minuto, muovendoli e capovolgendoli con l'aiuto di un paio di pinze per sviluppo fotografico.
Appendere la carta ad asciugare come si fa per il bucato. La soluzione di amido può essere conservata in frigorifero. Una volta asciugata, stendere un secondo strato di amido su una faccia del foglio usando però un pennello. Si impiegherà la soluzione conservata in precedenza in frigo (ovviamente andrà di nuovo riscaldata).
Questo per la preparazione tradizionale. Ho sentito gente che usava per la collatura dell'amido spray in bombolette. Varrebbe la pena di provare ma non garantisco per i risultati.

Arrivati a questo punto è probabile che la(e) donna(e) di casa vi abbia già guardato con sospetto e, nel caso si tratti della moglie, si sia raggiunta la fase di acceso diverbio. Inutile che le raccontiate la storia della carta salata e degli alogenuri d'argento, per lei sono parole in bocca ad un idiota. A loro interessa la sorte dei pentolini, bicchieri e posate varie e forse, ancora di più, il fastidio delle gocce d'acqua in giro per casa. Preparatevi a fronteggiare i loro acidi commenti :corrosivo: e gli altrettanto irritanti :irritante: atteggiamenti. La frase tipo è "vedi di pulire tutto che li dentro ci mangiamo" e poi "tanto è sempre la sottoscritta che sgobba".

Questa è la fase più critica da fronteggiare.

Per la fase successiva scriverò dopo cena.

saluti
Mario
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La donna in questione è mia madre, e l'ho già fronteggiata più volte. Sono disposto a correre il rischio per il bene della scienza!
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(2012-05-29, 18:43)arkypita Ha scritto: La donna in questione è mia madre, e l'ho già fronteggiata più volte. Sono disposto a correre il rischio per il bene della scienza!

Bene, dopo aver ben illustrato i rischi che si corrono, passiamo alla salatura della carta.
Questa può essere fatta a pennello o per immersione. Entrambe le tecniche hanno pregi e difetti.
Si prepara una soluzione in acqua demi sciogliendo 6 g di sodio citrato e 6 g di ammonio cloruro in 250 g di acqua calda. Questa soluzione è poi spennellata sulla carta distesa su una tavoletta di legno e fissata con puntine da disegno ai lati. E' meglio dare 2-3 mani di soluzione. Lasciare asciugare tra una mano e l'altra. Alcuni preferiscono fare tutto in una volta sola, cioè collatura e salatura. In questo caso i 2 sali vanno aggiunti assieme all'amido, dopo di che si procede come già indicato per immersione.
Abbiamo ottenuto la carta salata. Adesso si procede alla sensibilizzazione.
Questa operazione va fatta in uno stanzino illuminato solamente da una fioca luce al W. Si usa un pennello dedicato solo per tale operazione. La soluzione da spennellare è composta da 4 g di nitrato d'argento sciolti in 30 g di acqua. Occorre fare delle prove, generalmente due mani sono sufficienti. Lasciare asciugare al buio. Una volta ben secca si conserva per circa una settimana. Io la conservavo tra due fogli di carta da filtro asciutta impregnati in precedenza con una soluzione di carbonato sodico al 10%. L'importante è conservarla in luogo secco.
Così preparata è pronta per la stampa a contatto.
Naturalmente si possono fare delle elaborazioni sperimentali. Per esempio si può lavare la carta sensibilizzata per alcuni minuti in acqua demi in modo da eliminare l'eccesso di argento nitrato. La carta così lavata è più stabile ma risulta meno sensibile (evidentemente un eccesso di Ag+ agisce da sensibilizzante). Un tempo, prima di esporla per la stampa, la si sensibilizzava ponendola per una decina di minuti in una scatola chiusa contenente alcuni grammi di NH4OH al 25%.

Dimenticavo, le macchie del nitrato di Ag sono in agguato. Se malauguratamente dovessero finire sulla canottiera è certa un'esplosiva :esplosivo: reazione verbale, la cui eco durerà per molti anni a venire.

saluti
Mario
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Dott.MorenoZolghetti, Rusty, arkypita
ti ringrazio moltissimo!
ho appena terminato la fase 1 con una decina di fogli, domani preparerò un po' di nitrato d'argento e via a sensibilizzare fogli!

ti terrò aggiornato sui risultati.

nel frattempo ho già rischiato le ire della donna di casa lasciando abbandonato per qualche istante il pentolino con acqua e amido che bollendo ha trabordato, con conseguente allagamento di pappetta melmosa al sapore di amido salato, bleah!
col nitrato sarò ovviamente piu cauto, mi preoccupa più più la sua causticità di quella della donna di casa.
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per ora i risultati ci sono, ma sono scadenti: le immagini si vedono ma sono troppo chiare e poco contrastate, nonostante lunghe esposizioni
le stampe sono uscite violacee, piuttosto che nero-grigie

Ho dovuto usare NaCl al posto della coppia sodio citrato e ammonio cloruro.

Nell'illustrazione del procedimento che hai fatto (grazie!) non parli di lavaggio e fissaggio finali. So che vanno fatti con Tiosolfato di sodio o ammoniaca.
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Il colore violaceo è normale,anch'io ho ottenuto immagini del genere,che tendono più al rosso bruno,mai al nero.
La definizione delle immagini non è mai particolarmente buona come può essere invece in dagherrotipi,stampe al collodio (ambrotipi e ferrotipi) o calotipi (di questa serie,forse,i meno definiti).
Il contrasto dipende dal tempo di esposizione,a parer mio ci vorrebbero minimo 3 o 4,contando che poi buona parte dell'argento viene portato via dal fissaggio.
Il fissaggio lo puoi fare con soluzioni di Na2SO3,o Na2S2O5 o Na2S2O3,alcune fonti riportano una concentrazione del 12% m/v,ma a parer mio è decisamente troppo concentrata.
Per quanto riguarda la stampa a carta salata,vorrei dire che la metodica standard vuole,come reattivi AgNO3(che non è così terribile da maneggiare) e NaCl per sensibilizzazione e solfiti per il fissaggio,che poi sarebbe l'approccio più semplice che la fotografia amatoriale riserva ad un neofita.
Il fissaggio con ammoniaca credo funzioni bene,finché si fa uso di AgCl,anche se non mi è mai capitato di trovarla in alcuna procedura...
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(2012-05-31, 15:48)arkypita Ha scritto: per ora i risultati ci sono, ma sono scadenti: le immagini si vedono ma sono troppo chiare e poco contrastate, nonostante lunghe esposizioni
le stampe sono uscite violacee, piuttosto che nero-grigie

Ho dovuto usare NaCl al posto della coppia sodio citrato e ammonio cloruro.

Nell'illustrazione del procedimento che hai fatto (grazie!) non parli di lavaggio e fissaggio finali. So che vanno fatti con Tiosolfato di sodio o ammoniaca.

L'uso del cloruro di sodio potrebbe essere uno dei motivi del suo parziale insuccesso. Si procuri il cloruro di ammonio e segua fedelmente la metodica. Dopo tutto non si tratta di un prodotto costoso o di difficile reperibilità.
Il contrasto dell'immagine dipende dalla luce usata per impressionare la carta salata e anche dal tempo di esposizione.
Il cloruro di argento è sensibile alla luce ultravioletta con un massimo intorno ai 350-400 nm. Man mano che ci spostiamo a lunghezze d'onda superiori la sensibilità cala drasticamente e già a 450 nm la sua risposta è assai ridotta. Una cosa che può fare e procurarsi una lampada a luce nera (reperibile a costo contenuto presso i negozi di elettronica o su ebay) e usarla come fonte di radiazione UV. Rispetto alla luce solare diretta si ha il vantaggio di una incomparabile riproducibilità e la possibilità di usarla in ogni momento. Per quanto riguarda il tempo di esposizione dovrà fare prove sperimentali. Certo che se lei avesse una scala dei grigi trasparente come riferimento risparmierebbe parecchio tempo.
Parliamo ora del lavaggio e fissaggio.
Il lavaggio si fa per immersione in bacinella con acqua corrente. Lo scopo è quello di eliminare i sali di argento solubili tipo AgNO3 non reagito. Non bisogna esagerare con il lavaggio altrimenti l'immagine si indebolisce.
Il fissaggio, che serve ad eliminare l'AgCl rimasto, si fa con una soluzione acquosa al 10% di sodio tiosolfato. Il tempo di azione è intorno ai 10 minuti con frequente circolazione del liquido. Molti preferiscono il fissaggio acido perché si conserva più a lungo e da immagini migliori. Per averlo basta aggiungere il 5% di sodio bisolfito (NaHSO3). Esistono innumerevoli altre formulazioni e varianti, ho dato solo un esempio che serva da starter per ulteriori sperimentazioni. Infine lavare la carta in acqua corrente per circa un'ora. Se la carta era di ottima fattura non dovrebbe rovinarsi.
Nota: un tempo la carta salata era, dopo l'esposizione e il primo lavaggio, virata all'oro. Questo permetteva di avere grande stabilità nel tempo e una gamma cromatica molto più estesa e gradevole. Ma questa è un'altra storia.

saluti
Mario
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No, non ci siamo... se mi dai del lei mi potrei offendere! :-)
Ho una lampadina così detta "nera" ma mi sembra che il sole dia risultati migliori, per lo meno più rapidi. Proverò e riproverò finché non avrò risultati soddisfacenti.

Ps. una scala dei grigi ce l'ho. E' quella che uso in camera oscura!
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Oggi mi son fatto coraggio ed ho deciso di caricare la mia prima foto artigianale ottenuta il giorno 1/9/2011 utilizzando il metodo della carta salata.
L'immagine dovrebbe rappresentare la vista che ho dalla finestra di camera mia,la foto è stata "scattata" nel primo pomeriggio,in una giornata con molto sole ed ha richiesto 2 ore di esposizione.
Certo,il risultato ottenuto lascia abbastanza a desiderare,ma non è certo molto peggio di quello che ottenne 186 anni prima il francese Nicephore Niepce dal balcone di casa sua,con la sua immagine al bitume di Giudea.
Ecco quail mio piccolo traguardo,confrontato alla vista reale ed all'immagine capovolta in negativo che teoricamente avrei dovuto ottenere

[Immagine: 23joeuq.jpg]

Ecco qua invece l'immagine leggermente modificata,alterando la luminosità e i contrasti e capovolgendola orizzontalmente,confrontata alla visione reale in bianco e nero:

[Immagine: 6saybn.jpg]

Consiglio di osservare il tutto con una certa distanza dallo schermo del monitor,in quanto la mia immagine risulta essere per natura abbastanza sfocata...
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ale93, Max Fritz




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